SIAMO TUTTI SOLDERA.

Chi è entrato, nella notte tra domenica e lunedì, nella cantina di Gianfranco Soldera a Montalcino e ha sversato il vino fracassando il lavoro di anni, ha soprattutto ucciso un po’ Montalcino. Non ha demolito di un “ette” il mito di Soldera e del suo superbo vino, semmai ha reso le bottiglie superstiti autentiche rarità; ha creato un’emozione bruciante fra quanti vivono la campagna e la creazione del vino con passione e intensità; ha anche certamente impaurito coloro che camminavano tra le vigne consapevoli della supremazia di questo vino, compiacendosi della ricchezza di questo pensiaro; ha fatto capire che la mafia è ovunque: e fa niente se – come alcuni dicono – non si tratta di mafiosi etichettati, anche in questo caso quel che conta è il pensiero.
Per ciò che mi riguarda colgo l’occasione per parlare: perché il silenzio è una colpa, l’adesione omertosa a qualsiasi scuola di pensiero è mafiosa. Il silenzio crea mostri, la parola che esprime idee (buone o mediocri o dissonanti che siano) genera, discussione, libertà e crescita civile. Per questo testimonio la mia solidarietà – non di amica, bensì di cives – a Soldera, e sottolineo che la mia testimonianza andrebbe a chiunque subisse un tale sfregio al proprio lavoro – fosse la vittima un amico, un conoscente o qualcuno di cui non condivido alcunché, o qualcuno che non stimo -.

Ho paura del silenzio, degli sguardi in tralice, delle parole non dette, del dissenso non espresso, delle vendette ignoranti. Perché con questi si scivola indietro, nel baratro dell’inciviltà.