SIAMO TUTTI SOLDERA.

Chi è entrato, nella notte tra domenica e lunedì, nella cantina di Gianfranco Soldera a Montalcino e ha sversato il vino fracassando il lavoro di anni, ha soprattutto ucciso un po’ Montalcino. Non ha demolito di un “ette” il mito di Soldera e del suo superbo vino, semmai ha reso le bottiglie superstiti autentiche rarità; ha creato un’emozione bruciante fra quanti vivono la campagna e la creazione del vino con passione e intensità; ha anche certamente impaurito coloro che camminavano tra le vigne consapevoli della supremazia di questo vino, compiacendosi della ricchezza di questo pensiaro; ha fatto capire che la mafia è ovunque: e fa niente se – come alcuni dicono – non si tratta di mafiosi etichettati, anche in questo caso quel che conta è il pensiero.
Per ciò che mi riguarda colgo l’occasione per parlare: perché il silenzio è una colpa, l’adesione omertosa a qualsiasi scuola di pensiero è mafiosa. Il silenzio crea mostri, la parola che esprime idee (buone o mediocri o dissonanti che siano) genera, discussione, libertà e crescita civile. Per questo testimonio la mia solidarietà – non di amica, bensì di cives – a Soldera, e sottolineo che la mia testimonianza andrebbe a chiunque subisse un tale sfregio al proprio lavoro – fosse la vittima un amico, un conoscente o qualcuno di cui non condivido alcunché, o qualcuno che non stimo -.

Ho paura del silenzio, degli sguardi in tralice, delle parole non dette, del dissenso non espresso, delle vendette ignoranti. Perché con questi si scivola indietro, nel baratro dell’inciviltà.

26 pensieri su “SIAMO TUTTI SOLDERA.

  1. Pingback: SIAMO TUTTI SOLDERA. | Avvinare.it

    • Il che – ahimé – non aiuta a individuare precisamente chi è stato. Perché io credo che questa cosa sia stata eseguita personalmente, da chi ha voluto colpire Case Basse, anzi Gianfranco Soldera. Non credo proprio che ci siano retro-responsabili: troppo è il rischio di essere ricattati.
      Ma un colpevole siamo in molti a indicarlo, ed è il silenzio. Il colpevole silenzio di chi ammicca, allude, si defila, mugugna. Ma non si esprime e non si espone e non discute, ma si ritrae dalle prese di posizione chiare. Soldera è un uomo scomodo, di difficile carattere (mi dicono: io non ho rapporti di lavoro né di colleganza, con lui), di certa rigidezza. Magari alcuni, forse molti, non condividono il suo pensiero e le sue scelte relativamente al Brunello. Io lo ammiro, per ciò che ha fatto per l’ambiente, per la sua lontananza dal concetto di compromesso (non lo sfiora lontanamente) e mi godo il suo vino superbo (quando posso permettermelo). Molti però non si rendono conto di quanto il suo modo di essere abbia giovato al Brunello. E’ uno dalla vista lunga, capace di vedere al di là della punta del proprio naso, in Italia una vera rarità. …

      • Dalle tue parole ammiro ancora di più la persona Soldera e quanto ha fatto per il Brunello e la sua integrità di sapore e di territorio amandolo come lo dovrebbe amare una persona che in quel territorio è nata e cresciuta.
        Paolo Borsellino diceva che i compromessi puzzano e non si può dargli torto, ma in un mondo come questo chi non li accetta fa paura e genera rancori, frasi non dette, vendette a freddo colpendo negli affetti più cari come il lavoro, come il vino.
        E “complice” di Soldera e della bontà del suo vino è stato per lunghi anni il caro Maestro Giulio Gambelli.

  2. Certo quella subito da Gianfranco è una tragedia, e mi faró promotore di un’azione di tutti i produttori per dargli il massimo aiuto economico. Ma, detto questo (che è doveroso dire e fare), vorrei invitare tutti ad una disciplina del pensiero. Perché pensieri sconnessi o irrazionali creano guasti, e soprattutto in momenti come questi. Mafia? Ma scherziamo? Viviamo in un fazzoletto iperlegalitario, ipercontrollato e con pochissime strade che passano tutte davanti a stazioni dei Carabinieri. Troppo terreno fertile c’é in mille parti d’Italia per venirsi a scornare qui. Vendette per Brunellopoli? Pur con la massima fantasia, non ce li vedo i manager di note ditte a pagare sicari contro Soldera. È ridicolo anche solo pensarci. E poi sei anni dopo, sarebbe roba da romanzi di Dumas. Vicini invidiosi? È credibile che un borghese benestante (come lo siamo tutti noi del Brunello) vada a rischiare la galera e la perdita di tutto per lo sfizio di fare uno spregio? Ma dai! Più che ci penso e più che non vedo alternative ad un atto di follia. Ma qualunque sia la causa, non si fa alcun bene al povero (nel senso di persona che ha appena subito un danno) Soldera sparando insinuazioni o sospetti che, come si è già visto, poi inevitabilmente fanno danno a tutti. Con una classica eterogenesi dei vini, ops, dei fini.

