Invito a Pranzo con Morellino

Per una che ha passato un bel po’ della propria vita tra un vernissage e un pranzo (per motivi di lavoro e non per scelta), far la figura della ‘morta di fame’ è piuttosto paradossale. Ma succede ogni volta che giunge un invito da Francesca Colombini e per non sfigurare troppo, mi autodenuncio, preventivamente. Perché a casa di Francesca il cibo ha un tocco particolare.

Si assaggia la tradizione, ma raffinata dall’uso di famiglia; una famiglia che viene da lontano. A cominciare dal luogo in cui mi reco – uno dei primi che ho conosciuto a Montalcino, quasi quarant’anni fa -, qui tutto viene da lontano. La strada che coincide con un ramo della via Francigena (anche se non lo sai, capisci che di lì son passati in molti passati in molti, e non per caso). Strada di crinale, uno dei luoghi in cui sento nel profondo di essere in Toscana e la cosa ha un senso – per me, milanese di ritorno, e incallita -,  quasi una vibrazione.

Il cibo, come sempre, è semplice e intenso: ravioli ripieni di erba squisita (la mia domanda, ammetto un po’ inopportuna “fatti in casa?”, è ricambiata con un’occhiataccia); polpettine (potrei persino junghianamente pensare alla sincronicità tanto mi richiamano i mondeghili di meneghina memoria) e salsiccioli appena vestiti con una lieve semi-bechamelle profumata e non invadente) e un contorno che sarebbe già un piatto a sé – una macedonia di verdurine di bella presenza e gusto fine, più zucchini fritti ma morbidi). Insomma, una goduria. Frutta+caffè.

E poi, ovviamente, il vino:prima-durante-dopo, come mi accade quando (raramente, perché vivo sola e sola non bevo) bevo. Meno male che mi ero preventivamente autodenunciata.

Infine mi sono trattenuta, dal trattenermi a cena; così, almeno, speriamo che me la cavo, senza rimetterci la faccia!interno, ora di pranzomorellino al davanzaleconversazioneIl vino raccontavicino e lontano

4 pensieri su “Invito a Pranzo con Morellino

  1. La via Francigena la si vede sbucare ovunque. Procede a zig zag come un ventenne del sabato sera a seconda di dove conviene che passi.
    Essite una carta, una stampa, una certezza di dove passava veramente?

    • la via Francigena – che sarebbe più corretto chiamare al plurale – è vecchia come il mondo; non starò a tenerti una conferenza sul tema (l’ho riportata all’attenzione della regione Toscana e della nostra provincia nel 2004, perché mi sembrava stravagante che tutto il mondo ne parlasse e ci camminasse, e qui che transiterebbe tra luoghi tutt’ora straordinari, non se ne parlava).
      Non di una via, si tratta, ma di ‘fasci’ di percorsi, su cui (in tutta Europa, ma persino provenienti dall’Asia) camminavano pellegrini e mercanti, transumanti e scopritori di mondi; portando notizie, informazioni, cultura, linguaggi.
      La via Francigena (riduciamola pure al singolare) passava sopra o sotto o accanto, a seconda delle segnalazioni della presenza di banditi, dell’esondazione di un fiume, di una pestilenza in corso. Nei secoli, anzi millenni, gli uomini hanno camminato: alla ricerca di lavoro, libertà, misteri, tesori, luoghi santi, miracoli, curanderos, acque curative (vedi la provincia); alla ricerca di sé stessi…
      Chi conosce, chi sa riconoscere queste vie, scopre che l’Europa era più unita e dialettica, nonostante le numerose guerre, un tempo che fu.
      Ora la politica – ovvero i politici – pensa alla Francigena per costruire (!!!) sul suo percorso i cessetti e le aree di sosta. Come per ridurre a uno squallido luogo di mezze, sotto le spoglie del posto di lavoro di remota memoria, i passi dell’umanità che ha camminato per tutto il continente europeo, cercando la verità e un messaggio divino; pregando e sperando.

  2. Una volta che è più asciutto andiamo oltre casa mia dove c’è un pezzo di strada che, complice un vergognoso abbandono, è stato tagliato dall’erosione e mostra in sezione tutti gli strati del basolato romano classico. Più oltre ci sono le basi di un ponte romano sull’Orcia, distrutto chissà quando nel medioevo. E una volta dobbiamo andare nei piani sotto San Quirico dove ce n’è un’altro intatto di centoventi metri in mezzo ai campi di grano, dove un tempo scorreva un fiume. O magari a vedere quel che resta delle guglie gotiche di San Michele in mezzo ai boschi. Qui da noi la vecchia Francigena ha lasciato tanti ossi di seppia, ma ormai quasi nessuno lo sa più. Così mi scarico la coscienza delle libagioni con cui ti tentiamo.

    • Cammino sempre volentieri, non mi limito a gradire il buon vino e sbevazzare a piacere, quando so che poi starò bene (come è puntualmente accaduto).
      E ho anche camminato sulla via che transita lì, per scendere al fiume Asso e risalire lasciando la galleria di Casalta, passando accanto a Ripa d’Orcia; sono andata fino a San Quirico….e mi piacerebbe vedere quei resti di cui fai cenno. Però son certa che ci son parecchi viandanti in circolazione. Quando la gente si accorge che camminare fa male ai piedi ma bene alla testa, cammina di più. Magari però non sa esattamente cosa sta calpestando…

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