Distribuendo Bruttezza

Urbanistica, questa sconosciuta. Almeno così mi sembra, leggendo i giornali e guardandomi intorno. Mentre il buon Visco – neo Governatore della Banca d’Italia (non il solito pericoloso sovversivo) –  sostiene dalle pagine del Corriere della Sera (e non dalle colonne di un foglio alternativo e rivoluzionario) che per risollevare il nostro paese bisogna curarne l’estetica (oltre a consolidare il patrimonio immobiliare, cominciando da quello storico, per metterlo in condizioni di resistere ai terremoti), gli italiani – complice il caldo, la miopia acuta e la proverbiale sventatezza – provvedono a una tempestiva redistribuzione della bruttezza.
E in Toscana ciò ha una sua logica, perché questa sarebbe la regione della bellezza, sarebbe la regione che ha sdoganato la campagna, la ruralità, l’agricoltura e i suoi prodotti tipici e naturali, ad una Nazione di cittadini che andavano al mare o in montagna e che alla campagna associavano solo povertà, solitudine, lontananza dal mondo attivo. E la Toscana è anche la regione che ha saputo riproporre valori antichi – ora più attuali e ambiti che mai – all’universo mondo!

Ma la Toscana ora deve diventare più brutta, per poter stare nella media nazionale. Lunghe strade costeggiate unicamente da noiose colline coltivate, da noiosi oliveti, noiosissimi campi di grano con vecchi casali noiosi, pievi noiosamente millenarie, file di noiosi cipressi, tigli, lecci, pini italici, finalmente si svecchiano, lasciando il posto a fabbriche, fabbrichette, capannoni, e, eziandio!, un po’ di distributori di benzina, gas, gasolio eccetera, di cui sentivamo acuta nostalgia (ma non avevano detto che la rete dei distributori di carburanti doveva ridursi? Ma nessuno è mai andato oltre le Alpi, dove prima di costruire in paesaggi molto meno pregiati di questo, ci studiano a fondo?).
Dunque finalmente opere per sviluppare il turismo e incoraggiare la visita: affinché chi viene in Toscana non resti sconcertato dall’eccessiva armonia e dall’innegabile, ma noiosa, bellezza del paesaggio.

Forse c’era bisogno di un distributore, forse le centrali a biogas servono per far diventare la regione un modello del “carbon free”, ma a quest’ultimo proposito consiglio di fare un giretto dalle parti di Grosseto Est per ammirare l’incoraggiante accoglienza consistente nella centrale a biogas, completa di cupola (!), piscina puzzolente, e traffico di camion che trasportano i materiali che la alimentano.

Invece, a proposito del distributore che ha già fatto tabula rasa di un bello scorcio di paesaggio laddove venendo da Siena si svolta a destra, dalla Cassia, per raggiungere Montalcino e le famose vigne, basta passare di lì e gettare uno sguardo, perché si capisca come un avvocato – Giancarlo Cignozzi –  amante del vino e della musica si sia sentito in dovere di chiamare un po’ di giornalisti e dichiarare il suo sconforto.

Nessuno dice che non si deve fare nulla, ma prima di consumare suolo, ambiente, paesaggio e risorse economiche, siamo tutti ormai convinti di ciò che ha scritto il Governatore Visco: “perché la nostra economia si riprenda bisogna incominciare a curare l’estetica del nostro paese”. Magari incominciando a ricordarsi che esiste una scienza in cui gli italiani sono reputati: si chiama urbanistica e serve a conferire un aspetto armonioso alle attività produttive, alle abitazioni, alle situazioni paesaggisticamente rilevanti, affinché si costruisca migliorando l’aspetto estetico di ciò che ci circonda, per non distribuire bruttezza.

3 pensieri su “Distribuendo Bruttezza

  1. Esatto, ed infatti il piano paesaggistico regionale e pure quello provinciale proibiscono le file di cipressi perché “banalizzano” il paesaggio. Il tutto approvato e controfirmato dalle nostre avanzate e progressiste amministrazioni, verdi compresi, come un asso essenziale della civiltà. Gli stessi fenomeni hanno deliberato che gli edifici in stile toscano o in pietra non s’hanno a fare più, sono edilizia “vernacolare” e devono lasciare il passo a acciaio e cemento. In Toscana siamo fantasiosi, e cosí abbiamo inventato la via di sinistra al cattivo gusto.

    • E’ una via “sinistra”, in cui partiti, partitini d’ogni colore e d’ogni inclinazione – verdi inclusi, certo, e da sempre! – si ritrovano d’accordo. E’ la via dell’affarismo più becero, di quelli che non hanno né arte né modo di guadagnarsi da vivere lavorando. E’ anche la via intrapresa dai troppi che non hanno ancora capito che la bellezza non è (solo) poesia, ma può anche dare da vivere. Siamo messi proprio male ..

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