A Night in Tunisia

Fino a qualche anno fa, il muretto che circonda il piccolo paese toscano, nel suo lato occidentale, nelle calde sere estive ospitava la seduta della popolazione che prendeva il fresco – la maggior parte erano vecchi -; ora quello stesso muro sta subendo una mutazione profonda e bifronte.
I vecchi son morti, salvo le donne più resistenti e qualche vecchio nuovo che non fa testo. Le donne hanno scovato altrove un angolo  per fare salotto, ci han portato delle sedie pieghevoli che son più comode (e hanno pure la spalliera a cui appoggiarsi).
Così, al tramonto, quando il paesaggio di questo versante dà il meglio di se stesso – talvolta mostrando l’isola del Giglio alta sopra le colline all’orizzonte, con l’ultimo guizzo di luce che inargenta il Tirreno – ora può succedere di vedere qualche coppia cinematografica – magari lei a piedi nudi – che va a sorbirsi qualche stilla di Brunello all’imbrunire, con uno dei venticelli in repertorio che a lei fa danzare l’abito intorno alle caviglie e a lui gonfia lievemente la camicia intorno al petto (il bianco è di rigore, mi raccomando).
L’altra faccia di questa nuova medaglia toscana si siede sul muro più tardi – dopo cena, Ramadan permettendo – con intenti identici a quelli degli abitanti d’antan: riposarsi dopo una giornata di lavoro. I gesti, però, la lingua e l’assenza totale delle donne mi ricordano con prepotenza che siamo approdati in Tunisia – paese d’origine dei nuovi abitanti del sito toscano – e che quello stesso paese ha appena stilato una nuova carta costituzionale, in cui la donna è “complemento dell’uomo”. In questo la Tunisia ci supera, almeno per chiarezza, dichiarando in tutta trasparenza la considerazione di cui gode l’altra metà del cielo nell’immaginario islamico.
Mentre nella mia mente insolve A Night in Tunisia penso che Gillespie doveva avere un’idea ben diversa – e più emozionante – di quel paese allora esotico.

16 pensieri su “A Night in Tunisia

  1. Le cronache più recenti registrano uno sviluppo esotico non irrilevannte. la piccola comunità islamica – più numerosa di quella autoctona nella parte antica di questo colle – ha creato un suo luogo di culto. Da qualche tempo (uno o due anni) si è insinuato anche un personaggio – un po’ inquietante e molto pittoresco – con barba coranica, biancovestito, zuccotto regolamentare, che ha dato vita a una specie di casbah notturna, in una piazzola che si riempie di auto mal parcheggiate ad arte, intorno ad un furgone che viene caricato all’inverosimile, nottetempo, e l’indomani parte, forse per portare le vestigia dell’Occidente, in uno di quei paesi del futuro.

    • A noi il razzismo fa inorridire, siamo aperti ai tempi nuovi e alla gente di ogni fede e idea. Purtroppo loro, non sempre ma molto spesso, no. Come la mettiamo?

      • Ce ne stiamo tranquilli, in attesa del loro rientro in patria – non in massa, ma un po’ sgranati – perché (dicono) qui il lavoro è molto diminuito e la vita molto rincarata.

          • Ma no, non credo ci sia altro da fare.
            Certo che – da meneghina, come osservi – mi impressiona abbastanza vedere un villaggio (di cui ho conosciuto almeno superficialmente tutti gli abitanti) un luogo tipicamente toscano, con i suoi bei tratti di cultura rurale, schietta e chiusa, saggiamente circoscritta al proprio orizzonte, in balìa di un tipo che viene da oltremare a fare il capo villaggio, con la sua grande barba coranica che tramuta la “piazzola” in una specie di casbah serotina. Chissà se Dizzy Gillespie troverebbe affascinate questa notte tunisina?!
            Mi pare tutto sbagliato, moschea a parte ché anche un islamico ha diritto a un luogo di culto: ma il barbudo, a mio parere, esagera

          • …impressiona,impressiona….Come le prime “ondate” di extracomunitari nel Mercato di S.Lorenzo a Firenze.,oltre vent’anni fa..che presero il posto degli ambulanti fiorentini….e sembrava di essere a Tunisi…Poi soppiantati dai cinesi…che hanno molta più imprenditorìa,e stanno comprando tutto,ovunque…compreso l’Africa…un saluto

  2. Oh bene Elisabetta, hai aperto un altro sipario – Sant’Angelo-Montalcino – su una scena per ora inedita da queste parti:
    Brunello e dintorni all’asiatica.

    • …mi auguro di no!…anche se il vino fa ,da tempo,ormai fa gola ai cinesi che vogliono emanciparsi,ed essere “internazionali.”…e ne ho conosciuta una ,tre anni fa ,che faceva tour pazzeschi di aziende selezionate in tutta italia per poi importarlo in Cina…E a Siena a gennaio è arrivata una “marea”gialla di studenti per imparare l’italiano,studenti che non sono riusciti ad entrare nelle università cinesi,severissime,e che tentano altre strade qua…Persone tanto chiuse e schive, che danno un valore maniacale ad ogni singolo centesimo che spendono….Ultimamente ho notato anche presenze di indiani,…oltre ai pacifici e sorridenti peruviani….Tutto questo un po’ mi disorienta…un saluto

        • Si,Silvana…mi ci vorrebbe davvero una bussola,in questo “guazzabuglio” di etnie!!!…con il loro patrimonio di usanze e dolori…Mi torna in mente mia nonna,che aveva visto i “neri” (come li chiamavano allora),solo col passaggio del fronte a Siena…Oggi sarebbe basita anche lei….Vorrei che nessuno fosse costretto a lasciare il proprio paese di origine…un saluto

          • Costretti no, ma poter abdare altrove e misurarsi con altri – diversi da noi (come ci è successo nel secolo scorso) – permette possibilità alle persone e alle loro intelligenze. Solo che bisognerebbe che tutti avessero ‘pari opportunità’, non per ‘ministero’, ma per senso umano.

  3. Beh, se i rumors sono veri a sant’Angelo in Colle i cinesi sono stati un pelo dall’arrivarci cinque o sei mesi fa, e pare proprio che sull’altro versante invece ci siano riusciti.
    L’altra sera si diceva con amici scansanesi che le differenze tra padroni, coldiretti e operai sono state mandate in soffitta (insieme a quelle tra rossi e bianchi) dal mondo di oggi, dove tutti noi siamo microbi di fronte a capitali immensi senza faccia e senza patria; cara amica, ormai chiunque é legato al territorio è costretto a remare insieme nella stessa barca, perché fuori é troppo buio e piove alla maledetta.

    • Non ho mai avuto dubbi rispetto alla necessità di un grande ombrello sulla testa di tutti (che devono remare insieme).
      A Milano si succhia latte e senso del dovere – pur in era diversa la mia nipotina ha già cominciato!-.
      E se è vero che leggo e ascolto gli altri con attenzione, è altrettanto vero che sono ormai anni che – nel mio piccolo essere rompi – segnalo, segnalo, segnalo.
      Perché i luoghi mi piacciono e li amo, il vino pure!

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