Perché ho scelto la campagna

Sono passati almeno quindici anni, da quel giorno. Ero seduta con due giovani promessi sposi (che poi non sposarono) nel dehors di un’osteria ‘tipica’; lì di fronte le foglie dei lecci luccicavano di luce primaverile e nell’aria appena tiepida si avvertiva la promessa di un’estate calda e intensa, come difatti fu – anzi rovente, se ricordo bene -: stavamo per ordinare dal solito menu ‘tipico’, almeno quanto l’osteria, ma la circostanza radiosa e serena avrebbe reso sublime qualsiasi piatto, anche il più greve …

Si fece avanti il proprietario e prese le ordinazioni, con aria cordiale, gesti un po’ rustici e piglio indaffarato; si era appena avviato per passarle in cucina, ma si rigirò verso di noi, tornando sui suoi passi verso il nostro tavolo con aria complice e quindi squadrandomi in volto mi chiese se, “scusi tanto”, io ero “quella” di Fonterenza. Certo che sì, risposi mentre stavo per dirgli quanto fosse simpatico essere riconosciuti in un locale di cui conoscevo l’esistenza ma in cui non ero ancora mai stata.

“Madonna santa, ma come s’è fatta vecchia e brutta, da quanto era bellina, quasi non la riconoscevo più…”, gridò l’oste e a scanso d’equivoci, ripeté due volte il commento, alzando le mani al cielo e gesticolando, mentre ritornava sui suoi passi più e più volte, come a sottolineare con i suoi movimenti il proprio sgomento, la presa d’atto di una tragedia che aveva avuto luogo sotto i suoi occhi attoniti e compresi.

Non ricordo che cosa mangiammo a pranzo quel giorno – di certo una pasta ‘tipica’ del luogo – ma ricordo bene lo sguardo scandalizzato della giovanissima coppia, la mia risata per rassicurarli (erano loro a pagare il conto) e la lontananza siderale dell’oste dall’idea di aver svelato, con un solo commento, lo spirito del luogo.

 

3 pensieri su “Perché ho scelto la campagna

  1. In tempi di perbenismo ipocrita come gli attuali, nessuno mai si azzarderebbe a dire di trovare un cliente invecchiato.
    Al contrario, la cliente, qualunque cliente, per l’oste o chi per lui poco manca ad essere uguale a Naomi Campell, salvo poi, (da dietro) dire ma guarda che troiaio è quella li…. però ha il portafogli gonfio come una madia e speriamo ritorni che l’alleggerisco un poco.

    • No, non è proprio come dici tu. Se vai al ristorante e il ristoratore ti chiede (si permette di chiederti) se sei Pagliantini e tu gli dici sì e lui si mette a strillare che allora tu sei quel tal rompicoglioni buono a nulla (uso i termini di paragone che possano chiarirti l’effetto che fa), che peccato, una volta eri uno che andava d’accordo con tutti … e lo afferma davanti a me e a un altro conoscente, gridandolo ad alta voce … qui non si tratta di “ipocrisia” in uso nella contemporaneità, bensì di essere fuori dal mondo. Che poi, l’essere donna e magari anche sensibile (per fortuna non è il mio caso) al tema età / bellezza e che a un ristoratore non transiti il concetto neppure fortuitamente per il cranio, mi pare spieghi perché certi luoghi bellissimi dell’Italia non abbiano la fama che altrimenti meriterebbero … o no?

Rispondi