    • Il gesto è mafioso. Non importa se a compierlo è stato uno che odia Soldera (o che ne detesta la presenza a Montalcino o chissà che altro).Sarebbe stato un gesto mafioso anche se fossi stata io a compierlo e lo sappiamo benissimo che non si tratta della mafia, quella con l’etichetta!
      Mi sembra invece abbastanza immaginifico il pensiero che sia stato qualcuno in preda a un raptus. E’ di certo uno che conosce la cantina, il contesto, e Montalcino. Uno (o più) ragionevolmente sicuro di farla franca. E devo confessarti, caro Stefano, che pensare che a Montalcino ci sia qualcuno capace di combinare una cosa del genere mi fa venire i brividi: pensa, magari è qualcuno che incontro per strada o al bar o quando vado a camminare nei boschi. Accidenti!
      Credo dunque che – inevitabilmente – tutti facciano ogni sorta di illazioni, anche molto fantasiose. Vorrei sottolineare però che Soldera è un simbolo: chi ha sversato il suo vino gli ha detto: “ecco che cosa faccio del tuo preziosissimo vino!”.
      Forse costui non ha pensato che con questo gesto ha rafforzato ancora di più il carisma di Gianfranco Soldera e – presumo – mandato alle stelle il valore di ciò che resta di quel suo vino.

    • Caro Stefano, scorrendo i commenti al mio post – scritto, ovviamente, di getto – rileggo il tuo, con il tuo invito a “disciplinare il pensiero” e non posso che essere d’accordo su questo, con te. Ovvio che non si riesca ad immaginare o se si cerca ci si ritrova male. Ciò detto: chi mai – anche solo lontanamente – ha alluso a Brunellopoli (mi costringi e scrivere quest’espressione che detesto: preferisco pensare a una “Brunelliade”!); chi mai si è permesso di alludere a un’idiozia quale l’idea di un vicino, un produttore, o addirittura un “manager” di un’azienda?????????
      Sono troppo sensibile (sono stata vittima di mobbing e so che cosa vuole dire) al tema per non sottolinearti che – nemmeno lontanamente – traspare da quello che scrivo e da quello che penso qualcosa del genere.
      Mi viene inoltre in mente un caso brutto e rimasto oscuro, che mi ha toccato da vicino, una ventina di anni fa.
      Ho avuto ospite una sera di gennaio, al podere, il responsabile di un ufficio di un ministero degli esteri di un paese che non posso citare (ma che alcuni qui conoscono); lui e la moglie hanno cenato e poi ci siamo dilungati a conversare fino alle ore piccole. Poi se ne sono andati, per raggiungere la loro auto, ben parcheggiata a un centinaio di metri, a piedi. Sono tornati dopo pochi minuti – lividi (e spaventati) -: l’auto era stata presa a mazzate, tutti i vetri fracassati e le gomme tagliate.
      Tanto per essere chiara, di nuovo, queste azioni parlano di una mentalità mafiosa, che non ascrivo – di nuovo per essere chiara – né a Montalcino, né alla Milano da cui vengo. Può essere anche svedese, ma mafiosa è.

    • …una piemontese si può permettere forse di sottolineare che di iperlegalitario in questo paese rimane ben poco…sono anni che in Lombardia chi ha le ferie pagate a sua insaputa sostiene che la mafia non esiste nel nord legalitario, mentre saltano in aria gli uffici dei sindaci, in Liguria ormai la ndrangheta la fa da padrona sugli appalti e la gestione del territorio, mentre brunellopoli mi sembra dimostri già ampiamente che la legalità è fatta dai soggetti che difendono l’eccellenza delle produzioni e non patrimonio apriori di nessuna area in particolare…che uno scriteriato colto da raptus entri nella cantina di un produttore come Soldera e gli distrugga cinque anni di lavoro mi sembra una assurdità, simile a quella che in Sicilia porta ancora oggi qualcuno a sostenere che “la mafia non esiste”…dal Piemonte dunque solidarietà a Soldera, che mi induce a ricordare quanto Victor Hugo ci ha insegnato, che nessuna idea è più forte di quella per la quale matura il momento storico: è il momento dell’eccellenza, della difesa del territorio, nessuno sgherro potrà mai indebolire la forza della produzione dei Soldera, ovunque essi siano…

