L’occhio di Gigliola

“Venga a prendere un orzo con Gigliola”, mi dice la gentile ‘bartender’ de la Vineria delle Potazzine. In questi giorni in cui il mondo circostante si è trasformato in una valle di lacrime, con le intemperie a dar corpo alla metafora – e lacrime scorrono davvero e tante! –, mentre ogni giorno riceviamo conferme della fondatezza di tutte le peggiori dietrologie e illazioni, su incapacità di governanti e governi, farabuttaggine dei più alti organismi (cioè degli uomini che ci stan dentro) preposti a tutelare l’interesse comune, di menefreghismo e corruzione di chi doveva amministrare territori preziosi e delicati (il nostro patrimonio!) – in mezzo a tale bolgia – riscopro il conforto della gentilezza, la fortuna di trovare luoghi dove sei accolto con un sorriso e uno sguardo interessato, il profumo dell’eleganza e i colori che rasserenano. Sono andata a prendere un orzo e non vi sembri sacrilego che io mi senta confortata dall’occhio attento di Gigliola e dal clima gentile delle Potazzine.

11 pensieri su “L’occhio di Gigliola

  1. Tozzi: “Tutta colpa della cementificazione”

    Ecco quali sono le regioni più a rischio

    Il famoso geologo tuona contro la cementificazione selvaggia: “Abbiamo avuto un consumo bulimico del territorio, si è costruito troppo dove non si doveva”. Poi disegna la mappa delle regioni più a rischio: Liguria, Toscana, Lazio, Campania, ma anche il Trentino

    Mario Tozzi, geologo

    Un consumo bulimico del territorio”. Quello che è successo a Genova e alle Cinque Terre non è soltanto l’effetto della natura che cambia. Mario Tozzi, impegnato su Radio 2 per la trasmissione “Tellus”, studia da anni questi fenomeni.

    Tozzi, in poche ore è piovuto quanto piove in un anno. Quali sono le ragioni?
    Sono ormai 20 anni che assistiamo a piogge sovrabbondanti. Ci sono state anche discussioni in Senato, non siamo solo noi geologi a dirlo. Poi il territorio italiano è giovane, attivo. Questo è un paese dove ci sono vulcani, terremoti, fenomeni di assestamento. Un terzo motivo è che abbiamo avuto un consumo bulimico del territorio. Cemento e infrastrutture hanno consumato la terra. Abbiamo mangiato il suolo rendendo il terreno impermeabile. L’acqua non penetra più, scivola e va via. Si è costruito troppo dove non si doveva. Le case sono state costruite anche sugli argini dei fiumi. A ogni disastro tutti pongono il problema dei detriti che ostruiscono il corso dei fiumi. Il problema non sono tanto i detriti, ma il fatto che l’uomo ha ridotto gli alvei dei corsi d’acqua.

    I morti della Liguria sono come quelli di Giampilieri, a Messina. Colpa della natura o dell’uomo?
    La colpa è dell’uomo, le catastrofi naturali non esistono. Abitiamo in posti dove non dovremmo stare. I genovesi d’altri tempi stavano nelle alture.

    Si parla di cambiamenti climatici e surriscaldamento del pianeta. È un fenomeno irreversibile o si può intervenire?
    È un fenomeno parzialmente naturale, ma l’uomo ha accelerato il processo di surriscaldamento. Il carattere violento di queste perturbazioni ne è una conseguenza. Si devono ridurre le emissioni inquinanti. È un processo che deve riguardare tutti i paesi del mondo.

    L’Italia è un paese a forte rischio idrogeologico. Quali sono le regioni più a rischio?
    La Liguria e la Toscana, ma anche l’alto Lazio, la Campania e la Sicilia. Io considero a rischio frane anche il Trentino. Lì però non si sono mai registrate vittime perchè c’è stato un uso più attento del territorio.

    Quali scelte deve fare la politica nei territori a rischio?
    I sindaci devono fare un passo indietro rispetto all’uso del territorio. Purtroppo si pensa che si guadagni consenso solo con l’edilizia e il cemento.

    L’associazione dei Comuni virtuosi lancia una proposta: moratoria sulle grandi opere e i soldi da destinare contro il dissesto idrogeologico. Che ne pensa?
    Sono d’accordo. Li conosco e sarò con loro lunedì prossimo. Cosa si deve insegnare ai nostri figli? Bisogna che capiamo prima noi che è necessario fare un passo indietro rispetto a scelte non rispettose della natura e del territorio. Riprendere ritmi naturali, rinaturalizzare i corsi d’acqua, ritornare a vivere dove e come si viveva un tempo. Il cemento non serve, bisogna recuperare la terra.

    di Michela Gargiulo

    Da Il Fatto Quotidiano del 6 novembre 2011

  2. In God’s name, go!

    In a Group of 20 summit that fell well short of what was needed, the world’s most powerful leaders were powerless in the face of the manoeuvres by two European premiers: George Papandreou and Silvio Berlusconi.

    The similarities between the two prime ministers are striking: both men rely on a thin and shrinking parliamentary majority and they are both squabbling with their own ministers of finance. Most importantly, they both have a dangerous tendency to renege on their promises at a time when markets worry about their countries’ public finances. There is, however, one important difference: having reached €1,900bn, Italy’s public debt is so high that its potential to destabilise the world economy is way above that of Athens.

    The good news, of course, is that Italy is still a solvent country. However, the interest rate on its debt is becoming ever less sustainable. The spreads between Italian and German 10-year bonds have doubled over the summer. Yesterday, they reached a euro-era record of 463 basis points and would have probably been higher if the European Central Bank was not buying Italian bonds. Although Rome can sustain high interest rates for a limited time period, this process must be halted before it becomes unmanageable. Next year Italy has to refinance nearly €300bn worth of debt. As the eurozone crisis has shown too well, once spreads have risen, they are extremely difficult to bring down.

    The most troubling aspect is that this is happening even as Italy has agreed, in principle, to the structural reforms recommended by Europe and the G20. That the International Monetary Fund will monitor Rome’s progress can only be a good thing. However, this risks being undermined while the country retains its current leader. Having failed to pass reforms in his two decades in politics, Mr Berlusconi lacks the credibility to bring about meaningful change.

    It would be naive to assume that, when Mr Berlusconi goes, Italy will instantly reclaim the full confidence of the markets. Clouds remain over the political future of the country and structural reforms will take time before they can affect growth rates. A change of leadership, however, is imperative. A new prime minister committed to the reform agenda would reassure the markets, which are desperate for a credible plan to end the run on the world’s fourth largest debt. This would make it easier for the European Central Bank to continue its bond-purchasing scheme, as it would make it less likely that Italy will renege on its promises.

    After two decades of ineffective showmanship, the only words to say to Mr Berlusconi echo those once used by Oliver Cromwell.

    In the name of God, Italy and Europe, go!

  3. Lo spaccato che lei Silvana, ha fatto su questo luogo, la vineria delle Potazzine, è preciso e Gigliola è una donna amabile.

    Io stessa appena posso tornare a Montalcino, un salto ce lo faccio sempre.

    Gigliola e anche Elena, ma tutto il personale che lavora, è sempre gentile e sorridente!

    Insomma, W le Potazzine!

    Caterina

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