Ritorno a casa

Dopo mesi di fatica e di immobilità, decido di tentare. Il cane e (per maggior sicurezza) un bastone: caso mai il ginocchio facesse un capriccio. Riparto dall’idea di far contento il cane, travestendo il timore in dovere; nel cielo è tutto un rincorrersi di nuvole, giro accanto al podere (“dov’era l’ombra or sé la quercia spande”) … La caduta della quercia ha cambiato un po’ questo angolo di campagna e più ti allontani più è evidente. A Blackie basta la parola ‘giretto’ per avviarsi, però si volta perché sa che io sto provando, ma non sono davvero sicura di farcela; corre, si ferma, pisciacchiaDSCN8609, poi torna indietro e mi guarda. Quando capisce che ci sono e che non ho problemi, riparte. Azzardo il solito giro, più che altro perché non sono certa che lui capirebbe le ragioni di un’abbreviazione; tuttavia nell’ultimo tratto cammina al mio fianco – cosa non proprio consueta per lui -, poi quando siamo in vista del podere va su veloce e mi aspetta davanti all’uscio: è ormai buio e i suoi occhi brillano ammiccanti, come due led. Brinda con un biscotto, per accordi precedenti.

4 pensieri su “Ritorno a casa

  1. Tornavo dalla Francia, ero in treno dopo Ventimiglia, è salito un vecchio segnore (avrà avuto quarant’anni, ma aveva la barba e io avevo diciannove anni), con un altro uomo più giovane. per via della barba e della mia giovane età, gli ho ceduto il posto. Quando è scesa un’altra persona, qualche stazione dopo, mi sono riseduta, proprio accanto all’uomo con la rispettabile barba – un medico indiano di Coimbatore (conservo il biglietto da visita). Lui mi ha messo una mano sul ginocchio e, forse intuendo che la lingua mi fosse abbastanza famigliare, mi disse in inglese che avrei avuto grossei problemi con le ginocchia … e non mi ero ancora rotto il crociato! Da allora so che devo aver cura e non inginocchiarmi mai di fronte a niente e a nessuno.

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