Il Mese delle Rose e delle Donne Coraggiose.

Dedico queste rose, mandate a memoria in uno di questi giorni – in questo maggio pazzesco – fradice di pioggia, sbattute dal vento, eppure lì, impavide a fare il loro mestiere di rose, che abbelliscono i poggi, frammiste al cisto e alle sorgenti ginestre, e ai timidi gladioli selvatici; le dedico a tre donne inglesi. Una si chiama Ingrid Loyau-Kennett, delle altre due non conosco il nome, ma so quello che hanno fatto le tre donne coraggiose. Hanno affrontato i terroristi armati (coperti del sangue del soldato che avevano appena massacrato) hanno cercato di soccorrere la vittima e hanno parlato con gli assassini, affrontandoli con calma e con un pensiero in mente – un unico pensiero – “meglio che succeda a me, piuttosto che ai bambini che stanno uscendo da scuola, qui accanto”. Questo pensiero, che è l’essenza della solidarietà, è esattamente agli antipodi dello sguardo opaco dei due uomini sfuggiti ai primi due assalti dell’osceno picconatore di Milano. Sfuggiti all’assalto, soccorsi, barricati poi nel tepore delle loro case, invece di preoccuparsi di chi avrebbe potuto trovarsi sul percorso dell’orrido Kabobo, non hanno dato l’allarme, magari ritenendo di “risparmiarsi una grana” e giustificando l’omissione con lo choc.

Si tratta, non solo di due pensieri diversi, ma anche di due modi diametralmente opposti di stare al mondo e di vivere la propria vita. Chissà perché, i giornali hanno parlato – giustamente – del coraggio delle tre donne, ma non si sono soffermati sull’indifferenza – o la paura, o la viltà – dei due uomini aggrediti e sfuggiti all’aggressione del picconatore. Non mi stupisce il coraggio solidale delle tre donne inglesi; mi allarma la reazione egoistica dei due sopravvissuti di Milano.

rosa canina

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