Il paesaggio alla radio

RSCN9040Arrivano in due e dopo un minuto li stavo già sommergendo di parole. Del resto se audio dev’essere uno mica può starsene lì muto come un pesce ad aspettare il via. Ho capito grosso modo che cosa vogliono – come è impostata la trasmissione -: io la radio l’ascolto tutti i giorni e non è mai un ascolto passivo. Però era tanto tempo che non entravo nello specchio diventando quella che sta dall’altra parte e il silenzio a cui sono abituata – un silenzio solo apparente, perché continuo a dialogare con me stessa, senza ancora pensare di essere due (per fortuna!) – mi aiuta a tirar giù la cerniera, senza esitare. Mi accorgo – ma non è la prima volta e manco faccio finta che lo sia – di avere tanto da raccontare: tanti mondi diversi, tanti fatti accaduti e toccati, tutti raccontabili, lasciando perdere, per una volta, l’idea di scordare incontri e persone.

Con un certo imbarazzo mi rendo conto di aver dimenticato quei pezzi di me stessa che saltano fuori smozzicati. Chi sono io ogni tanto me lo chiedo. Di certo ho vissuto più di una vita, come succede a tutti quelli che leggono molta narrativa; però alcuni degli incredibili (e qualche volta, indicibili) incontri che ho vissuto travalicano la ‘fiction’ e le sue dinamiche – ingredienti e svolgimento -. Da vera chiacchierona, sono ermetica su tutto ciò che devo tacere, qualsiasi sia la ragione che mi impone o suggerisce di farlo.

Poi c’è questa campagna che è la vera protagonista della mia storia, in vario modo: scenario, motore, canzone, rimpianto, attrazione, emozioni – disegni inclusi -. E camminarci dentro sarebbe la sola cosa giusta da fare, assieme a questi visitatori intelligenti e curiosi a cui la vuoi rappresentare, perché toccarla, guardarla nella luce che cambia, sentirne gli odori, sarebbe il modo più vero per raccontare un po’ di me. Invece andiamo a mangiare, e il cibo va giù e arriva un po’ delle loro storie. E così posso a mia volta conoscere i miei due visitatori con microfono incorporato. Fuori grandina, piove, torna il sole. Li guardo negli occhi, con la luce che cambia di continuo, pensando che se andasse in onda alla radio, il paesaggio ridisegnerebbe l’immaginario della gente.

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