2013 in bocca al lupo, ma senza “pò” e senza “perchè”, senza “stò” e senza “quì”

Forse ci tocca un altro anno col sor Monti; allora consoliamoci con la ri-scoperta della nostra bellissima lingua. In opposizione ai “pink” e “green”, ai “choosy” che passano per “trendy”. Spegniamo la televisione e accendiamo un libro. Riguardiamo l’italiano, pensandolo come uno strumento per riempirci la testa, prima ancora che la bocca e lo stomaco. Perché senza avere la testa piena di idee, non ci riempiremo affatto la pancia. Non costa nulla (per ora), non è tassato (per ora): l’italiano è una grande lingua, melodiosa, ricca di vocaboli che stanno cadendo in disuso, ma che la renderebbero – se usati – ancora più ricca. Non priviamocene, coltiviamola, usiamo correttamente accenti e punteggiatura: utilizziamola per ragionare sui problemi del paese, sui nostri problemi.
Non permettiamo nemmeno che dei politici poco colti e per niente preoccupati ci intorpidiscano con le loro volgarità, con i berci, e i verbi troncati (anda’, fa’, comincia’, sta’, mangia’,…) del loro linguaggio abborracciato.
Ricordarsi della nostra lingua vuole dire ricordare la nostra storia, anche in modo critico e autocritico. Facciamolo, non lasciamoci espropriare anche di questo.

E non aspettiamo “un attimino