Una Vigna come Antidoto

Non ho vigna né ho mai piantato una vigna, ma ho partecipato, da vicino, ai passaggi che occorrono per farlo e conosco, in prima persona, quel senso di esaltazione che ti coglie – quando pensi che niente potrà frapporsi tra te e il tuo disegno – al momento dello squadro o a una delle fasi preparatorie. C’è chi parte in quarta e chi – anche se non vede l’ora – medita a lungo ogni scelta, vuoi per ambizione (di avere il meglio vigneto possibile) o per abitudine a decidere con una strategia in mente.
E quest’ultimo è il caso di Chris – un entusiasta meditante – una persona davvero singolare tra quelle che incontro da queste parti. Chris avrà una vigna e ha un disegno in mente, qualcosa che si intravvede ma che condivide solo fino a un certo punto con gli altri. Oggi abbiamo pranzato insieme – io, lui e Stefano – bevendo dei vini naturali francesi e parlando animatamente di vino (di cui sono incompetente), della sua vigna e dei vini biodinamici (di cui siamo tutti e tre fan).
Sta aggregandosi un po’ di gente intorno a questa bio idea – non solo viticoltori , ma anche gente che di vino non sa nulla – non solo perché l’ecologia è un tema generalmente (e molto genericamente) tra i più sentiti, ma anche per via del ‘vento nuovo’ che agita i pensieri delle persone, man mano che si vanno scoperchiando tutte le brutture di politica e business.
Costruire una vigna (lo sapevate che ci vuole una vera e propria licenza edilizia? L’Italia è un paese complicato, e qualche volta ridicolo), ma anche solo l’idea che qualcuno lo faccia, è un bell’antidoto alle schifezze di cui ho letto oggi sui quotidiani.

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