Erano le otto del mattino, un venerdì

“Un venerdì di merda”, gli ho sibilato al telefono, presa alla sprovvista dal suo annuncio, alle otto del mattino del due agosto, e mi è venuto il magone, anche se Piero mi ha fatto inferocire più volte. Segnatamente, ogni qual volta si è esibito nella sua specialità – il “va avanti tu che mi scappa da ridere” che è stato il leitmotiv di questi ultimi anni –; poi però il suo vino è stato capace di parlarmi delle qualità dell’uomo e rivelare a tutti i suoi pensieri: quelli che l’hanno portato a legarsi a Montalcino con la passione che gli viene dalla Maremma dove è nato. A Montalcino ha costruito Poggio di Sotto con determinazione e con il forte pragmatismo cresciuto in lui durante una vita di lavoro nel vero nord, in quei paesi dove per la Maremma è naturale provare nostalgia, ma intanto si sta lì.
Con i suoi, quasi quotidiani, impietosi commenti alle vicende nostrane mi ha incrinato la visione troppo idilliaca (secondo lui) che ho di questi luoghi. Il suo “me ne vado” viene da lontano, dalla distanza culturale, tra lui maremmano con idee svedesi, e il contesto, appassionante ma poco pragmatico –.
Il vino nasce nella vigna – mi dicono – ma, io m’immagino, anche dall’occhio del padrone, quello che non ingrassa solo il cavallo, ma anche la lepre che abita nella sua vigna..

17 pensieri su “Erano le otto del mattino, un venerdì”

  1. Piero Palmucci ha lasciato fisicamente Poggio di Sotto.
    Molti si porranno domande sul futuro di quel meraviglioso vino (“il vino è al sicuro” mi ha detto Piero).
    Io penso alla famiglia di lepri che ogni tanto attraversano la strada tra le due vigne, salendo al Poggio di Sotto.

  2. Piero Palmucci e sua moglie al vinitali.
    Ovvero l’eleganza e la signorilità di due persone offrono un assaggio del loro Brunello a scalcagnati come me o all’importatore importante con lo stesso stile, grazia e parole per ognuno.
    Vino incantevole.
    Come sarebbe il signor Palmucci ha lasciato Poggio di Sotto?

    • Caro Andrea, Palmucci ha venduto il Poggio (di Sotto), e tutti noi appassionati del suo vino siamo rimasti come Berlusconi quando pensa all’Italia.
      E, no!, non è Palmucci con moglie: Palmucci è quello in mezzo, e non ha moglie al momento, mi pare…

  3. Penso di considerare il suo Brunello tra i migliori, se non il migliore (dubbio che non ho sul Rosso, che ho sempre considerato quasi un altro Brunello).
    Tutte le volte che ci ho parlato, è stato sempre un piacere ascoltarlo, anche al Vinitaly, quando lo si vedeva parecchio “incazzoso”, ma poi era sempre disponibile a parlare con noi appassionati. Peccato…stasera guarderò con ancora più rispetto le sue bottiglie e magari se ne stapperà una

    • Caro Max, il Piero Palmucci afferma che il vino prosegue ‘come se lui fosse lì’. Un bello stimolo per la nuova proprietà. Io mi limito a tener strette le bottiglie acquisite e a pensare alla famigliola di lepri che mi parevano ‘le portinaie (ovvero le custodi) di quelle vigne!

  4. Intanto un saluto a te, Silvana. Cosa che non avevo ancora fatto qui sul tuo blog. Con tanta, tantissima stima e affetto 🙂
    La notizia era attesa, da un pezzo che Piero voleva mollare. Non lo so se non cambierà niente con gli svizzeri. Dubito che resti tutto identico. Sono straconvinto che, come i padroni e il loro cane, il vino rispecchi molto il carattere del produttore e tenda ad assomigliargli. Dubito che un cambio di guardia non porti alcuna modifica, particolarmente nel medio termine. I vini di Pero li ho sempre considerati molto buoni e un po’ cari. Però hanno fatto la storia recente di Montalcino e meritano massimo rispetto, lui e i suoi vini.

