Come parlare al muro

Parlate – parliamo! – al muro. Perché se gli andiamo vicino e lo guardiamo, possiamo accorgerci che è vivo – vivissimo -. Dunque non lasciamolo solo, non dimentichiamo quanto abbellisca la strada che esso costeggia. Adottiamo un muro; sarà un appoggio per le nostre esistenze frettolose e distratte; ci racconterà la storia di chi c’era prima, del lavoro di quelli che, con pochi mezzi e ancora meno soldi, si sono presi cura di un pezzo di collina, del margine di una strada, dell’intorno a sé, per non farlo decadere. Quel lavoro è’ un pezzo della nostra storia, una delle ragioni per cui il nostro paese piace così tanto – a dispetto di tutto ciò che, invece, lo fa andare in pezzi -.
Troppa nostalgia?
Macché nostalgia, è solo un po’ di obbligatorio senso estetico:e una doverosa salvaguardia del bello, in un paese che, pur cadendo a pezzi – fisicamente e moralmente (persino con l’aiuto di un terremoto) – dovrebbe avere un po’ più cura di sé stesso, ed essere consapevole di quello che deve evolvere, migliorare e innovarsi, ma sapendo distinguere ciò che va protetto e salvato.

Non credo che questo genere di esortazione significhi aver la testa girata verso il passato e la sua mera conservazione. Perché se parliamo di futuro dobbiamo incominciare a tenere da conto (anche) il buon gusto naturale delle cose. Osserviamo il valore che il tempo e la natura aggiungono a un muro, al modo in cui il tempo che passa lo arricchisce di presenze che non chiedono altro se non di essere lì. 

9 pensieri su “Come parlare al muro

  1. Nel mio piccolo lo sto già facendo, ovvero faccio manutenzione ai muri a secco esistenti e ne creo di nuovi per ingentilire certi scorci…… l’ultimo l’ho fatto dove era una discarica e ora c’è un bel vasone di panzè colorate, elicrisio, fiori di porro selvatico…….. e il famoso melo ucciso a colpi di pennata da un eroe notturno.

    • Caro Andrea, ho seguito le vicissitudini di quel muro e conosco il tuo straordinario lavoro! Ma non basta mai: per uno che sa e fa, ce ne sono dieci che non capiscono!

      • Silvana, òo so’ bene che facendo queste cose passo da bischero, ma mi sto accorgendo che la mia cura e le mie attenzioni per il luogo fanno proseliti.
        La cura del taglio dell’erba, la cura delle cose brutte che stanno male, il domandarmi pareri, il mettere fiori, il mio donare piantine di girasole a tutto (quasi) il paese per renderlo più accogliente e colorato per chi passa…
        Lentamente, ma alla fine l’importanza della cura e del rispetto di un luogo per niente banale e storico sta passando e si stanno creando le basi per fare muro di fronte a speculatori di passaggio che possono sempre arrivare a far ciccia di storie e luoghi che non potranno mai appartenergli.

        • Ma io sono molto d’accordo con te e con quello che fai. Purtroppo molti – anche persone che capiscono benissimo questo discorso – si nascondono dietro una specie di cinismo, per giustificare a se stessi la propria ‘assenza’. Poi ci sono i buzzurri che magari – loro sì – ti definirebbero bischero, perché non sanno neppure di che stiamo parlando…

          • Chi mi definisce bischero ha venduto l’anima al diavolo.
            Non perchè effettivamente io non sia bischero, ma perchè delle proprie radici e del posto dove vive c’è chi ha preferito l’unto del conto corrente che lascia dietro di se fra morti e feriti una grossa perdita di rapporti umani e grane con l’agenzia delle entrate 🙂

          • Andrea,credo sia vincente rendere partecipe,coinvolgere e informare la tua comunità su ciò che fai…per ricostruire un “tessuto” sociale disgregato e forse reso diffidente anche per ignoranza…Io posso donarti il “cielo stellato” di mia nonna,credo si chiami Astrix,ed è perenne…tutti gli anni rifiorisce da sè senza particolari cure…e diventa una “nuvola” di margheritine azzurre che insieme ricordano le stelle,tanto son fitte e poetiche…Un saluto

  2. …Amo da sempre i muri a secco e la pietra .Invecchiata dal tempo ,dal sole e dalle intemperie…E’ un microcosmo incredibile,che il vento ,portando i semi,ha aiutato a formare…E mi addolora l’incuria…e la disinvoltura con cui se ne tirano su di nuovi, senz’anima ,senza garbo né amore…Le pietre son vive e raccontano tante cose,.a chi non è sordo e cieco.Grazie,Silvana,x l ‘attenzione che hai x il nostro paesaggio,e grazie Andrea che lo curi Un saluto

    • Tanto per uscire un po’ dal seminato, chi conosce Pantelleria, ed è solo uno degli infiniti esempi del nostro paese, ha ammirato gli antichissimi terrazzamenti che ‘tengono su’ i suoi rilievi. Muri a secco che reggono le intemperie da secoli…ma ci sono infiniti esempi – e ancora alcuni in Toscana – di questo tipo di lavoro ingegnosissimo…

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