Indovina chi premio io

Nella gamma di accadimenti, pensieri, riflessioni e sorprese, entra a buon titolo un premio, tra le cose che accadono in questi luoghi. Riportando un premio dovrei annotare che ci ritroviamo tra la campagna e la provincia, tra il senso della ruralità e il business, con uno sguardo appena appena alla politica e con (finalmente!) un po’ di mondanità.
Il Premio “Casato Prime Donne”, lo conosco da quando è nato – in tempi meno tribolati, con un mondo allora teso a ‘crescere’, magari in modo ‘sostenibile’ , perché così era politicamente più conveniente –. Per me era un ideale proseguimento del premio “Barbi Colombini”, ideato e lanciato (se non erro negli anni ottanta) da Francesca Colombini, una con l’occhio lungo e il passo saldo. Così l’ho vissuto in questi anni, e non ci sarebbe stato niente di male (anzi!), tuttavia mi era sempre un po’ sembrato un ‘succedaneo’ più che un vero proseguimento del precedente premio, forse perché vi intravedevo troppo ‘vulimmusebene’, rivolto a una comunità di cui mi sembrava urgente, invece, spalancare le orecchie alle nuove canzoni del mondo.
Invece sono rimasta sorpresa dall’evoluzione positiva di questo premio che ha trovato – già nella fase ‘ufficiale’, al teatro degli Astrusi – in chiave meno forzata e più vivace, con le sue brave note kitsch (come tutti i premi), ma anche con aspetti divertenti e simpatici. Con la ‘gaffe’ del giornalista olandese (premiato) che borbotta cose incongrue sul Brunello di Montalcino, ma con la premiata super – la signora Fendi – che ci fa intravedere un’Italia che produce intelligenza, bon ton e solidarietà (e dio solo sa quanto ci servirebbero esempi di questa classe!). Bella la festa a Trequanda, col clima giusto e gli dei benevoli.
Sarei dunque pronta per il ‘lecchino d’oro’ di Prima? Be’ no, una critica precisa ce l’avrei: quando ci si chiama “premio Casato Prime Donne”, perché restare nel ‘recinto’ donnesco, per poi lasciar entrare un uomo come il giornalista di cui sopra? E ancora: che siano Prime Donne quelle che premiano (tra l’altro con una giuria di prim’ordine) benissimo; ma forse i premiati non potrebbero essere di entrambi i generi?
Così, anche per questa volta, niente ‘lecchino d’oro’!

14 pensieri su “Indovina chi premio io

  1. Leggo su wikipedia che il belga è un chimico, docente universitario in pensione. Oltre a scuotere beute ha scritto in un giornaletto locale mai sentito, ha pubblicato un libro sulla birra e un’altro di ricette (mai tradotti) e ha condotto per dieci anni una rubrica di cucina in tv. Poco davvero. Mah, chissà mai perché Rivella l’avrà scelto? Non ha la mano granché felice nelle scelte ultimamente, mi pare.

    • ozioso Cinelli Colombini (Stefano): non si permetta di mettere in discussione le scelte del conducator del Consorzio!
      Se il cavalier Rivella ed il Consorzio hanno scelto il grande “esperto” belga avranno avuto le loro buone ragioni, no?

      • Secondo me, ammesso che il presidente volesse qualcuno incline al ‘buonismo’ nei confronti di Brunello meticci o similia, avrebbe potuto scegliere in un ventaglio di gente altrettanto ‘buona’ e benevola, ma con un passo più dignitoso.
        In una serata in cui l’eleganza dominava a buon titolo (Fendi insegna) lui con quella faccia un po’ così e quella parlata verbosa, ha fatto la figura del comico (d’avanspettacolo).

  2. …sarò controccorrente cara Silvana e rompiballe come mi compete: in Italia ci son troppi premi, si parla molto -sempre fra gli stessi- e si fa poco in corsa contro il default. Mentre le sorelle Fendi sono troppo “ambasciatrici di pelliccia” per starmi simpatiche. Odio le pellicce e chi ancora le produce e se ne fa ambasciatrice col suo marchio. Amen.

    • Felicemente senza pelliccia, quella sera la sciura Fendi ha detto cose intelligenti, agli antipodi della Roma di questi giorni, anche se – è pur vero – nel suo atelier giravano troppi animalini morti. Amen.
      ps: mi ricordi l’incipit (si dice di un film?) di “Carnage”:

    • Che fai, Andrea Pagliantini, provochi?
      No che non se lo è mai dato il premio, tuttavia è stata premiata altrove, anche più volte, soprattutto per il vino, credo.

  3. Io fossi in lei se lo darei.
    Tanto per dirne una, se viene staccata una ciocca d’uva in tutta la Toscana parte di corsa Massimo Lucchesi dalla Rai di Firenze con i capelli pieni di lacca e con un operatore e non c’è verso alcuno che non caschi la ciocca (non di capelli ma d’uva) in un paniere che non sia della signora Cinelli Colombini che ha tutte donne fra di se, come se il sessismo fosse un titolo da commendatore e come se un bischero non sia un bischero a prescindere da M o F sulla carta di identità.
    Come fosse la vendemmia notturna dalla Rallo o i tortelini di Giovanni Rana o la bresaola di gnu della Valtellina o i bachi da seta cinesi coprono i colli blasonati brindano a prosecco.

    • Quello che tu tiri in ballo, caro Andrea, è proprio tutto il bagaglio folk che accompagna persino le meglio cose di Toscana. Un po’ come se ci fosse bisogno di reinventarla, per mostrarla al mondo.
      Alcuni lo chiamano il Disney pensiero, cioè un modo di togliere il fango dalle scarpe dei contadini (o degli operaiu agricoli) per riproporre delle scarpe stile “country”, che non sono nemmeno un’imitazione. Semplicemente ‘non sono’.
      Come la vendemmia, che non c’è bisogno di reinventarla, basta avere occhi per vedere…
      Ma proprio in questo senso mi sono permessa di esprimere un apprezzamento al premio soggetto del post; perché l’ho vissuto come un appuntamento che ha acquisito una sua maturità.
      E proprio in questa crescita, trovo che il discorso delle “donne” da premiare sia un po’ superato, come le donne del vino, che a momenti sono più degli uomini (forse bisognerebbe fondare un club: degli uomini del vino). Mentre la giuria di donne, secondo me, ha un suo senso.

  4. Le donne sono meglio degli uomini, ma se uno è stronzo/a non se ne deve fare una questione di sessismo si è stronzo/a a prescindere.
    Ieri una signora in Arabia Saudita è stata colpita da dieci bastonate per aver avuto l’ardire di guidare una macchina.
    Di questo passo, dove andremo a finire, presto vorranno anche il diritto di voto…. Contrada dell’Oca compresa.

Rispondi