A pagina 24, lettera a), il comma 29 della “legge sulle norme in materia di intercettazioni telefoniche”riguarda i blog e i siti informatici diffusi per via telematica.
Vi si legge che “le dichiarazioni di rettifica e le smentite alle notizie date, devono essere pubblicate entro 48 ore dalla richiesta da parte di chiunque si senta leso dalle stesse.” Ciò, indipendentemente dalla veridicità delle notizie ritenute offensive.
La Cina è vicina; Iran e Corea del Nord pure.
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Addio patatine sublimi
E carciofi fritti, e pollo in scottiglia, e tagliatelle col ragù, e funghetti sott’olio, e mantovana coi pinoli, addio per sempre. Anche se fratel Dominique ci ha tenuto a rimarcare che è un arrivederci, e l’ha fatto proprio sui gradini della chiesa, mentre eravamo lì ad attendere l’autrice di tanto bendiddio, a cui va aggiunta una minestra di piselli secchi che mi ha preparato qualche volta, quando già aveva dismesso i panni dell’ostessa, anzi della moglie di Buonanotte (cioè Oreno), di cui era vedova da qualche anno.
Poi mentre scendevo la strada dal paese verso il cimitero, in questa giornata di sole caldissimo, priva di promesse autunnali, mi è venuto incontro il ricordo della marcetta cantata dai miei figli bambini – “an-diamo-dao-reno-afa-re-il-pieno-andia-mo-da-ore-no-afar-il-pieno …” –, ogni volta che – in salvo per un week end a Sant’Angelo in Colle – si portava qualche amico a stralunarsi con un pranzetto della Giacoma
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Il Lavoro di Bramante
Negli anni ho visti tanti vecchi vendemmiare. Si avvantaggiano su quelli più giovani per via dell’esperienza, dell’occhio allenato, delle mani sapienti – come quelle di Bramante, che me le mostra lamentandosi per “qualche doloretto” –. Si avvantaggiano in forza della conoscenza, qualcosa che per ora viene ignorato, e per la forza d’animo che di questi tempi è un bene indispensabile.
Non è proprio da tutti essere come il Ciolfi Luciano: avere una figlia (che a tre anni guarda pensosa i filari della vigna) averci intorno una famiglia e usufruire di un asset aziendale unico, un nonno del 1915 (3 maggio, per la precisione) in carne e ossa. Un nonno che fa parte a pieno titolo della squadra di vendemmiatori (tutti di Montalcino e tutti in regola con l’INPS!), che sembra avere le cesoie incorporate, che non si fa sfuggire un acino sbagliato (e zacc lo fa fuori) prima di lasciar cadere il frutto nel canestro. Buon Brunello, Bramante









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Mi ritorna in mente
Guardo questa foto, scattata giovedì, durante il lavoro delle ragazze di Fonterenza e mi torna alla memoria il commento di Piero Talenti, quando gli ho detto che stavo acquistando un pezzo di terra che pensavo di dare in dono ai miei figli per il loro compleanno. Gli occhi chiari gli si schiarivano ulteriormente, mentre parlava con un accenno di sorriso – “… con un pezzo di terra non manca mai da mangiare” –. Erano gli anni novanta e il suo commento, mi toccava in modo particolare, perché mi regalava una sorta di considerazione da parte di uno degli uomini di campagna che più ho stimato, schiudendo la porta di un mondo sconosciuto a una di città abituata a frequentare i potenti di un altro contesto, ben lontano da quello rurale di Piero; la sua frase, allora, poteva anche evocare qualcosa di remoto, come un film di Bertolucci o una novella siciliana.
Il commento di Piero oggi mi ritorna in mente, e con esso l’idea stessa della terra, di cui lentamente impariamo l’unicità. È l’unica cosa che non ‘cresce’, che non si può fabbricare, che non aumenta di quantità, che non si può cercare in un altro negozio, che non si può delocalizzare, che non si può imitare, che non si può falsificare, che non va in default.
