Sogni (propri) e affari (degli altri)

Avrei dovuto intuirlo da uno dei primi episodi – vissuto in prima persona – capitati dopo il mio trasferimento tra le verdi colline e la grande montagna, in mezzo a un mare di vigne.
Correva il mese (e il giorno esatto) in cui mi fu accreditata la prima mensilità della pensione di vecchiaia, guadagnata in quasi quarant’anni di lavoro; col senno di poi avrei dovuto chiedere che mi fosse accreditata sul mio ‘conto di città’, ma mi era sembrato più agile averla lì nello sportello rassicurante del villaggio (come se tutto ciò non fosse poi una manfrina). Forse averla lì – la pensione – mi faceva sentire meno pensionata e più vacanziera (Tremonti, già in politica, ancora scriveva sul Corsera).
Era quasi mezzogiorno ed era aprile – che come ormai sanno tutti ‘è il più crudele dei mesi’ – e io attraversavo la piccola piazza del villaggio abbastanza pensierosa per la mia nuova condizione (di pensionata) che pareva negarmi la capacità di intraprendere (chissà poi perché, ma agli stati d’animo si comanda poco). Tuttavia sentivo che stavo raccogliendo i frutti di tanti anni di lavoro – interessante, anche divertente, ma non privo di aspetti sconvolgenti – e forse ero arrivata al momento di fare un bilancio della mia vita.
Il bilancio, invece, fu eseguito con azione tosca e fulminea da una signora vecchiotta e intraprendente, una paesana sempre ben stirata e comandina, che attraversava la piazza in quello stesso istante e che, incrociandomi, si espresse così: “ Oh te, ‘un morirai mi’a di fame con hodesta pensione he ti ritrovi!?…”.
Oplà. Primo ribaltamento di fotogramma; prima volta in cui m’è capitato di trangugiare a vuoto, come se gli anni di allenamento in azienda – trascorsi col kriss malese tenuto saldo tra i denti – li avessi passati a coglier margheritine. Prima volta in cui la ‘filiera’ mi si manifestava nella sua immanenza.
Perciò non mi stupisco più se un signore vende un’azienda a un altro signore e un bel po’ di gente (tra cui certamente la signora vecchiotta di cui sopra!) è al corrente non solo dell’importo esatto del corrispettivo – utile da sapere anche per capire gli andamenti di un certo mercato (o forse la reputazione del signore in questione e quella del prodotto aziendale) – ma anche della situazione debitoria (al centesimo) dell’azienda venduta, delle condizioni di pagamento particolari inclusi.
In campagna si coltivano i sogni. Sugli affari degli altri.

5 pensieri su “Sogni (propri) e affari (degli altri)

  1. …è vero Silvana, laddove -obbligatoriamente- campagna coincide con profonda provincia, a viverci si sprofonda in una dimensione ignota ai meneghini molto metropolitani. Non è esattamente quanto di più gradevole ci possa essere accaduto, ma transeat…chi non va mai al cinema o a teatro, non ha altra distrazione che farsi gli affari altrui. Son dunque solidale con te, of course, qui dal profondo Monferrato…

  2. Ci stiamo evolvendo a grandi passi trasferendo in campagna lo stile e l’agro vivere della città dove gli argomenti di conversazione si contano sulle dita e passano invitabilmente sul tempo, sui soldi ecc. per ora ci si risparmia il traffico, ma piano, piano, non ci faremo mancare neanche quello per non avere complessi di inferiorità con le in città.
    I

    • Non sono d’accordo, caro Andrea, non del tutto!
      Che in campagna si tenda ad inseguire modelli cittadini è innegabile: ma solo quelli retrivi, quelli che appaiono in superficie (i soldi, il business, appunto).
      Ma in città c’è anche dell’altro; lo scrivo da cittadina (non nostalgica) che ha scelto la campagna, per ciò che essa può dare, senza deformazioni imitanti la città. In città ci sono anche ‘canzoni’ diverse: è ineluttabile che sia così, perché i numeri / presenze rendono conveniente (perciò possibile) apporti culturali, sociali e persino affettivi.
      Anche per ciò che riguarda le ‘diversità’, in città si diluiscono e si apparentano e trovano cittadini più aperti (o più chiusi) e le opportunità si moltiplicano e si collocano.
      E’ che siamo tutti impreparati a cogliere le vere ragioni della campagna, anche per i giovani.
      Sotto la testatina di questo mio bloggino c’è un testo: esso fa parte de “La Dichiarazione di Cork per la priorità delle Aree Rurali d’Europa”. Qualcosa che nel 1996 era stato acutamente prefigurato dai politici europei. Qualcosa di cui l’Europa ha dimenticato il senso che io – nel mio piccolissimo – vorrei contribuire a rilanciare.
      E’ un senso della ruralità davvero aperto e futuribile, prezioso per i giovani e per tutti gli uomini di buona volontà. Persino per le donne!!!

  3. Mia cara Silvana, certe volte mi fai proprio sorridere. Ma dove credevi di essere emigrata, in paradiso? Questa e’ la bella Toscana e per il paradiso, a Dio piacendo, ci sara’ tempo. Ti ricordo che mi devi una cena, da annaffiare rigorosamente a Rosso di Montalcino. Sangiovese puro, ovviamente.
    PS potevi anche informare che hai fatto un blog, benedetta donna!

    • Il blog è ancora imbastito. Ho ambizioni estetiche e vorrei inserire immagini. Ma sto prendendo le misure…
      E te pareva che non ‘aprissi’ un blog?
      Quanto alla cena: vabbè, mi ricordo. Scegli il Rosso e si fa!
      Ciao e grazie per l’intervento.

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