    • Caro Davide, mi fa molto piacere un tuo commento (e soprattutto la tua attenzione); non sarà, non è, un wine-blog, questo, piuttosto un luogo in cui dar conto di sentimenti, pensieri e riflessioni.
      Naturalmente, dato che la campagna da cui scrivo è quella in cui nascono alcuni vini a cui mi sono affezionata, qualche volta mi scivola il piede sull’argomento.
      A proposito di cani che vengon su con la stessa espressione del padrone – cosa che ho ben avuto modo di notare più volte – anch’io penso che sullo stesso pezzo di terra, con le stesse tecniche e gli stessi criteri, la stessa cantina e le stesse botti (e che dire della gente), non necessariamente proviene lo stesso vino…
      Staremo ad assaggiare; Piero, che resta un uomo dal carattere non facile, qualche volta intrattabile, spesso diffidente, generalmente scettico e disincantato, ha avuto un rapporto speciale, con quella sua terra.
      Io l’ho conosciuto nel 1995, negli anni d’esordio, e ho sentito la sua sofferenza, i problemi che si poneva, gli sforzi per far capire alle sue vigne che cosa voleva da loro – chiarendoselo lui stesso, mano a mano – .
      A voler essere ottimisti, magari il nuovo proprietario ha un suo modo particolare di guardare alla terra: non so, non lo conosco.

  5. Il suo Rosso del 2002 e’ stato esemplare (era destinato a Brunello, ma ha interrotto la maturazione per imbottigliarlo subito, tant’era buono quel sangiovese fresco, ma profondo) e non ne ricordo un altro migliore. Pensate che l’annata era di quelle… un bel po’ diverse, eppure ha fatto un grande vino. della serie: quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Ricordo molto volentieri la prima frase che gli dissi quando lo incontrai al primo MiWine “Finalmente, Poggio di Sotto!”. Sono dispiaciuto che se ne vada fisicamente, ma un pezzo d’uomo così forse voleva finire imbattuto sul ring ed ha percio’ chiuso prima, da vincente, la carriera. Sono, a dire la verita’, anche commosso. Non ho piu’ parole, ma un nodo in gola. Riesco soltanto ad aggiungere i miei migliori auguri per chi gli subentra, sperando che riesca a continuare quel leggendario Poggio di Sotto facendo dei vini con l’anima, come li ha sempre fatti il maestro Palmucci. Mannaggia, anche le lacrime sulla tastiera…

    • A me manca già la sua ‘rottura’ quotidiana, un po’ celata, come una di quelle tarme che ti perforano i golfini anche quando ce li hai addosso. Ma mi ha promesso che, appena ripristina i suoi telefoni tornerà a farmi una ‘striscia quotidiana’!

  6. Piero Palmucci lascia un vuoto che solo in parte potra’ essere riempito….penso a pochi ma illuminati produttori con vigne ottimamente posizionate…”e non solo perche’ ricadenti nel territorio di Montalcino….”….penso a Stella di Campalto, a Francesco Leanza, a Riccardo Campinoti, Gianni Pignattai,e pochi pochissimi altri…..ecco con loro il futuro di Montalcino e’ in buone mani…..

    P.s.
    avendo diversi conoscenti e pochissimi amici a Montalcino, devo dire che ho assistito a un buffo teatrino in perfetto stile italietta…..diversi “cari” colleghi hanno subito dato in pasto alle cronache la notizia della vendita prima ancora che i diretti interessati lo facesserro…..quasi a cantar vittoria…quasi a dire….”ora che si e’ levato di torno….il piu’ fico del cucuzzaio saro’ io…..”

    • Be’, succhiare la ruota è uno sport largamente praticato. Piero è un uomo con molti difetti, tuttavia sono proprio “quei difetti” che hanno prodotto “quel vino”. Ognuno di noi ha un suo motore particolarissimo…, quanto ai “cari colleghi”, Montalcino riproduce perfettamente certi mondi conosciuti, antan o recenti, con delizie e viltà, che deliziano e avviliscono l’esistenza di tutti noi che ci stiamo.
      Certo, chi resta qui ha un compito ancora più preciso, ora: remare vigorosamente e non addormentarsi su qualche recensione favorevole, o qualche benevolenza giornalistica. Se si vuole che quei tre o quattro uomini grandi che hanno negli anni insegnato al mondo la grandezza di questa terra, bisognerà che molti si rimbocchino le maniche e non pensino solo alla gloria. E bisognerà anche che tutti – ma proprio tutti tutti – non pensino solo al business, che da solo brucia e basta. Senza passione è come essere senza sangue.

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