Il Golfo Mistico di Montalcino

Anni fa, un noto copywriter nel venire a trovarmi aveva guidato lungo la via cassia, da Siena a Buonconvento e poi salendo il colle dei lecci, e attraversando Montalcino, era giunto fino a Sant’Angelo, la piccola frazione che si fa in due – il Colle e lo Scalo – sulla via che conduce in maremma.
Arrivato al podere in cui abitavo, esordì lapidario «la differenza si vede, quasi la si respira»: alludeva all’atmosfera dei luoghi (poi si è dilungato cercando di spiegarmelo) non tanto e non solo ai paesaggi attraversati (che io continuo a trovare notevoli, anche con i cambiamenti intervenuti negli ultimi trent’anni), ma ai micro-segni, alle tracce che si colgono qui, persino nell’aria che respiri.
Gli autoctoni non lo sanno, oppure lo sentono ma trovano ciò naturale (ci vivono dentro da sempre!), immersi come sono nel lavoro e nella vita quotidiani. Qui la presenza del vino e delle attività ad esso connesse è così totalizzante da fare velo a tutto “il resto” (a ciò che fa splendere il luogo).

Ho conosciuto moltissimi ‘luoghi del Vino’ e ne ho ammirato i paesaggi, i castelli, le fattorie, le vigne. Ho camminato in tante campagne, montagne e colline. Ma in nessun posto ho avvertito, già respirando, il senso speciale della terra che si sente qui.
Lo capisci bene camminando, ascoltando, anche annusando: qualche volta riesci a distinguere quasi fossero i suoni diversi di tanti strumenti, ma il più delle volte tutti i suoni si fondono in qualcosa che stenterei a definire ‘genius loci’, perché quello che provi è sublime, ma è allo stesso tempo facile, reso accessibile da una forte componente edonistica, qualcosa che ti mette subito in relazione con Montalcino, come succede ascoltando la musica.

10 pensieri su “Il Golfo Mistico di Montalcino

  1. …mamma mia,Silvana,…mi fai commuovere per come “senti” questi luoghi…e grazie per come li esprimi e racconti…si,credo anch’io ci sia un “genio del posto”…che a pochi eletti si rivela…un saluto

    • Entrambe. Questi ‘segnali’, quest’aria speciale, di cui scrivo c’è, ma esiste nella misura in cui viene riconosciuta. E’ un po’ quello che ti succede nel Chianti, sul colle di Vertine, quando ne scrivi o ne parli. Se poi un bulldozer ci passa sopra (in senso figurato, ma anche non) le sensazioni cambiano, anche in chi ha ricordi o memorie precisi.
      Questo modo di agire, che abbiamo in Italia – dove abbiamo distrutto molto di ciò che ha reso il paese affascinante (affascinante in modo superficiale, per il turista per caso o per gruppone) ma anche carismatico (“se questi hanno ‘sto po’ po’ di paese, paesaggio, arte, curve delle strade, senso dell’agricoltura, eccetera, non devono essere dei cretini!”) – è stato praticato, fino a tempi recenti, in tutta la Toscana.
      Ora mi pare – spero che non sia un’allucinazione – di vedere una sensibilità più diffusa, che non è solo orgoglio del luogo natìo.
      Ma Montalcino è un luogo in cui si giocano partite che hanno un rilievo economico pesante, con riverberi partitici di non poco conto; questo è un mondo parallelo che Murakami Haruki potrebbe metaforizzare efficacemente.
      E le mie perifrasi, gli arzigogoli, gli apparenti divertissement, sono solo apparenze: fumo.

  2. Provenivo da Milano, via Palmanova, dove ho lavorato alla Pneumatici Clement, e sono stato “accudiddu” in Sardegna per nove anni, prima ad Alghero, dove ho ancora la residenza e mi mandano in Polonia il certificato elettorale, poi a Marina di Sorso, Platamona, vicino a Porto Torres. So cosa si prova, so cosa prova una “milanese” in posti del genere, che sono i piu’ belli del mondo, di cui ti senti parte integrante ne’ piu’ ne’ meno come un granellino della terra. Io ad un certo punto mi sono comprato una tinozza da 1 metro cubo, mi ci facevo il bagno in vigna a Tanca Farra’ (Monte Oro di Mamuntanas per la precisione) insieme ai panni sporchi con un bel pezzettone di sapone marsiglia e i gatti che venivano a leccarmi le gocce che mi cadevano dalle orecchie, ne avevo 13…
    Goditela, questa tua nuova tana, goditela fino in fondo! Ho mandato una mia insegnante di matematica dell’adolescenza, oggi 75 anni, rimasta sola a gennaio, a vivere in Sardegna da Prato Sesia, perche’ era il solo modo di liberarla dagli incubi e farla rinascere a una nuova vita, esattamente come penso che sia successo a te. E questo atto d’amore che hai nei confronti della tua nuova tana, della tua nuova terra, non fa che confermarmi che ho fatto bene a suggerirglielo e che lei ha fatto bene a darmi retta. Ha gia’ traslocato e lunedì va per l’ultima volta in nave da Genova a Porto Torres portandosi in automobile tutto quel che restava nella vecchia casa. Vino compreso. Ti amo per quel che scrivi. Non ti scrivo mai, ultimamente, ma tu lo sai che ti amo per quel che scrivi. Quando riesco a leggerlo, mi riempi di tutto quel che mi mancano le parole per dirtelo. Accontentati così, Silvana, di una visita ogni tanto, ma sempre con una grande stima, una grande simpatia e adesso, dopo questa tua confessione tanto profonda, con un abbraccio. Tanto lo so che sei una stangona di vent’anni, 90-60-90, e che tutti m’invidiano per la dichiarazione che t’ho appena fatto e sgomiteranno per avere i tuoi favori.

    • Caro Mario! Che bella sorpresa ritrovarti…
      Io non ho ancora 75 anni, e – per fortuna! – non posso ancora pensionarmi.
      Avete tutti frainteso quello che ho scritto. Cioè: sì, amo e molto questi luoghi, ma sto soprattutto scrivendo per farli RICONOSCERE da chi ci è nato, senza che ripeta – a vanvera – “ah il paesaggio che cosa sublime”, solo perché oggi sta diventando di moda -: qui diventa tutto solo ‘di moda’ e tutto deve servire a ‘vendere’, per cui ti arrivano i tizi più improbabili a parlarti di “paesaggio”, ma invece intendevano “fatturato”.
      Quando poi mi scrive gente come te, gente che so che condivide e sente, mi si apre il cuore alla speranza.

  3. è sempre bello leggerti e leggere i post degli amici! come sai anch’io sento la magia della toscana, per me è magica anche la maremma, soprattutto la parte in cui sono adesso, ancora poco toccata dal turismo e senza colture intensive! Il piemeonte, dove sono nata e dove torno sempre volentieri, non riesce quasi più a dare questo tipo di sensazioni perchè fa purtroppo prevalere il senso dell’industrializzazzzione del vino, non più della poesia…… e comunque grazie per quello che riesci sempre a farmi ricordare

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