Te Deum, con cautela

Tornare a vedere quasi normalmente mi ha regalato la visione di un iris (piantato anni fa da Margherita) che si manifesta ogni anno per rappresentarmi la bellezza. Le piccole (e per ora indenni) gioie che la campagna riserva a chi le sa distinguere dalla spessa melma in cui siamo calati quotidianamente sono fatte anche da queste cose semplici, riservate a chi le capisce. Una specie di compensazione – un contrappasso al contrario! – dell’incubo in cui siamo scivolati, proprio mentre ci accorgevamo che l’eccesso di valore attribuito ai soldi poteva avvelenarci l’esistenza e offuscava ogni altra cosa. Ora il denaro è diventato l’assoluto e tende a sopraffare il senso stesso della vita, come infelicemente testimoniano coloro che se ne privano…

Per questo, la gioia di vedere – ogni giorno un po’ meglio -, di tornare a distinguere lineamenti, parole scritte e questo fiore speciale (se non ancora gli amati paesaggi) è velata dal clima di depressione generale.

10 pensieri su “Te Deum, con cautela

  1. Ho provato a chiudere gli occhi e camminare ed è stato un disastro, ho provato a chiudere gli occhi e mi sono accorto che perdevo ogni minima sfumatura cromatica dei luoghi quotidiani che tanto affetto ho per loro.
    E’ sempre meglio vederci anche per vedere le sfumature violacee di un giaggiolo.

    • Vado alle visite di controllo e constato quante siano le persone che hanno problemi alla vista, problemi a vederci. Problemi di non poco conto che potrebbero in parte essere prevenuti, con un’opera di informazione efficace.
      Ho contattato a Siena la UIC e se sarà possibile mi presterò per un messaggio (e una strategia per diffonderlo) che aiuti in questo senso.
      Lo farò, fiduciosa 1 che possa essere efficace (senza sfondi politici inopportuni); 2 che segnali il territorio senese come luogo in cui in questo ambito si possono mettere in campo azioni interessanti per tutti.
      Il tono cauto (un po’ come il mio “te, Deum”) è legato alla mia parziale sfiducia rispetto alla capacità generale di essere interessati alla collettività, in un momento di cupezza…

  2. Cara Silvana, credevo di averti mandato un augurio ma si è perso nel web. Che dire, tu stai affrontando una delle poche cose che mi fa una paura terribile, quel buio che non vorrei mai dover affrontare. Coraggio e avanti, là fuori c’é una primavera bellissima che è tutta da vedere.

    • Caro Stefano, è più buio dentro che fuori…Ci vedo, vivaddio, anche se sono ancora in convà e non posso stare più di tando davanti al computer. Più che affrontare questa jattura, la subisco e cerco di non essere troppo arrogante nei suoi confronti.
      In realtà, rischiare la cecità – sia pure da un occhio! – mi ha aperto la vista su un mondo di persone meno attrezzate di me nei confronti di questo problema e mi ha mosso la voglia di fare qualcosa per la sua prevenzione. Si può.
      Grazie per l’augurio e l’incoraggiamento.

  3. Grazie,Silvana,x i suoi bei propositi x la collettività…Certe volte,star tanto male,abbrutisce e rende egoisti…NON E’ IL SUO CASO…La penso e le auguro di stare sempre meglio…e di poter godere della bellezza della natura in serenità…Buona guarigione Elisabetta

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