Un Camionista mi ha detto

Sull’uscio di una casa di paese, scambio due chiacchiere con la vecchia proprietaria, elegante e ospitale; fuori, nei vasi curati, crescono fiori come se questa fosse una primavera normale.
Non lo è, climaticamente – la primavera non è mai quello che ci si aspetta che sia – né lo è il nostro paese che non riesce a capacitarsi di essere in pezzi, dopo esser vissuto di illusioni.
Mentre guardo i fiori caparbi che insistono a fare il loro mestiere, nei vasi sulla soglia della vicina, penso a mia madre che in marzo ha sempre coltivatocoltivarefiore come pensieripensieri sfocatialla lettera pensieripensierinogiacinto come la mamma un giacinto.
Questa mattina un camionista particolarmente lucido e chiaro, è intervenuto alla radio, osservando che mentre noi ragioniamo dei problemi monetari d’Europa, non pensiamo mai che presto ci troveremo a dover fronteggiare le sfide monetarie ed economiche dei paesi BRICS, che stanno contrapponendosi al mondo attuale centrato sugli USA. Possediamo davvero solo quello che abbiamo nel cuore e nella mente, e teniamocelo stretto: me lo fa pensare proprio il camionista che ci invita ad alzare lo sguardo dalle risse nostrane e dalle sfide europee, per immaginare un mondo, ancora inimmaginabile, di cui non siamo già più il centro.

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