Ieri sposi, a Firenze
Tutto perfetto, a cominciare dalla giornata: ventilata, col sole che disegnava nitide le pietre di Palazzo Vecchio, in piazza della Signoria. Signore eleganti, signori commossi; la sala rossa dei matrimoni ispira un sentimento quasi religioso, conferendo al matrimonio civile una sacralità inattesa. Si sposano presto, gli amici, perché c’è uno stand by pazzesco di giapponesi che vengono a sposarsi a Firenze (che è, indubbiamente, chic) e l’ora, arrivando dalla campagna, richiede un caffè che risarcirà le emozioni e la levataccia. Da Rivoire il caffè è perfetto e il cameriere spiritoso e gentile. Ci tornerò, per ricordare gli amici e il giorno bello. Ci torno, ma non in taxi









. Quello che mi riporta indietro, all’auto lasciata al limite della città, guida lemme dietro a un ciclista, parlando al cellulare e quando smette, alza il volume dell’autoradio per sentirsi meglio. L’abbassa quando deve dirmi “diciassette euro e dieci”.
La Libertà non è star sopra un albero
Mi è venuto in mente il signor G stamattina mentre camminavo tra vigne vendemmiate e no. E su quest’ultime i grappoli piuttosto radi si dondolavano sospinti da una tramontanella (che sarebbe perfetta se le settimane precedenti fossero state meno calde).
Mi è tornato in mente il signor G, ascoltando la rassegna stampa alla radio, con la notizia – di cui non si capisce ancora bene la portata – del comma che parla dei blog, nella legge sulle intercettazioni che ha iniziato il suo iter parlamentare.
Mi è venuto in mente anche il Barone Rampante (forse Gaber a quel libro si era ispirato, scrivendo la sua canzone?). Pronti per salire sugli alberi, blogger italiani? Censura come in Cina? Davvero riusciranno a imbavagliare la rete? Farebbe comodo: ci sono circostanze in cui tocchi con mano che il dissenso dà fastidio. Il dissenso disturba, perché incide sul fatturato a breve termine. Anche per questo il nostro futuro ha le gambe corte
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Indovina chi premio io
Nella gamma di accadimenti, pensieri, riflessioni e sorprese, entra a buon titolo un premio, tra le cose che accadono in questi luoghi. Riportando un premio dovrei annotare che ci ritroviamo tra la campagna e la provincia, tra il senso della ruralità e il business, con uno sguardo appena appena alla politica e con (finalmente!) un po’ di mondanità.
Il Premio “Casato Prime Donne”, lo conosco da quando è nato – in tempi meno tribolati, con un mondo allora teso a ‘crescere’, magari in modo ‘sostenibile’ , perché così era politicamente più conveniente –. Per me era un ideale proseguimento del premio “Barbi Colombini”, ideato e lanciato (se non erro negli anni ottanta) da Francesca Colombini, una con l’occhio lungo e il passo saldo. Così l’ho vissuto in questi anni, e non ci sarebbe stato niente di male (anzi!), tuttavia mi era sempre un po’ sembrato un ‘succedaneo’ più che un vero proseguimento del precedente premio, forse perché vi intravedevo troppo ‘vulimmusebene’, rivolto a una comunità di cui mi sembrava urgente, invece, spalancare le orecchie alle nuove canzoni del mondo.
Invece sono rimasta sorpresa dall’evoluzione positiva di questo premio che ha trovato – già nella fase ‘ufficiale’, al teatro degli Astrusi – in chiave meno forzata e più vivace, con le sue brave note kitsch (come tutti i premi), ma anche con aspetti divertenti e simpatici. Con la ‘gaffe’ del giornalista olandese (premiato)
che borbotta cose incongrue sul Brunello di Montalcino, ma con la premiata super – la signora Fendi – che ci fa intravedere un’Italia che produce intelligenza, bon ton e solidarietà (e dio solo sa quanto ci servirebbero esempi di questa classe!). Bella la festa a Trequanda, col clima giusto e gli dei benevoli.
