Lampredotto’s Day

Non è la prima volta che il paesello riserva sorprese inedite. Avete visto le facciate spente e le imposte chiuse? E la piazza deserta? Negli stessi luoghi, basta il guizzo di un uomo che pensa ad andare avanti, che ha in mente le tradizioni e che sa bene quali sono, da sempre, le risorse indispensabili per superare l’inverno – iniziato giusto avant’ieri –. Sono sempre le stesse e vengono dagli anni non lontanissimi in cui erano il buon cibo (anche semplicissimo) e un buon bicchiere di vino a migliorare l’umore di chi conosceva soprattutto il lavoro.
Così ieri sera è circolato l’sms che prescriveva una merenda supermattiniera al Leccio, un’invenzione natalizia di Gianfranco e di suo figlio Luca. “Lampredotto’s day”, ha visto un’affluenza molto casual di genti ben mescolate – una classe unica senza discriminazioni sociali: buongustai –.
C’era il lampredotto, dunque (e chi non lo conosce se lo fa spiegare), il lambrusco che giocava fuori casa, il prosciutto dei luoghi e persino pasticcini immigrati dall’Amiata.

Buon Natale.

5 pensieri su “Lampredotto’s Day

  1. Eh sì, non sono un’estimatrice del lampredotto – non l’ho mai assaggiato – ma sono solidale con le tradizioni, che ci ricordano chi siamo stati, perciò ci ricordano chi siamo e da dove veniamo. Poi ci dovrebbe essere la politica, che dovrebbe dialogare con noi sul “dove andiamo”. Ma la politica – in questo senso e con tali obiettivi – ha abdicato, non c’è più; si ricorda di esserci solo quando deve riscuotere le prebende, per proprio conto o per gli amici suoi, frequentemente amici malfattori, qualche volta delinquenti veri e propri.
    Gli uomini di buona (e tenace) volontà, possono ammannire lampredotti, coltivare tradizioni, lavorare. Ma sul nostro lavoro grava la mazzetta che dobbiamo tutti consegnare alle troppe mafie di questo paese.
    Il mio augurio per Natale è che le mafie saltino per aria.

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