Il Piatto Piange

Due righe al volo, per ricordare a chi magari legge questo micro-blog che oggi è stata data notizia della chiusura di Richard Ginori. Una notizia che non può lasciare indifferenti tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro paese.
I tag che ho messo a questo post vogliono ricordare altri tempi e uomini politici di ben altro spessore, rispetto allo squallore odierno e nostrano. Quando ho sentito la notizia di RG, stamattina, mi è venuto in mente Claude Neuschwander, un capo che ho avuto ai tempi in cui ho lavorato in e per Publicis Conseil – la più grande agenzia di pubblicità francese. Neuschwander mi è venuto prepotentemente in mente, a causa della sua presa di posizione su l’affaire Lip – una fabbrica storica di orologi che ha rischiato di andare a rotoli negli anni intorno al sessantotto – e non casualmente, perché il comportamento di CN, già impegnato e vicino alla politica, nella Francia di quegli anni, è stato molto diverso dall’indifferenza che avverto a proposito di Richard Ginori. Indifferenza, o altri interessi?

La sensazione che il meglio dell’Italia – non sempre rappresentato da forzieri traboccanti euro – i marchi più antichi e pregiati (Richard Ginori è attiva dal millesettecento!), il know how più raffinato, gli archivi ricchi di iconografie rare e ricchissime – insomma ciò che costituisce la spina dorsale della nostra storia stia per essere ceduto – svenduto – ai furbetti amici degli amici giusti, è molto forte.

Questi trecento lavoratori (e le loro famiglie) sono importanti, ma non ci si deve “limitare” alla loro tutela, perché se RG viene chiusa (e poi magari riaperta altrimenti e altrove), a questi lavoratori ne seguiranno altri; ma non di “solo” lavoro si tratta, si tratta di un futuro che viene tolto a tutto il paese.

Non lasciamo che i servizi di piatti dei nostri genitori diventino mero antiquariato, facciamo in modo che i nostri figli possano fare merenda in un piatto da dessert di Richard Ginori, (più che un piccolo lusso è soprattutto un segno d’affetto), con tutto ciò che questo comporta.

8 pensieri su “Il Piatto Piange

  1. Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi”.
    Luigi Einaudi…………. non un pericoloso sovversivo.

    • Come sempre il tuo commento puntuale…anche Ziliani ha – giustamente – evidenziato questo brutto fatto, così negativo per la Toscana e per tutto il paese. Nell’indifferenza della politica politicante e becera, si perdono brandelli della nostra cultura quotidiana…

  2. Sono un membro di una famiglia di dinosauri sopravvissuti a tante estinzioni, so fin troppo bene che la morte è parte della vita e se il seme non muore la pianta non nasce. Lascia andare Ginori con gioia, la tristezza per qualcosa che finisce ci viene solo dall’illusione dell’eternità. Ma l’eternità non esiste. Era il suo tempo, tutto qui.

    • Sono in totale disaccordo con te, caro Stefano. E’ pur vero che la storia di Ginori è tormentatissima, ma è anche vero che il patrimonio – tangibile e non – che è andato creandosi, merita un’evoluzione, non una dispersione. Sia dal punto di vista industriale che da quello storico. Approfitto per consigliare a tutti la lettura di un utile libro uscito per i tipi di Einaudi: Azione Popolare di Salvatore Settis, dove si possono acquisire un tot di informazioni su questi temi.

  3. Mah, Ginori ha avuto un grande passato, ma muore per non aver saputo tenere vivo lo spirito che aveva generato la sua grandezza. Il nome da solo non basta. Quando ha chiamato Gió Ponti é stata grande, ma quando per troppo tempo non ha saputo far di meglio che copie dei serviti di piatti di un secolo fà é morta. Ed é giusto cosí. Le ragioni della grandezza vanno ricreate ogni giorno, e noi che viviamo il Brunello lo dovremmo sapere piú di chiunque.

    • Negli scorsi vent’anni Ginori ha prodotto dei bellissimi piatti che nemmeno Rosenthal… Gran design e grande finezza… Ma probabilmente è mancato il sapere nella gestione. Però io spero sempre in qualcuno che abbia sangue nelle vene e capacità di individuare una via di sbocco a tanto bendiddio…

  4. Sono stato alla Lip di Besancon proprio nelle fasi piu’ importanti della loro lotta, ho dimostrato con loro, percio’ il tuo riferimento a quel caso mi ringiovanisce di 40 anni, ma mi ha fatto bene al cuore ed all’umore. Se avessero un minimo di coraggio anche oggi, quel che allora non ci mancava, Richard Ginori continuerebbe a deliziarci. Spes ultima dea.

    • caro Mario, ogni tanto questa politici italiani – gente di serie B (ma anche c,d, ecc.) mi fanno tornare in mente con prepotenza il Jean Claude Noeschwander che si è persino ammalato, tanto si è battuto con tutte le forze. Per passione! E questi solo per soldi! E – come ho imparato nella mia abbastanza lunga (e ricca) vita – magari fossero solo degli avidi, o (in qualche caso) dei ladri, ma allo stesso tempo si dessero da fare; invece sono pure ignoranti e non capiscono il valore di quei marchi che sono la spina dorsale culturale di questo paese…. Oltre alla nostalgia per gli uomini dotati di personalità e di coraggio, c’è la rabbia per gli intrecci d’interesse che affiorano sotto la superficie dell’ineluttabilità apparente.

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