Così svanisce questa estate

DSCN0608Faccio i conti con la voglia  di disegnare sfidando la luce mobile che cambia il paesaggio, minuto dopo minuto. Seduta sul muro che circonda il piccolo paese e accoglie chi arriva cercando visioni esclusive, sono costretta a vedere quello che l’Europa degli europei riesce a combinare, cercando parcheggio in un minuscolo villaggio, fiduciosa nell’impunità garantita dalla distanza linguistica (nel caso, siamo tedeschi), … e intanto apre il cofano e si cambia le scarpe (curioso: ho visto tantissimi automobilisti cambiarsi d’abito al parcheggio) per andare al ristorante. Turisti di un’era diversa di cui ci stiamo appena accorgendo; un’era invadente, che ci toglie tutto in cambio di pochi soldi spesi; a meno che qualche amministratore illuminato capisca qual è l’altra invasione da affrontare, anche se è scorretto parlarne in questi termini.

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L’estate ha già un odore diverso e la luce parla già di vendemmia: i giochi sono fatti, lo leggo in mille piccoli segnali che trapelano da tutto quello che succede nella giornata. Ancora una volta mi soccorre il contatto con la terra e con le sue pulsazioni. Stasera torno a raccogliere le more, un’altra metafora che diventerà un aperitivo succoso; chiacchierando davanti a due bicchieri di bianco e una ciotola di more appena raccolte si può immaginare di fare qualcosa per migliorare un pezzo di mondo. Se non succederà rimarrà l’idea di averci provato, il ricordo della camminata nel tardo pomeriggio, con l’aria tiepida e un po’ umida tra gli sguardi sperduti di quelli che tornano in città e la dolcezza dei piccoli frutti che ho raccolto..

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