Natale & C.

Sono i giorni più difficili dell’anno; sono la riprova delle nostre contraddizioni. Sono come un parafulmine su cui si scaricano sentimenti e paturnie. E poi c’è il pranzo, responsabile – insieme a tutti gli altri episodi enogastronomici di questi giorni – di un nostro incremento annuale di 500 grammi di peso; un mezzo chilo che non smaltiamo più durante l’anno e che ci si accumula addosso insieme ai ricordi – quelli piacevoli e gli altri amarognoli – di un periodo dell’anno che emana un’atmosfera speciale, anche se te ne stai solo e fermo in casa tua.
Per questo Natale ho aperto un dono ricevuto da Franco Biondi Santi. Ho bevuto la sua bottiglia pensandolo con gratitudine.

8 pensieri su “Natale & C.

  1. Spero la bottiglia di Biondi Santi 1983 sia pur vuota, non sia finita nel cassone del vetro ma nello scaffale dei ricordi cari o insieme ai libri disposti su quei luminosi scaffali che raccolgono il sapere su carta.

    • La bottiglia – vuota – è tornata a Montalcino con la sottoscritta. Ora sta in casa mia, a ricordarmi la gentilezza di cui mi onora Franco Biondi Santi e la sontuosa semplicità del vino Brunello.

  2. “la sontuosa semplicità del vino Brunello”.
    Frase andrebbe affissa in quelle mattonelline al palazzo comunale in cui mettono le stelle sulla qualità dell’annata.
    Ma poi con questa frase, le scarpe a punta, cosa farebbero e direbbero?

    • Già, però è proprio così: un vino sontuoso, di grande raffinatezza, che non può essere ‘costante’ nelle annate, che viene da un vitigno scontroso, difficile, che ha bisogno di essere capito.
      Io credo che sia anche questa una delle ragioni per cui ci sono stati gli incidenti di percorso di cui tutti sappiamo. Sono due mondi che si scontrano; uno è quello che tutti sanno e che sta dimostrando la sua obsolescenza, quello del “tutto e subito”, guadagno tanto e facile; un mondo che si sta chiudendo in una parentesi epocale (per i comuni mortali: poi c’è la finanza mondiale, ma è un club). L’altro è un contesto misconosciuto, composto da un mosaico di saperi ed esperienze, di ricerca e di conoscenza, di incertezze; un mondo che cerca anche di rileggere il passato – quello cosiddetto contadino e quello più recente – che sta cercando di interpretare il verbo ‘produrre’ in modo inedito.
      Sì, sono un po’ andata per rane, come si dice a Milano; quello che volevo dire (che vorrei) è che se vuoi un Brunello che canti la stessa canzone di quello che ho bevuto a Natale devi sapere di non sapere mai abbastanza; devi guardare e assaggiare e soprattutto non devi fare vino (solo) per fare soldi. Quel tempo è finito.
      Farai un po’ di soldi – molto meno che un tempo – se lavorerai teso a risultati eccelsi. Allora, forse (se sei in grado di capirlo) il piacere e le soddisfazioni che te ne verranno saranno come lingotti d’oro, saranno di gran lunga più soddisfacenti di qualsiasi moneta. E si riscoprirà che oltre il denaro c’è altro.

      • Per fare vino occorre tanta passione e ricordarsi che la vigna vuole vedere in faccia.
        Quindi i tanti hanno preso il vino come mera speculazione e moltiplicazione dei pani e dei pesci non ci ha capito niente e il più delle volte hanno solo messo mano alle betoniere maledette e rivenduto casa per villa ollivudiana e sono spariti lasciando il mondo troppo diverso da come lo hanno trovato.
        Non è doversi arricchire il punto, è viverci tranquillamente, frutto di una scelta di vita umana e mentale sapendo che amore e passione in ciò si fà non ha prezzo e rendi liberi.

Rispondi