Volere meno: volere la Luna

Siamo stati abituati alla crescita, che poi è diventata sostenibile. Non abbiamo scrupoli a volere la luna, che si sostiene da sola. Ma l’altra sera mi hanno invitato a una riunione, ‘un film già visto’ – ho pensato – ma l’invito era gentile e accattivante, la locandina (rigorosamente via mail) elegante e sobria, il titolo recitava “Il Rinascimento della Campagna” e merita annotarlo.
Il filo delle argomentazioni lo conosco bene, mi è familiare da almeno dieci anni, anche se non ho mai militato; si tratta di rivalutare l’agricoltura, completando quel ribaltamento di visione in atto da anni, ma in netta accelerazione (e allargamento) da qualche mese a questa parte. Da Wendell Berry in poi – forse già le mie letture di Thoreau, fatte durante gli anni dell’adolescenza mi rendono più sensibile (ma anche più scettica, allo stesso tempo) – abbiamo prestato crescente attenzione alla terra. In un certo senso nessuna sorpresa eclatante; si tratta di riguardare la globalizzazione con attenzione a ciò che sta facendo la finanza (un disastro mondiale), recuperare i valori dell’agricoltura, chiedendo (e se è il caso obbligando) la politica a scelte che promuovano davvero la rinascita della ruralità, anziché implementare una burocrazia che fa la cresta sul lavoro dei contadini; si tratta di dare ai giovani una reale alternativa – umana – in termini di lavoro.
L’unica, vera, sorpresa invece: la presenza di un folto e qualificato gruppo di personalità delle amministrazioni pubbliche. Gente che non si muove a caso; gente che annusa il cambiamento e cerca di capire da che parte butta. Un bel segnale, la presenza di questi signori, perché vuole dire che c’è sensibilità e – senza fare sconti a nessuno – si comincia ad avvertire l’effetto di tanti discorsi (alcuni troppo retorici) fatti in tanti anni; alcuni in malafede palese, altri più sinceri, ma ancora lontani dalla possibilità di fare qualcosa. Nell’aria aleggiavano spiriti benevoli – Fukuoka, Steiner, forse Gandhi stesso – più determina(n)ti di quanto può sembrare a prima vista.

2 pensieri su “Volere meno: volere la Luna

  1. La burocrazia ci chiede il pizzo ogni giorno uccidendo la voglia di fare e di mettersi all’opera nella terra che resta sempre parecchio bassa e non all’altezza di chi poeticamente la declama o ne inalbera i valori.
    L’agricoltura senza disintegrare il luogo in cui si opera è un modo di essere, non una via di fuga dalla crisi del settore vino per venderlo meglio non dicendo che è buono ma biologico.
    A me quelli dicono subito è biologico e poi violentano dove sono stanno molto sugli zebedei.

    • Tutti quelli che lavorano la terra – in qualsiasi settore – sanno che la burocrazia è il vero fattore di insostenibilità; d’altra parte ieri, sul Corrierone della Sera (cioè non su un foglio rivoluzionario) Giovanni Sartori, che ha gli anni giusti per constatarlo, scriveva che oramai la cosiddetta società dei servizi (che ha preso il posto di quella produttiva) è ormai un luogo di ‘parcheggio’ della politica e dintorni, dove si svolgono (?) attività improduttive, quando non dannose, che gravano (in tutti i sensi) su di noi cittadini….
      Quando poi mi parli di biologico, caro Andrea, sono d’accordo con te se alludi a quelli che lo fanno (?) per riempirsi la bocca e vendere i loro prodotti. Ma il vero senso della cosa sarebbe l’idea di tenere bene la terra, senza avvelenarla né violentarla. A questo proposito, ti invito a tornare al mio post “Napalm e il Paesaggio”, dove sono riuscita ad aggiungere finalmente le foto che avevo scattato, per documentare la mia salute mentale (passo da rompi, ma se rompo, di solito qualche ragione c’è!).

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