      • Grazie Silvia, per il supporto e la testimonianza. Grazie soprattutto perché c’è bisogno di sottolineare che “il format” e non l’etichetta di un gesto, lo classificano. E non bisogna avere paura di parlarne, civilmente. L’Italia si è imbarbarita notevolmente: ci si augura comunque che la percentuale di inquisiti in parlamento non sia rappresentativa del paese reale. Da parte mia posso testimoniare che non lo è di Montalcino!

  3. Trovandolo per caso a pranzo in un ristorante, l’ho salutato stringendoli la mano e ascoltando le sue parole oggi per la prima volta, mi ha fatto molto piacere e credo anche a lui. E’ forte e non mollerà!! Forza Gianfranco!!!

    • Trovo incantevole questo tuo slancio; mi rafforza l’opinione che ho di te: il volto franco di Montalcino! (E potrei continuare con l’apprezzamento al tuo vino, che ti somiglia). Saluti al nonno, di cui sono strenua ammiratrice.

  4. Pingback: Intervista a Gianfranco Soldera | Andrea Pagliantini

  5. Silvana, non ho mai scritto né detto che gli imbecilli e i malintenzionati non esistono, né che questo é il paradiso dove non accade nulla. Ho invitato ad una disciplina del pensiero perché il termine mafia ha un significato preciso, come il termine nazismo. Sono termini che non possono essere fraintesi e non vanno usati fuori contesto, perché se tutto è mafia allora nulla è mafia e la mafia vince. Ma la mafia non deve vincere. Il mio commento è appropriato, come e dimostrato da fatto che subito la tua amica Silvia ha fatto un commento che sarebbe appropriato se qui di mafia si trattasse; ma non è cosí. In Sicilia, Lombardia o Liguria c’é ed è scorretto negarlo, ma qui no e bene ha fatto il Sindaco a dirlo. Ha tutto il mio applauso. Ció non toglie che il gesto contro Soldera sia orrendo, desta mille preoccupazioni e va sconfitto rendendolo inutile con la solidarietà. Non solo quella economica, ma anche quella morale e civile. Quanto questo sarà fatto lo potremo misurare con i fatto, saranno quelli a condannare o assolvere la nostra comunità. E va sconfitto trovando chi è stato, ma quello è un lavoro delle forze dell’ordine che qui ci sono, sono supportate dalla collaborazione attiva della popolazione e fanno bene il loro lavoro. E anche loro hanno tutto il mio plauso.
    Usando il termine mafia fuori contesto si fa danno ad un’intera comunità, perché si fanno nascere timori che poi nulla dissiperà. Per questo ho invitato alla prudenza.

    • Io non sono qui a dire che Montalcino è terra di mafia, ma sono qui a dire che in un territorio ricco, sano, economicamente forte, silenzioso, prudente e tranquillo (come lo è anche la mia porzione di Chianti) non starei a dare le cose per scontate.
      I capitali vengono annusati o si ritiene che la “mafia” sia riconducibile solo al gesto imbecille e schifoso di cui è stato vittima Soldera?
      E’ una preoccupazione leggittima (di chi vive in un territorio fortunato e laborioso) stare con gli occhi aperti per evitare che circolino mele marce che possono inquinare economia e ambiente.
      Non è un tentativo di far male ad un luogo prestigioso, tenere gli occhi aperti è un segno di amore verso il luogo in cui si vive.

  6. Nelle favole antiche ci sono tante verità profonde, e non a caso Jung le ha prese a base per lo studio della psiche umana. E una di quelle narra di un bambino che gridava sempre “al lupo, al lupo!”. Tutti ricordiamo come finí. Evocando sempre e dovunque un fenomeno lo si banalizza, e si ottiene il risultato di abbassare la guardia. Capisco che chi ha parlato di mafia in questo caso lo abbia fatto essendo animato dalle migliori intenzioni, ma attenzione all’eterogenesi dei fini. E anche ai danni collaterali, perché se si dice e si ripete che in un certo posto c’é la mafia poi la gente ha paura (giustamente) e prende le sue misure per difendersi. Io vivo in una terra dove c’é ancora chi lascia la chiave nella serratura, non voglio il coprifuoco per colpa della paura di qualcosa che non c’é.

