La terza quercia

 

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Non ho idea del rumore – avrà fatto un tunff sordo e pesante – e nemmeno del perché sia successo. Però è la terza quercia che cade, ed è quella che cadendo ha fatto più scompiglio; e ha dato maggior dispiacere. Un dolore che all’inizio ho avvertito poco, sollevata dal rischio corso da Francesca che ha evitato per un soffio di pochi secondi di restare sotto al tronco (era proprio lì, nell’auto  facendo marcia indietro); sollevata dal fatto che il tetto non sia caduto in testa a Margherita – in casa ha visto una folata di polvere e calcinacci volare sotto il naso -, emozionata dallo spettacolo dell’immensa chioma riversa sulla casa, quasi in un saluto d’addio, dopo qualche secolo di ombra e cinguettii. Ma ora la vedo ammucchiata, come resti di una persona, come una compagna di vita stramazzata di colpo. E la mancanza comincia a farsi sentire; cambiano i rumori circostanti, è cambiata la luce e durerà il passare di tutte le stagioni il cambiamento.

Un anno fa, quasi preciso, arrivava il Morino giù per la strada dei frontisti e mi fa “uhm questa quercia la vedo male …”. Il Morino è caduto prima lui, della quercia, anche lui di colpo e repentinamente. Se l’aldilà degli alberi è il fuoco, ne avrà da raccontare questa bestiona, a chi siederà intorno a quel focolare. Sarà pura poesia, mentre a noi tocca affrontare il prosaico.

4 pensieri su “La terza quercia

    • Tra l’altro questa quercia – contrariamente alla quercia caduta e rivissuta, quasi quarant’anni fa, sempre a Fonterenza – non era nemmeno nostra. Ma un albero appartiene alla terra e quella era una vera lady, forse un npo’ malandata di salute … comunque, per pochi secondi poteva essere una tragedia, invece c’è andato di mezzo il podere, che in ogni caso si aggiusta.

  1. Quando la campagna era fittamente abitata e tutto doveva produrre reddito per evitare la fame nessuno avrebbe lasciato vivere una quercia oltre un certo limite, ne avrebbero tratto travi e fuoco molto prima. Infatti i giganti li vedevi solo nelle ville. Oggi anche i frutti sono abbandonati e la natura fa il suo corso, entro il quale è normale la morte.

    Mutatis mutandis, hai notato l’articolo farlocco del Corsera sui vigneti di Montalcino? Come è decaduto il mestiere di giornalista, un tempo non si sarebbero visti così tanti errori (non imprecisioni) nella seconda pagine del giornale più importante d’Italia. Noi non paghiamo tasse sui vigneti? Ma scherziamo? Abbiamo la rendita catastale e dominicale più alta del centro Italia! Noi non paghiamo l’IMU agricola sulle vigne? Ignorante, l’IMU agricola è sugli edifici, non sulle colure; le vigne sono colture e non capannoni, asino! E sui capannoni, ingiustamente ma come tutti, noi la paghiamo. Siamo quelli che prendono più contributi di tutti? Per forza, Montalcino vale il 5% del fatturato vinicolo italiano ma non meno del 20% del reddito netto da vino, chi volete che investa sulla promozione e sui nuovi vigneti se non noi? I contributi vanno in percentuale sull’investimento, per cui è ovvio che a noi ne vengono di più perché investiamo di più. Bell’esempio di giornalismo, il quotidiano (che era) della borghesia produttiva italiana mette alla berlina l’unica borghesia vinicola nazionale che rischia del suo per fare investimenti, e solo per questo ottiene aiuti dalla CEE! Ma quello che fa incavolare di più non è un giornalista ignorante che scrive senza controllare le fonti, ce ne sono tanti, è che nessuno tra quelli che ricoprono cariche in questo Comune si sia ribellato. Mah.

  2. caro Stefano, non è il comune è il consorzio che deve tutelare tutti gli aspetti, quindi anche quello fiscale. Ieri l’ho segnalato a Marcello Bucci.

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