Iris e gigli bordano la Costaccia

E viburno e intrecci d’uva prelibata, e grandi alberi da frutto e ortaggi; e grandi querce e filari di viti ben potate. E kaki che d’inverno sfamano uccelli intirizziti e cespugli di rose ben zappate. E pesche bianche profumate. Per anni i viaggiatori hanno frenato per guardare meglio sporgendosi dai finestrini. Non so quanti hanno potuto memorizzare tutti gli elementi che creavano armonia, ordine, senso di un lavoro che non ha mai fineDSCN2647, fino al termine dei propri giorni. Così ricordo i tre Fagnani della Costaccia, primo incontro ospitale in questa terra ricca e difficile: un fascio di canne appoggiate a un olivo o a una quercia, con un’impronta inconfondibile. Per me ricordi di una gente che ha dormito in terra cedendomi il letto per non lasciarmi sola in prossimità del parto. Le foglie secche degli iris incendiate con sapienza, per lasciare posto a quelle nuove che verranno. Ora mi capita di incontrare Lola con andatura vietnamita – che torna dall’orto della fonte – di notte in sogno, ma qualche volta di giorno dietro la curva, improvvisamente. Il lungo addio dei tre Fagnani della Costaccia è finito stanotte con il volo di Sergio alla sua vigna. Gigli e iris pazienteranno borbottando la loro preghiera….

I Fagnani operosi che per tutta la loro vita hanno smentito la loro etimologia.

http://www.vinoalvino.org/blog/2014/03/il-vino-le-rose-e-tutto-il-resto.html

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