L’apparire fugace di colori cari all’Islam dipinti nei vani degli usci della moschea di Sant’Angelo in Colle ha lasciato pure la sottoscritta un po’ perplessa.
Credo di non essere sospetta (anche) di antipatie per il mondo arabo e per l’Islam: ho letto il Corano, gli arabi non mi suscitano particolari timori, conosco un certo numero – tra di loro – di persone perbene, mi piace la loro lingua e m’interessa la loro poetica. Tuttavia passeggiare per il paesello – quanto di più italico e toscano si possa immaginare – e trovarsi invece i segni di una cultura così ‘altra’ rispetto a quella locale, mi ha fatto riflettere. Giusto che chi crede nell’Islam abbia la possibilità di esercitare la propria fede, ma come mai questo bisogno di “segnalare” la presenza di quel culto, anche all’esterno?
Dopo il souk serotino che ho criticato qualche settimana fa e dopo aver appreso che alcuni concittadini islamici picchiano la moglie (se è vero, ecco un’abitudine che li assimilerebbe ai maschi nostrani!), questi colori mi sono sembrati un’intrusione quanto meno stilisticamente impropria. Non che noi non si commettano frittate paesistiche macroscopiche, ma forse avremmo bisogno di esempi da imitare, non di alibi ai nostri difettucci nazionali. Più che una “moschea nel mondo del vino”, questa mi è sembrata una mosca nel latte!