La Rivoluzione degli Educati

Ti chiudono la porta sul naso; accelerano quando attraversi la strada per metterti in difficoltà; ti tossiscono in faccia; insultano quelli che identificano come più deboli e adulano senza vergognarsi quelli che possono comprarli; non mettono la freccia; ti danno sulla voce; non salutano ma si irritano se non li noti; si fermano a parlare con il tuo interlocutore indifferenti alla tua presenza; ti puntano il gomito in faccia al bancone del bar (però evitano di farlo se sei grande e grosso); telefonano a tavola strillando; non rispettano i vecchi e nemmeno i bambini; ignorano le precedenze in auto e nelle code agli sportelli; parlano male e scrivono peggio, massacrando la lingua italiana. Insomma vivono in modo offensivo. Questi e molti altri comportamenti dello stesso tipo li caratterizzano e affliggono quelli che non sono come loro.

Sono dovunque, in maggiore densità dove c’è meno istruzione, nelle famiglie che – vuoi per miseria o per pigrizia, vuoi per arroganza o per teledipendenza – non sono riuscite a contrastare i danni causati dall’affievolimento delle coscienze, dalla mancanza di buoni esempi e dalla corruzione dilagante.

Sono il volto umano del degrado paesistico e ambientale del nostro Bel Paese; un’Italia che sta percorrendo l’identico cammino in discesa di molti suoi cittadini. Per salvarci – senza dimenticare il lato economico del concetto –  prendo a prestito da Franca Valeri il concetto di “Rivoluzione degli educati” e il suo suggerimento, quello di ribellarsi, di opporsi, di controbattere, di rintuzzare, di sbarrare la strada alla negazione della bellezza, che va sottobraccio a comportamenti tanto antiestetici quanto una bruttura nel paesaggio, o un prodotto storpiato, tradito nella sua essenzaDSCN1579.

6 pensieri su “La Rivoluzione degli Educati

  1. Quanto hai ragione, però mi pare di ricordare che qualche era geologica fa anche io ero piuttosto disinteressato alla sensibilitá dei miei concittadini diversamente giovani. Mea culpa, ma temo che se mi irritassi più di tanto per le cose orrende che citi potrei suonare un po’ fariseo. Per cui, pur simpatizzando oggi per la tua irritazione, mi astengo.

    • Ma io non ho citato ai giovani che spesso sono più beneducati di altri più “maturi”. L’educazione è un fatto interiore ed è trasversale. La maleducazione troppo spesso coincide con l’imbecillità…molto trasversale, anch’essa.

        • E’ vero, non hai citato i giovani, ma chi di noi non ha fatto tutte quelle cose mentre era nelle turbe dell’adolescenza, e magari in preda ad una delle ricorrenti demitizzazioni dell’educazione formale così care ad ogni sessantotto? Il vero problema è che per troppi l’adolescenza non finisce mai, gli adulti di ogni epoca quelle cose non le fanno né le hanno mai fatte.

    • Ma io lascio che i maleducati si cuociano nel loro brodo (a meno che cerchino di arrotarmi!). Ciò che mi interessa – ed è per questo che cito Franca Valeri – è il parallelo (purtroppo) tra questa assenza di sensibilità (o peggio) con l’assenza di sguardo, l’approccio abborracciato e incolto nei confronti del nostro paese: l’istruzione, il paesaggio, le opere d’arte, la lingua italiana sono trattati da amministratori, ma prima ancora da una politica che è scivolata dov’è proprio stando nel brodo della cialtroneria.
      E mi guardo bene dal mischiare quello che penso con la baldanza e l’approccio irridente della gioventù (che mi pare fisiologico). L’intelligenza riesce ad essere ‘contro’ senza per questo masticare con la bocca spalancata.

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