Snow News

Snow News. Un piccolo gioco di parole, un anagramma mancato, per sfottere un po’ chi pretende di ‘fare informazione’ parlandoci tutti i giorni della neve e del freddo, in inverno. Invece la neve ci voleva proprio, o almeno tanta pioggia. E il freddo più freddo deve arrivare proprio nei giorni della merla; se non ora quando? Il timore, invece, è che un gelo repentino, come annunciato, possa rivelarsi pericoloso per gli olivi. Speriamo che il cuore dell’inverno, oltre all’informazione, non geli anche il nostro cuore.

12 pensieri su “Snow News

  1. …eh sì, anche la neve ci voleva ma “est modus in rebus” …nel nordovest dopo un inizio di inverno con più di venti gradi alle 12, ci ritroviamo sommersi da un metro di neve e la prospettiva di temperature a meno quindici nel week end…le piante avevano gemme attive, i prati erano ancora verdi e la natura non ama certo questi fenomeni estremi, questi passaggi repentini, figli della rivoluzione che noi uomini occidentali abbiamo imposto al pianeta in duecento anni di sviluppo dissennato e che a Durban, abbiam capito, non verrà affatto corretto…

  2. Se finiscono per seccare anche gli olivi, hanno vinto un’altra volta gli importatori a mezzo navi cisterne di unto dal Mediterraneo a pochi centesimi il litro.
    Tutto prodotto in Italia naturalmente visto che ci viene importato e miscelato.

  3. Ho vissuto sui campi le due terribili gelate che accopparono gli olivi negli anni ’80 e ’90, erano altra roba. Anche perché arrivarono a marzo e natura non facit saltus; viti e olivi erano in boccio, mentre ora decisamente no. Ricordo l’Arno gelato con i bambini sopra, e la mia macchina solitaria spersa nel bianco abbacinante tra Montalcino e Trequanda mentre giravo ogni giorno per controllare i tetti delle nostre case; un metro e più di neve allora, non questi bruscolini. Tranquilli, godiamoci questa bellezza e scordiamo gli incubi cattivi.

  4. PS quando passate da Montisi fermatevi alla Madonina della neve, eretta per ricordare le due volte che nell’800 cadde la neve in agosto e non ci furono raccolti. Stessa cosa per la Madonna della neve di via Montanini a Siena, solo che l’anno era il 1715. Curiosamente nel ‘900, con tutto il suo inquinamento, non è mai successo. Che cosa bizzarra il clima, non è vero?

    • La grande gelata dell’ 85 venne di gennaio ed ebbe temperature a picco costante fra giorno e notte come quelle previste fra qualche giorno, e all’epoca le gemme e i vettini degli ulivi non erano esattamente pronti per partire come quest’anno con l’inverno mite come abbiamo avuto.
      Di madonnine nel caso si verifichi una nuova gelata e una strage di piante ne voleranno parecchie dato che a ben guardare l’agricoltura in generale non se la passa allegramente e c’è il grosso rischio che, tante realtà, o per debiti o per disillusione o mancanza fisica di fiato, alzino i battenti, con buona pace del paesaggio da buongoverno che sta lievissimamente campando di rendita, ma ha la neve alla gola.

  5. Non é proprio esattamente così, a gennaio 1985 ci furono quei giorni tremendi, ma quello che probabilmente seccó le piante fu un ulteriore colpo di gelo a marzo. Quanto alle madonnine della neve, le ho citate solo perché oggi è invalsa l’abitudine (insana) di considerare ogni evento come qualcosa di unico e gravissimo. Come se il mondo fosse nato oggi, e così vengono trenta centimetri di neve ed è la nevicata del secolo. Con il vino è pure peggio, abbiamo da venti a trenta annate del secolo ogni secolo. Ma chi si ricorda della siccità del 1980/1981? Per seminare dovetti comprare una fresa che spaccava le zolle dure come il sasso. Ma allora non si parlava di riscaldamento globale e di annate anomale, accadeva e basta. Quello che mi fa arrabbiare é la presunzione di poter capire tutto, la natura e la terra sono così immense che tante volte mi fanno paura e il pensare che delle formiche come noi possano riuscire davvero ad alterare meccanismi immani come il clima mi fa ridere. Tutto qui. Sono contro ogni inquinamento e sono lieto di vedere nelle mie campagne quanto tutto sia ogni giorno più sano, ma non ne facciamo una religione.

      • A Montalcino difficile un’annata non sia del secolo partendo già da maggio con gli annunci su tutte le gazzette.
        C’è tanta lolla dietro il mondo del vino che deve camapre sostenuta dagli sforzi delle viti, tutta lolla che non molla e ulula la sua ineguagliabile importanza nonostante nel vino non ci faccia niente se non cicaliccio.
        Speriamo più che altro passi l’onda di gelo senza danni, speriamo si riesca a far entrare in tante zucche che siamo a termine e si ha il dovere di curare e preservare ciò si è trovato non per farne una malattia, ma per rispetto a chi ce lo ha lasciato e a chi ci sarà in futuro.
        Si campa di rendita mostrando cipressini e dolci colline che hanno preso da un bel pò di tempo a scricchiolare sull’onda anomala del “tanto siamo in Toscana e gli altri un capiscan nulla”.

  6. Anche la Toscana, se non riempie la sua immagine di concretezza e verità, diventa retorica. I cipressi e il podere sul colle (che noi di fuori amiamo così tanto) restano desiderabili se – quando li avvicini e ci entri – mantengono la loro promessa, altrimenti sono solo chiacchiere che corrodono anche ciò che resta di vero. Questo vale per il vino, l’olio, i prodotti, l’accoglienza, la reale consistenza di tutto quello che proponiamo.
    La bellezza deve significare qualcosa, altrimenti è solo apparenza e non appaga più.

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