Plantageneti

Chi gira per le campagne, in questo mutevole scorcio di maggio, sarà improvvisamente avvolto da ineffabile profumo, talvolta anche troppo acceso, all’improvviso. E’ un’imboscata che ti fa il paesaggio, per altro apparentemente immutato (salvo l’erba che cresce a dismisura); poi improvvisamente incontri una macchia giallo vivo, che inizialmente si mescola a cespugli più bassi e ad altre fioriture – cisto, rosa gallica – con odori e sentori meno appariscenti; ma con il procedere del tepore stagionale, il giallo si fa ridondante e sovrasta tutte le altre fioriture. Di primo mattino, quando incontro le belle ginestre profumate, mi viene in mente la nonna che mi raccontava la storia del ramo di ginestra che sta nello stemma di Goffredo d’Angiò e dei suoi discendenti che per quattrocento anni regnarono sull’Inghilterra, fino a che i Tudor non li fecero fuori.

L’amicizia che sento nei confronti delle ginestre – che pure sono un pochino invadenti, nonostante la loro bellezza – è proprio legata alla nonna che mi raccontava come Goffredo, cavalcando sul ciglio di uno strapiombo, si fosse aggrappato ad una ginestra per non cadere e come questo robusto e affidabile arbusto gli avesse salvato la vita, divenendo l’emblema sul suo stemma e dando il nome al casato: “Plantageneti” dal francese arcaico “planta genet” (con il circonflesso sulla seconda ‘e’, che non son capace di apporre!).

La campagna è proprio stimolante, fa venir voglia di mangiare sano e ascoltare storie che ci narrano i nostri legami con la terra, i suoi frutti e le leggende che affondano le loro radici nel profondo; radici robuste e salde che, come quelle della ginestra con Goffredo, ci aiutano a non cadere…

(Questo blog, per esempio, è nato dal ricordo della “Dichiarazione di Cork, per la priorità dell’ambiente rurale in Europa”, di cui riporto un breve passo, nella testata).

Il profumo delle ginestre abbaglia e stordisce e il giallo – di solito un colore difficile da digerire, poco popolare, tanto che in Francia c’è un proverbio che lo abbina all’esser cornuti e in Italia non è messo molto meglio – ricorda quello di un sole, disegnato da un bambino ottimista