2013 in bocca al lupo, ma senza “pò” e senza “perchè”, senza “stò” e senza “quì”

Forse ci tocca un altro anno col sor Monti; allora consoliamoci con la ri-scoperta della nostra bellissima lingua. In opposizione ai “pink” e “green”, ai “choosy” che passano per “trendy”. Spegniamo la televisione e accendiamo un libro. Riguardiamo l’italiano, pensandolo come uno strumento per riempirci la testa, prima ancora che la bocca e lo stomaco. Perché senza avere la testa piena di idee, non ci riempiremo affatto la pancia. Non costa nulla (per ora), non è tassato (per ora): l’italiano è una grande lingua, melodiosa, ricca di vocaboli che stanno cadendo in disuso, ma che la renderebbero – se usati – ancora più ricca. Non priviamocene, coltiviamola, usiamo correttamente accenti e punteggiatura: utilizziamola per ragionare sui problemi del paese, sui nostri problemi.
Non permettiamo nemmeno che dei politici poco colti e per niente preoccupati ci intorpidiscano con le loro volgarità, con i berci, e i verbi troncati (anda’, fa’, comincia’, sta’, mangia’,…) del loro linguaggio abborracciato.
Ricordarsi della nostra lingua vuole dire ricordare la nostra storia, anche in modo critico e autocritico. Facciamolo, non lasciamoci espropriare anche di questo.

E non aspettiamo “un attimino

3 pensieri su “2013 in bocca al lupo, ma senza “pò” e senza “perchè”, senza “stò” e senza “quì”

  1. Hai notato che ogni programma presentato, compreso quello del sor Monti, é scritto in un italiano sciatto? Ho sentito Ingroia, e il suo fraseggio era così contorto e pieno di errori sintattici e grammaticali da risultare incomprensibile. Pareva Di Pietro. É un dramma, i politici navigati sono maestri dell’eloquio ma ció che dicono é privo di contenuti, mentre i nuovi mascherano progetti limitatissimi dietro a cortine di retoriche datate (ciascuno di noi trova intollerabili quelle dello schieramento opposto, ma in realtà sono tutte parimenti insulse), cafonaggine diffusa e ignoranza ostentata. Non bastasse, ogni programma che é stato presentato è fatto al 100% di buone intenzioni ma non porta neppure l’ombra di una indicazione sulle azioni con cui si intende metterle in pratica. E non uno parla di cultura, se non con le solite frasi auliche e generiche che preannunciano il nulla.
    L’unico che aveva indicato le azioni pratiche che voleva attuare era Renzi, si può condividere o meno il suo programma ma almeno non chiedeva di votarlo a scatola chiusa. E infatti, come era prevedibile, hanno messo lui e i suoi nell’angolo. Sono amareggiato, e molto tentato dall’astensione. Anche perché non mi riconosco in nessuno di questi partiti, Grillo compreso. Va bene che pretendere l’intelligenza al potere è un’utopia, ma da lì alla mediocrità che abbiamo c’é troppa distanza!

    • Il programma di Monti è stato scritto con il copia-incolla e ci sono anche un bel po’ di svarioni: lui crede che la cultura sia visitare i musei; gli altri – più informati – sanno che la cultura si può anche travestire da magna-magna, poi ci sono gli ‘scarpantibus’ e sono davvero troppi. (Quando dico “gli altri”, non ho in mente la ‘mia’ o la ‘tua’ simpatia politica. Ho l’idea precisa di un elenco di nomi che appartengono ad entrambe.).
      Quanto a Renzi, almeno avrebbe potuto servire da innesco per un po’ di rinnovamento.

  2. Il programma di Monti l’ha scritto Flaiano con una delle sue frasi secche ad effetto che non sto neanche a riportare per l’ovvietà.
    Nessuno parla di uno straccio di società che vorrebbe.
    O meglio, fra le righe si scorgono varie possibilità: la cura da cavallo, le pomatine, gli strilli, le danze del ventre e la paura di perdere lo scranno da qualsiasi angolazione si guardino i banchi della presidenza.
    Vivendo in provincia di Siena, di cose se ne sono viste e di fatti ne sono successi, il quadro del Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti, vorrebbe staccarsi dalle pareti del Palazzo Pubblico e darsi nei boschi.
    La cultura della manna che scende dal cielo a beneficio (in proporzioni diverse) un pò per tutti è allo stremo in ogni ramificazione: università, ospedale, comune, provincia, per non parlare della banca mucchina…… questa l’alternativa al berlusconismo?
    Si va per tatticismi, strilli, slogan, ovvietà, cambi di rotta e di casacca.
    Andremo a votare per scegliere fra quattro liste, mentre Il governo nascerà dopo sarà fra PD e la lista Monti.
    Se ne vedranno delle belle su chi dovrà essere a fare un passo indietro per fare il Presidente del Consiglio fra Bersani e Monti.
    Interviste, dichiarazioni e paginate nei prossimi mesi non mancheranno.
    Mentre se vorrò piantare dieci poponi nel campo, il peso delle marche da bollo e della carta da produrre sarà più elevato dei poponi da raccogliere.

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