Mi dia un Etto di Paesaggio

Sì, paesaggio ma non troppo. Un etto basta e avanza: è giusto quello ‘zic’ che serve a “fare business”, un’espressione che sto incominciando a detestare; non per moralismo nei confronti dei danée, degli affari, cioè del business di cui prima, ma perché in questa fase delicatissima, in cui chi pensa e legge e riflette dovrebbe aver capito che valorizzare non vuole dire tradurre in cartamoneta, ma significa proteggere, riguardare, rivedere i criteri di convenienza a lungo termine, senza – ovviamente – trascurare il lavoro e le sue remunerazioni. Invece il paese sembra abitato da pappagalli orecchianti, pronti a dire la parolina giusta, quando si pensa che sia quella che “fa fare business”. La parolina, ma nulla che vada oltre; e invece è vero che “basta la parola”, ma basta ad andare “là”! DSCN5991

Così, dopo il super qui e il super lì, dopo i lunghi anni di ginnastica sulla “qualità” e sull'”eccellenza”, la campagna nostrana scopre il paesaggio, cioè scopre sé stessa. Qualcosa che, nei secoli è stato nel cuore e nella mente di poeti e musicisti, alle spalle di madonne e altri santi, nell’idea di un mondo intelligente e colto (che non vuol dire libri letti, ma gente che pensa!), in cui l’agricoltura “produce” il paesaggio; e quanto più è bello il paesaggio prodotto, tanto più è buono ciò che l’agricoltore produce.

Diamo il benvenuto ai nuovi adepti del paesaggio, e speriamo che non lo pensino come nell’immagine qui sopra: qualcosa da citare, da da tenere in un recinto di comodo, affinché non rompa le scatole a chi “deve fare business”. Perché il paesaggio – ce lo ha spiegato uno dei massimi poeti viventi – è dentro di noi e produce, sì: produce pensiero e civiltà.

Il Messaggio dell’Architetto (di conoscenza e d’amore)

L’architetto è molto. E’ molto tante cose: molto alto, molto vecchio, molto elegante, molto creativo, molto avanti col pensiero, molto intelligente – di quell’intelligenza che avevo già incontrato in personalità speciali, come Bruno Munari, ad esempio, un modo di essere e di agire che si accompagna sempre all’ironia e alla semplicità.

E, l’architetto, ama, e muove il suo pensiero sul filo dell’amore, filo con cui cuce progetti, che traduce in opere che raccontano il suo sentimento per il luogo, con l’aiuto di una manualità sorprendente; quasi che oltre ad essere quel progettista visionario che è, fosse anche la reincarnazione di un homo faber, un artigiano sapiente.

L’architetto ama perché conosce (e ri-conosce perché ama), e questo dàDSCN6073i colori dell'architettolezione d'amore e conoscenza frutti particolari. Ecco allora che la conoscenza profonda di Sant’Angelo in Colle – dove regnò Re Liutprando e dove ora sta il trono di Re Brunello -ha prodotto un’operina straordinaria, che prossimamente sarà presentata ai cittadini, e fatta conoscere anche (soprattutto!) agli architetti a cui parlerà del senso dell’architettura in un paesaggio potente e delicato come questo.

Il Fico magico del Ricci

DSCN5684DSCN5913DSCN5916DSCN5129è maggio, evidentemente

A che serve la vigna? Potrebbe essere una domanda retorica, con risposta servita al ristorante, magari a lume di candela, con tanto di fritto misto di verdure e pollo e il bicchiere in cui traluce il buon vino, e gli amici e il tramonto e tutto il resto. Giusto. Ma a me la vigna – questa del Ricci – racconta una storia ben più ricca di un “semplice” bicchiere di vino. Io la vigna la colgo alle spalle dii mattina, indifferente al clima e alla stagione, quando si sveglia. E insieme a lei ecco i profumi e i piccoli abitatori dell’erba e del bosco adiacente. E’ un’imboscata amica. Colta così, camminandole accanto e dentro, come a un essere che è un tutt’uno: un organismo unico; migliaia di pampini e di foglie e di nascenti grappoli e di tronchi, che sospirano all’unisono, stiracchiandosi, grondando e luccicando, scaldandosi al sole, sventolandosi nella tramontanella; mi dicono, manifestano umori, raccontano piacevoli (o qualche volta, drammatiche) storie del tempo: quello che scende dal cielo e quello che trascorre, di stagione in stagione.

C’è l’erba, tutt’altro che prona, guizzante sotto i miei passi, gli insetti al lavoro come operai alla catena di montaggio, ci sono le siepi di more, fiorite e intrecciate alle rose selvatiche. Ogni passo un profumo diverso che si intensifica, con l’inoltrarsi nell’estate. C’è il grande fico, abitato dalle poiane, che agita piano le foglie che somigliano a stracci sventolanti a spartiti girati velocemente. Il fico mi guarda passare, mentre le due poiane che lo abitano si alzano in volo per posarsi un po’ più in là, si china un po’ e scuote la chioma; posso immaginare le sue storie, racconti di campagna, appuntamenti, lavoro, l’eco della strada al di là della vigna su cui torreggia, richiami, suoni, echi di voci. Di ritorno in paese, profumo di caffè e di qualche pentola messa presto sul fuoco.

