Se Giuseppe mi racconta il futuro

Mi fa piacere pensarlo, caro Giuseppe, che in una sera estiva la tua voce mi abbia annunciato un futuro più rassicurante (e affettuoso), senza soluzione di continuità, rispetto a quello immaginato per noi che ora siamo i vecchi, da quelli che erano vecchi quando io ero come te. E già il solo pensarlo mi fa stare meglio al mondo.

Non che io stia male, caro Giuseppe, io sto bene e ho alle mie spalle un sacco di giorni pieni di belle cose, di persone che mi hanno dato molto (che sono molte di più di quelle che hanno arraffato, o cercato di farlo), una vita di scoperte quotidiane, di grandi cieli e forti temporali. Ma la tua voce – quasi sommessa: voce di bimbo che cresce e ogni giorno deve scegliere – ha interrotto quello che anche il garzone del fornaio ormai chiamerebbe “un trend epocale” (se il fornaio avesse ancora un garzone), e non voglio usare un’altra parola, perché questa è la parola giusta collocata nei tempi giusti.

Ci ho pensato spesso da quando ho risposto alla tua prima domanda, quando hai notato che stavo con la testa china, in auto, al buio, da sola e probabilmente così immobile da colpire l’attenzione premurosa di un bambino attento. “Tutto bene?”: mi hai quasi fatto fare un salto quando la voce e poi i tuoi occhi vigili a indagare – con prudenza e magari temendo il peggio – mi hanno distolto dalla cosiddetta navigazione (si dice così, ma credo che tu lo sappia) su FaceBook a cui ero così intenta da sembrarti forse morta, certo messa male.

Eh sì perché il “trend”, cioè la tendenza, cioè quello che viene quotidianamente testimoniato dai più, è un insieme di comportamenti e di pensieri che da molto tempo a questa parte esclude uno sguardo per gli altri, se non per ragioni ‘politiche’ o comunque spendibili e ben visibili, cioè finalizzate a uno scopo.

Caro Giuseppe, quello con te è stato un incontro pieno di sorprese. Non so se hai una nonna; non ricordo di averti chiesto se hai fratelli. Forse ti ho chiesto della tua famiglia, perché per tutta la nostra chiacchierata non ho smesso di essere incantata dalla tua semplicità e dalla fedeltà al tuo pensiero, così sei tornato  a chiedere “Si sente bene?”, dopo aver constatato che ero sì viva, ma non si sa mai, meglio essere certi.

Ora mi piacerebbe continuare a fare due chiacchiere con te; parlare del fiato corto quando pedali in salita, dell’attenzione che bisogna avere quando si va in bici per strada, e magari anche di futuro. Quel futuro che mi appare in assoluta controtendenza rispetto alle profezie del quotidiano, quando penso al tuo sguardo preoccupato per la mia sera.

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