Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia

Anche se in questi giorni vado di fretta, anche se più che scrivere un diario di campagna, si sente sempre più l’urgenza di riflettere sullo strano momento, sulla recita a cui stiamo assistendo, non posso non annotare che ieri era Santa Lucia – un giorno dell’anno per cui provo un’innata tenerezza, un’inspiegabile simpatia –. Me ne sono ricordata ieri sera, mentre trafelatissima guidavo verso casa, crollando per il sonno. Ve lo ricordo, questo giorno speciale, con la sensazione che ‘porta buono’, anche se è davvero difficile da credere in questo momento.
Aggiungo che per molti bambini (fortunati) è anche il giorno dei doni; qui ha portato finalmente la pioggia e un’idea d’autunno che mancava (la foto della luna è di ieri sera).

3 pensieri su “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia

  1. …non che c’entri granchè con Santa Lucia- o forse sì- con la nostalgia per un genio che aveva già intuito tutto nel 1974, anche e soprattutto quel buco nero nel quale stavamo infilandoci…

    La Recessione

    di Pierpaolo Pasolini

    Rivedremo calzoni coi rattoppi
    rossi tramonti sui borghi
    vuoti di macchine
    pieni di povera gente che sarà tornata da Torino o dalla Germania
    I vecchi saranno padroni dei loro muretti come poltrone di senatori
    e i bambini sapranno che la minestra è poca e che cosa significa un pezzo di pane
    E la sera sarà più nera della fine del mondo e di notte sentiremmo i grilli o i tuoni
    e forse qualche giovane tra quei pochi tornati al nido tirerà fuori un mandolino
    L’aria saprà di stracci bagnati
    tutto sarà lontano
    treni e corriere passeranno ogni tanto come in un sogno
    E città grandi come mondi saranno piene di gente che va a piedi
    con i vestiti grigi
    e dentro gli occhi una domanda che non è di soldi ma è solo d’amore
    soltanto d’amore
    Le piccole fabbriche sul più bello di un prato verde
    nella curva di un fiume
    nel cuore di un vecchio bosco di querce
    crolleranno un poco per sera
    muretto per muretto
    lamiera per lamiera
    E gli antichi palazzi
    saranno come montagne di pietra
    soli e chiusi com’erano una volta
    E la sera sarà più nera della fine del mondo
    e di notte sentiremmo i grilli o i tuoni
    L’aria saprà di stracci bagnati
    tutto sarà lontano
    treni e corriere passeranno
    ogni tanto come in un sogno
    E i banditi avranno il viso di una volta
    con i capelli corti sul collo
    e gli occhi di loro madre pieni del nero delle notti di luna
    e saranno armati solo di un coltello
    Lo zoccolo del cavallo toccherà la terra leggero come una farfalla
    e ricorderà ciò che è stato il silenzio il mondo
    e ciò che sarà.

    Pier Paolo Pasolini

  2. …e dopo Santa Lucia, buon Natale a tutti. Ma soprattutto alla comunità senegalese di Firenze, che merita che Casa Pound-un covo di nazifascisti – sia chiusa subito .

    Scrivi: sono un arabo;
    la mia carta porta il numero cinquantamila.
    Ho otto bambini,
    e il nono nascerà dopo l’estate.
    Ti dispiace forse?

    Scrivi: sono un arabo;
    impiegato con i compagni di miseria in una cava,
    ho otto bambini
    per i quali dalla roccia
    ricavo il pane,
    i vestiti ed il quaderno.
    Non chiedo la carità alle vostre porte
    né mi umilio davanti alle piastrelle dei gradini.
    Ti dispiace forse?

    Scrivi : sono un arabo;
    un nome senza titolo
    e resto paziente in una terra
    dove tutto vive con impulso di furia.
    Le mie radici si sono ancorate qua,
    prima del nascere del tempo
    prima dell’apertura delle ere
    anteriormente ai cipressi, agli uliveti
    ed al crescere dell’erba.

    Mio padre viene dalla stirpe dell’aratro,
    non è un figlio di signori privilegiati,
    mio nonno pure era un contadino
    né ben cresciuto, né ben nato!
    Mi insegnava l’orgoglio del sole
    prima di insegnarmi la lettura dei libri.
    La mia casa è la guardiola di un custode
    fatta di rame e di canna.
    Sei soddisfatto della mia posizione?
    Ho un nome senza titolo!

    Scrivi: sono un arabo;
    dai capelli color carbone
    e dagli occhi bruni.
    La mia descrizione:
    un akal sulla kufiyya copre il mio capo;
    e il palmo della mano duro come la roccia,
    graffia chi lo oserebbe toccare.
    Il mio indirizzo è:
    un villaggio disarmato, dimenticato
    dalle vie senza nomi.

    Scrivi: sono un arabo;
    avete rubato la vigna dei miei nonni
    e la terra che coltivavo
    insieme ai miei figli.
    Senza lasciare a noi nulla
    né ai nostri nipoti
    se non queste rocce.
    E’ forse vero che il vostro stato
    prenderà anche queste
    come si mormorava?

    Allora!
    scrivilo in cima alla prima pagina:
    non odio la gente
    né aggredisco nessuno,
    ma se divento affamato
    la carne dell’usurpatore sarà il mio cibo.

    Attenzione!
    Guardatevi
    dalla mia collera
    e dalla mia fame!

    pubblicata da Juan Carlos Zilocchi, su FB

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