Mbube

Parola zulu che significa “leone”.
In campagna si cammina solo se si è determinati a camminare; perché amici, servizi, mete varie sono disseminati sul territorio – sparpagliati come dadi gettati sul tavolo verde, come briciole su una tovaglia dopo un banchetto -. Chi vive stipato anche bene, affastellato in un condominio di città, ha tutto a portata di mano e tutto raggiungibile a piedi. Buffo, no?! Uno pensa che l’ecologica campagna sia il luogo più lontano dalla motorizzazione, e invece in campagna tutto è lontanissimo, perciò si usa molto l’auto per muoversi.
Certo si potrebbe usare il cavallo – c’è chi lo fa – o un mulo, o un simpatico ciuco. Ma no, noi usiamo l’auto e l’auto di solito ha un’autoradio (il simpatico ciuco no, in compenso ha carezzevoli orecchie pelose) e io l’autoradio la tengo sempre accesa.
Così ho imparato che in zulu mbube significa leone; è successo ascoltando la storia della canzone tormentone di tanti anni fa (ma tutt’ora popolare) “The lion sleeps tonight”, di cui radio3 in una delle sue rubrichine ha raccontato la genesi.
Pare che gli zulu ogni tanto andassero (vadano?) a caccia dei leoni, soprattutto quando questi diventano invadenti e magari nottetempo fanno puntatine negli orti, o magari diventano molto aggressivi (ma i leoni forse sono aggressivi di carattere, no?). Quando fanno queste spedizioni, gli zulu gridano – forse per darsi coraggio – “ah tu sei il leone?”, ripetendo questo grido più volte in modo ossessivo.
Solomon Linda (un cantante di etnia zulu) ha ripreso quella frase facendone una crasi “wimoweh”, che è diventata una vera e propria ballata zulu, successivamente – e con altri vocalist – trascritta con un testo molto breve e ripetitivo – “The lion sleeps tonight” che nella versione italiana è diventato “Il leone si è addormentato” -.
Tutto questo racconto, che ho riassunto qui sopra, l’ho ascoltato con i documenti sonori che illustravano l’evoluzione di questa canzone – dal canto di caccia originale, alla versione che tutti ben conoscono – mentre tornavo da un ufficio verso casa, in macchina, appunto. Perché, se fossi tornata a dorso di mulo o d’asino, non avrei avuto l’autoradio. Che è il principale vantaggio competitivo dell’auto, rispetto al competitor equino. Si imparano un sacco di cose guidando l’auto, in campagna!

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