Sarei dunque pronta per il ‘lecchino d’oro’ di Prima? Be’ no, una critica precisa ce l’avrei: quando ci si chiama “premio Casato Prime Donne”, perché restare nel ‘recinto’ donnesco, per poi lasciar entrare un uomo come il giornalista di cui sopra? E ancora: che siano Prime Donne quelle che premiano (tra l’altro con una giuria di prim’ordine) benissimo; ma forse i premiati non potrebbero essere di entrambi i generi?
Così, anche per questa volta, niente ‘lecchino d’oro’!
Che cosa pensa la Montagna
Le cose non sono sempre come appaiono, le montagne nemmeno. L’Amiata è costituita da una massa di trachite che contiene un immenso lago. Sull’Amiata c’era Padre Balducci. L’Amiata è una montagna ricoperta da faggete. Sull’Amiata si scia. L’Amiata è ricca di piante officinali. Sull’Amiata ci sono le miniere. Le castagne dell’Amiata venivano essicate nei ‘metati’ (che sono costruzioni tradizionali). Sull’Amiata ci sono i tibetani. L’Amiata è un crocevia spirituale. Sull’Amiata c’è una comunità ebraica. L’Amiata è un antico vulcano. Sull’Amiata si fa ricerca spirituale. Sull’Amiata salgono documenti e pratiche, poi tornano giù. L’Amiata è ricca di sentieri. Sull’Amiata crescono le ciliegi

e. L’Amiata mi sembra un po’ pensierosa.
Dieta Mediterranea
Sant’Angelo in Colle, 23 novembre 2011, 9:30 am. Un dio benevolo ha inventato la toscanità, ne ha fatto un mosaico e ha sistemato le tessere più succulente tra Montalcino e la terra maremmana. Gianfranco ha apparecchiato, poi Pino l’elettricista, Mario il ciclista, Jolie la californiana, Ferruccio Ricci, le gemelle di Fonterenza e Marcello di Collemattoni







(il Brunello è proprio il suo) si sono seduti.
Quando serve un Rompighiaccio
Come si fa a cambiare il mondo? Bella domanda, con una risposta banalissima: facendo circolare le idee. Sì, lo so che non basta, eppoi quando si ha fretta, l’idea di far circolare … le idee può sembrare inadeguata. Succede perché viviamo in un paese che rincorre le emergenze; le ricette per raggiungere un obiettivo vengono tirate fuori solo all’ultimo minuto, quando l’obiettivo da raggiungere è diventato emergenza.
Ma l’esperienza insegna che, mentre con un occhio controlliamo che l’emergenza venga santificata, con la mente (e, quando si tratta di campagna, di vino et similia, anche col cuore) dobbiamo applicarci al futuro, che è sempre dietro l’angolo e di cui conosciamo già le richieste.
Insomma con un occhio qui e uno oltre, dobbiamo procedere; è quella che si chiama ‘navigazione a vista’, un passo dietro l’altro, per fronteggiare il momento, ma con un occhio avanti, per scongiurare flessioni, cadute, peggioramenti.
Ma, riprendendo al volo l’incipit di questo post, vorrei soffermarmi sull’importanza che le idee circolino, vengano scambiate e discusse; non solo perché questo è il contrario dell’omertà – concetto odioso, che prevede che ci si uniformi supinamente o quasi all’uso imposto da alcuni – ma perché le idee nutrono l’opinione pubblica e la mettono in movimento, la distolgono dalla pigrizia con cui ci si appoggia al muro (di gomma) delle consuetudini.
Mi pare di avere scritto – tempo fa – qualcosa sui pensieri che in campagna sono (o diventano) irregolari. Una volta lo si diceva di uno un po’ ai margini dei comportamenti attesi (dagli altri); ora, un po’ di pensiero fuori dagli schemi non può che fare bene.
Sono stata sottoposta, più volte, a seminari sul ‘pensiero laterale’; nei decenni, si sono avvicendati i diversi ‘guru’, i temi sono cambiati e le modalità di approccio si sono evolute. Ma una regola di fondo è rimasta viva ed è l’abitudine al continuo scambio di idee, senza porre confini al proprio pensiero. Così si cambia il mondo.