La Settimana Enigmatica

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Che messaggi ci manda il tempo che passa? Che domanda pretenziosa – penseranno molti – … e, sì, è una domanda un po’ pesante, soprattutto di questi tempi: tempi che di messaggi ce ne inviano una valanga.

Ma la cosiddetta pausa di ferragosto, che pausa vera e propria non lo è più, da tempo e per molti (magari per troppi che sono in “pausa” perenne da tanto tempo, e magari ci hanno pure fatto l’abitudine), a me personalmente porta consapevolezze nuove – troppo poco ascoltate finora -. Mi ripropone i rapporti con gli altri con una luce inedita (ferragostana) molto utile per farmi intuire alcune storture nel mio rapporto con loro. Be’ non tutte, ma alcune mi saltano all’occhio proprio in questi giorni … perché la gente, nella settimana di ferragosto, cambia passo: le telefonate, gli incontri e i messaggi che giungono sono marcati da queste giornate in cui il clima, la meteorologia e le attività convergono per segnalare – come d’abitudine – che stiamo facendo un ‘giro di boa’ intorno all’anno e che dopo ferragosto nulla sarà come ‘prima di ferragosto’. Un’altra banalità canicolare?

A me pare che il ‘prima di ferragosto’, quest’anno, sia stato radicalmente diverso da quello che era stato negli anni passati, e questa settimana mi pare che metta in evidenza questa diversità – un insieme complesso di tanti fattori più o meno evidenti -, me ne accorgo osservando il mondo e la vita quotidiana della gente. Potrei capire meglio quello che sento se avessi tenuto i giornali quotidiani dell’anno passato, mettendone a confronto i titoli con quelli di oggi.

Ma il vero confronto che dovrei imparare a tenere in evidenza, e su cui rifletterò – approfittando dei messaggi che la mia settimana di ferragosto mi invia, in modo un po’ enigmatico – è quello che mi tocca nel profondo: tra ciò che sento e quello che sono capace di esprimere agli altri, tra ciò che capisco e quello che vorrei ‘restituire’ a quelli intorno. Una (sola) settimana potrà aiutarmi ad assomigliare di più a quello che davvero vorrei essere e a pronunciare ciò che sono troppo abituata a tenere per me?

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