Signore e Donzelle

Credo sia stata la cena in onore dei maggiolai – insomma di quelli che a maggio vanno cantando e suonando, vestiti in costume, secondo tradizione – e pazienza se la suddetta cena si è svolta due mesi dopo.
Quello che conta è che quando le “ragazze” di Sant’Angelo, come le chiamo io, si mettono ai fornelli, per una cena di paese, c’è sempre la fila a prenotarsi, e vengono anche da lontano..
Il giorno in cui ritroverò, nel mucchio dei numerosissimi documenti fotografici che raccontano i miei ricordi  – storie e  paesaggi paesani, immagini delle cene  con “Picchio” che cucinava, il tavolo serpeggiante che attraversava la piazza, i piatti conditi di buona volontà e voglia di essere vivi e lì – mi verrà un colpo, perché quella gente se n’è andata per sempre, insieme alle storie, alle ricette poverissime, al lavoro che era pura fatica (ormai dimenticata). Per questo la dedizione (parola desueta, ma precisa) con cui le donne del paese puntualmente ricordano a loro stesse, a quelli che restano, ai parenti e agli amici lontani (e agli immigrati, quali la sottoscritta) ciò che resta di allora – le vecchie ricette, il fare insieme, un senso di solidarietà che travalica le rivalità paesane – questa dedizione non ha prezzo. Nella speranza che il gesto venga raccolto da chi succederà a queste mani e a questo sapere. Per la solidarietà son altri tempi, quelli di oggi; per il riposo, invece, il paese è pieno di angoli forniti di fresco, brezza giusta nonché panorama stupendo (per ora).