Erasmo e la terra

http://www.politx.it/erasmus-per-giovani-agricoltori/

– Così non si dirà più “braccia rubate all’agricoltura”, con l’implicito apprezzamento negativo per chi lavora la terra -. E’ quello che ho pensato quando ho letto questa notizia; un po’ mi sono compiaciuta (finalmente si guarda alla terra come una risorsa strategica per il futuro), un po’ però mi sono preoccupata, immaginando che ai nostri governanti – e a quelli UE che metto esattamente sullo stesso piano! – possa essere venuta quest’idea solo perché non sanno più “quali pesci pigliare”.

Intanto mi fugge (dal sen) una constatazione sui modi di dire che ovviamente (ma non ci si pensa che di rado) mutano con il cambiamento epocale che si vive – di questi tempi in modo così appariscente – . E a proposito di questa appariscenza, non trovate che l’Oriente, che è entrato nelle nostre vite spesso in modo drammatico, stia acquisendo un peso culturale notevole, peso e rilevanza che ha avuto – anche in modo equivoco – negli anni passati, solo presso delle minoranze che erano espressione di un ‘dissenso’ nei confronti della politica, del costume e della cultura occidentali. Se penso alla Turchia nella UE, per esempio, mi viene in mente l’arresto dei giornalisti dissenzienti rispetto a Erdogan, e non mi piace; se vado decisamente a est, è di ieri la tragedia di Peshawar con un massacro di giovanissimi, immolati da un Islam che mostra sempre di più un volto orrido (più che pensieri di pace e di tolleranza che di rado fanno capolino nei comportamenti e nelle dichiarazioni islamici).

Dunque l’Islam che ho letto da bambina nel meraviglioso “12 Maghi per 12 fiabe”, il libro che ha formato in mio immaginario, non è uno smalto verde e turchese – come mi è apparso nelle mie divagazioni infantili – ma è questo orrendo impasto di misoginia, di invidia maschilista, di negazione della vita, di ignoranza assassina, che le recenti cronache mi hanno consegnato?

Questa infilata di pensieri, non proprio sereni e ottimisti, mi scorre in testa come una clip, pensando con scetticismo alla proposta – non ho capito bene da chi provenga – di questo Erasmus ‘contadino’ per i nostri giovani; un po’ come l’ufficializzazione dei WWOOF, per il mondo del Biologico (da Organic, che è poi la seconda delle due “o” della sigla.

L’unica concessione a un pensiero più benevolo è l’idea che magari i signori della UE si sono ricordati della promessa che ci hanno fatto, nel dicembre del 1996, con la dichiarazione rilasciata dai rappresentanti europei a Cork. La dichiarazione di Cork, appunto, che vi invito ad andare a leggere (è on line) e che è stata largamente disattesa. Divagazioni.

 

 

2 pensieri su “Erasmo e la terra

  1. L’idea di un intervento UE per portare i giovani nei campi è più che da appoggiare, è irrinunciabile; siamo rimasti in quattro vecchi pieni di idee superate, e se non arrivano i giovani l’agricoltura italiana muore. Però va notato che, come sempre, il programma è basato solo su nuovi investimenti, acquisti di terreni e nuove aziende, e ignora le famiglie che già sono sulla terra e che hanno bisogno di essere aiutate nel passaggio generazionale. Eppure è un fatto che la stragrande maggioranza degli addetti all’agricoltura di domani sarà fatta di figli di chi ci lavora oggi. Come sempre l’UE ha preferito l’approccio “pro nuove attività”, come se la terra dovesse esser una start up in continuo ricambio; l’agricoltura non è così, storia, tradizione e presenza per tante generazioni sul territorio non sono solo vuota poesia, sono identità. E l’identità non è razzismo ed esclusione, per esempio nei prodotti identità vuol dire unicità che è il pane di domani dell’Europa. Ma questo i grigi burocrati brussellesi non lo capiranno mai.

    • Caro Stefano, non capiscono o fanno finta … non è chiarissimo; ma l’Europa non capisce o fa finta di non capire troppe cose …

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