Abbiamo una Vigna

lavoro manualeQualcuno aveva cominciato col dire “Abbiamo una banca!?”, con aria un po’ stupita e un po’ giuliva. Non dico che tutto sia cominciato da lì; tuttavia quel ‘fuoco’ covava da tempo, nelle ceneri della sinistra un po’ sinistra. Lo dico bonariamente, ma dovevamo capirlo, da quelle parole inopinatamente svelate, che qualcosa davvero non andava…

Anni prima, dentro e fuori le agenzie di pubblicità della mia Milano, ma anche nei dintorni dei direttori delle testate giornalistiche più chic, avevo sentito cinguettare “Abbiamo una vigna, (naturalmente) in Toscana”. E anche quelle parole, pur dette in un altro contesto – lì si lavorava forte e duramente – si sarebbero dovute leggere come un segnale di qualcosa che non girava troppo bene.

Ora abbiamo un paese con i nervi a pezzi, pieno di gente che non si sa esprimere, che ha perso di vista la correttezza, le capacità professionali, l’apprezzamento del lavoro ben fatto. Un paese – e alcune sue metafore localistiche – in cui si prendono in giro le persone che lavorano, si insultano le donne, non si tengono in nessun conto le urgenze delle famiglie e degli individui; nessuno sa più come comportarsi, a nessun livello e stiamo andando a sbattere come falene impazzite.

Abbiamo un paese in cui molti son vissuti al di sopra delle proprie possibilità e continuano a farlo. Ma bisogna soprattutto specificare che molti son vissuti (e vivono) al di sopra delle proprie capacità di capire, di elaborare pensieri, di svolgere compiti di responsabilità. E questo forse è stato l’inizio di tutto. Ora volano gli stracci, gli insulti, le minacce….

Dopo avere persa la speranza che la ‘vecchia politica’ capisca che non c’è più spazio per le manfrine, ciò che rimane è il lavoro. Bisogna ripartire, umilmente, dalla consapevolezza che “abbiamo una vigna” vuole dire soprattutto che “dobbiamo lavorare da mane a sera” per zapparla, potarla, stralciarla, legarla. E per coglierne i frutti, senza dare per scontato che siano quanti e come li avremmo voluti. Più che una metafora, questa è la cruda realtà delle cose.

 

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