maggio 2012non solo ma anche!DSCN5918

Ci avverte Soldera

Se siete abbastanza grandicelli vi ricorderete dello slogan (noi della pubblicità lo chiamiamo head line) “Chi Vespa mangia le Mele“, che festeggiava una bella campagna pubblicitaria della Vespa (Piaggio).
Invece Gianfranco Soldera – produttore di un sublime Brunello di Montalcino, già noto per la vocazione e la sensibilità ambientalista – ha alzato lo sguardo per puntarlo su una vespa che non ha niente a che vedere con il made in Italy, ma che è “made in China”. Una vespa giunta clandestinamente nel nostro paese, con (pare) una spedizione di bonsai cinesi. E se i clandestini sono una partita aperta, da noi in Italia, in questo caso si tratta di un clandestino che va respinto fermamente. Perché questa vespa (piuttosto grossotta) si nutre di api e potrebbe essere il colpo mortale a una specie – quella delle api – già in grosse difficoltà anche a causa dei pesticidi che ne fanno strage. Anzi, per respingerle queste vespe è già tardi, perché si stanno già diffondendo in tutta Italia….
Super opportuno perciò l’intervento dell’ottimo Soldera, che ha segnalato il pericolo sul Corriere della Sera, e che oltretutto si esprime da Montalcino, un sito giustamente rinomato per il Brunello, ma anche per il miele.

Grazie alla ricca e singolare gamma di fiori e piante che fanno parte del paesaggio, a Montalcino l’apicoltura è particolarmente avvantaggiata. Proprio qui, a Montalcino, ai primi di settembre, si svolge una fiera internazionale del miele, che richiama da tutto il mondo produttori e consumatori del prezioso dono che ci fanno le api.

Che fare? Ce lo dirà presto A S G A; l’associazione degli apicoltori. Ma intanto spargiamo la voce; le api che muoiono non ci possono lasciare indifferenti: il loro ruolo in agricoltura è fondamentale.
Perciò, occhio! Perché “chi vespa ammazza le api“.

Grandina la verità

Cala il sole dopo la grandineLa regola vorrebbe – se ho capito (tuttavia non imparato) bene la lezione – che si stesse zitti. Perché molti pensano che la gente (così genericamente indicata), col tempo, dimentichi.
Perciò se succede qualcosa di sgradevole – ad esempio una grandinata tosta – meglio stare zitti, stringersi nelle spalle, farsi avanti solo se l’eventuale prospettiva di indennizzi, contributi straordinari (di questi tempi?) diventa fondata.
Perciò il tempo è sempre “nella norma”, così pure le temperature medie stagionali (quest’anno sarà davvero dura sostenerlo), l’estate “perfetta”, le precipitazioni solo qualche volta “un po’ al di sopra (o al di sotto) della media”…e così via cantando e fischiettando.
La scarsa frequentazione della letteratura, dei grandi classici, ma anche delle letture d’evasione, toglie da sempre il senso dell’epica all’imprenditore agricolo(con poche eccezioni).
Naturalmente continuo ad esprimere un parere personale, ma lo faccio con profonda convinzione, maturata in anni passati a studiare il messaggio migliore – il più convincente, efficace ed economico – per vendere prodotti (i più disparati, ma con una netta prevalenza di beni e servizi legati a una matrice culturale). E perché me ne rammarico, qui, ora? Ma perché dopo anni di rincorsa al cosiddetto ‘valore aggiunto’ (di cui hanno cianciato plotoni di politici, di pseudo comunicatori, di pseudo giornalisti, di pseudo qualsiasi cosa, purché non si trattasse di un lavoro in cui devi davvero faticare), il senso dell’epico abbonda, quando si ha un rapporto vero con la terra, cioè non mediato da chi lo racconta senza sapere e senza averlo vissuto.

Ogni giorno del contadino, dell’agricoltore, dell’imprenditore agricolo (piccolo o grande che sia) ha il cuore in gola, e già il solo raccontarlo – pianamente – a quelli che la terra la intuiscono da lontano, solo quando gli arriva nel piatto con quello che mangiano, o nel bicchiere con ciò che bevono; raccontarla cioè a quelli che fino a ieri chiamavamo consumatori e oggi ancora non sappiamo bene come chiamare, né come sollecitarne l’attenzione; già il solo raccontare ciò che succede sotto il cielo, vale oro.

Vi siete accorti di quanta sete di verità, di cose autentiche, di concretezza, c’è nelle aspettative della gente? E non pensate che il turista “straniero” sia diverso, cioè uno scemo pronto a farsi raccontare le fiabe, perché non è così. Anche lo “straniero”, soprattutto se gli piace l’Italia, cioè un paese pieno di stimoli culturali apprezza il racconto della verità, soprattutto quando gli comunica come sia stato faticoso e complicato e avventuroso il cammino che abbiamo percorso per mettergli nel bicchiere qualche goccia del nettare sublime che ora sta assaggiando: quello che beve è il lieto fine di un’epica storia.

Montalcino nel Bicchiere

Mi interessa annotare velocemente qui, il titolo di queste poche righe, che potrebbe diventare anche quello di una politica o di una serie di appuntamenti dedicati a far conoscere a una ‘base’ di consumatori, che hanno sentito parlare di Montalcino, del Brunello, e che non sanno non conoscono, non hanno mai assaggiato. Un pubblico di clienti in divenire, magari non proprio il pubblico perfetto per un Brunello perfetto. Ma un pubblico adatto ai tanti vini – tutti molto buoni – non conosciutissimi magari, ma tutti vini che quando li bevi … ti ritrovi Montalcino nel Bicchiere. Una cosa allegra, da organizzare con attenzione, senza cedere alla faciloneria….