    • La chiave nella serratura non ce la lascio più, da tempo. Non per altro, ma anche avant’ieri, nella ridente frazione di Sant’Angelo in Colle, sono arrivati dei delinquentelli, hanno aperto l’uscio del vicino – forzandone la serratura – e gli hanno rubato il rubabile. Ormai è tempo di allarmi anti-furto e di porte blindate, con la consapevolezza che possono essere un deterrente o poco più.
      Ma per tornare al reato commesso ai danni di Case Basse, poco fa un amico mi ha suggerito un’alternativa all’aggettivo ‘mafioso’, che molti trovano preoccupante e che a me viene – invece – spontaneo, e non constituente un’etichetta (e ci mancherebbe). L’aggettivo usato dal mio amico è “primitivo”, come tutte le azioni che (forse) è possibile far risalire a un delirante “mi faccio giustizia da solo”; questa è almeno l’impressione che mi ha riportato l’amico di cui sopra.
      Aggiungo che questo gesto criminoso ha semmai acceso una luce sulla preziosità di questa terra , e non sulla criminalità di un individuo. Che Soldera mi perdoni, ma da quello che mi scrivono e telefonano da altrove, mi pare proprio che sia così!

      • Sono d’accordo, qualunque sia la motivazione che sta dietro a questo atto é sicuramente qualcosa di profondamente incivile e primitivo.
        Humanus sum, et nil humanum a me alienum puto ma voglio fortemente sperare che la mia gente e la mia terra abbia da tanto tempo superato quel tipo di pulsioni. Lo voglio fortissimamente sperare, pur accettando che tu e Pagliantini avete ragione a sentirvi meno sicuri rispetto a qualche decennio fa.

  7. I porta gioie delle nonne possono stare comodamente nei cassettoni e le chiavi continuare a stare serenamente negli usci che nessuno le toccherà e sempre le medesime nonne possono ancora andare a riscuotere la pensione alla posta senza l’accompagnamento di un battaglione della Folgore…….. non creiamo banali allarmismi inutil, tutto tranquillo: le pensini minime e le prime case, sono al sicuro.

  8. scusa Silvana se non ho potuto scrivere nulla fino ad oggi, ma un fulmine mi ha bruciato più di un mese fa il mio fedele MAC e per ricomprarlo uno nuovo ho dovuto attendere fino ad oggi perché con la nuova serie non c’era verso di trovarne uno.
    Mi accomuno alle tue splendide riflessioni sul misfatto del Soldera, con il quale ho combattuto, diversi anni fa, battaglie per salvare Montalcino dalla spazzatura dei comuni della provincia di Siena, e con Lui e Franco Biondi Santi, cavando i soldi di tasca propria, arrivammo, ospiti dei Verdi e dei socialisti di allora, fino a Strasburgo, e posso dire con orgoglio che quella fu la svolta decisiva in cui salvammo paese, paesaggio, salute e vigne. Un abbraccio, francesco

    • Grazie Francesco: sono felicissima della tua attenzione e anche lusingata! E la difesa di questa terra deve farsi sempre più stringente, perché questo è l’inesportabile e non globalizzabile!

        • Sì, effettivamente, bisognerebbe adeguare pensieri e azioni a ciò che va per la maggiore, allinearsi e poi rimanere ben allineati e coperti.
          Tempi bui, dove pensare lateralmente o alternativamente non solo non è richiesto, ma diventa subito un’attività sospetta: la dialettica non è richiesta, basta uno che pensa per tutti.
          Bisognerebbe imparare da “quelli di sinistra(!)” che adottano il liberismo fregandosene dei loro vantati principi e da “quelli di destra”, che oltre a non sapere più che pesci pigliare, un giorno salgono sui monti e l’altro vanno a..l mare.

      • Non penso che il dolce coso pensi di richiamare chissà chi dal mio modestissimo bloggetto. Però confesso che avevo incontrato qualcuno che mi aveva convinto, così con un sorriso incantevole (e un accordo un po’ meno) di voler fare un business con me. Invece poi si scopre che lo voleva fare alle mie spalle. Morale io sono abbastanza babbiona da cascarci, dolcemente (Piemonte o meno)

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