Nuovi Paesaggi, per modo di dire

Ve ne siete accorti? Mentre la finanza cambiava il nostro mondo, le nostre vite e poi, di conseguenza, il modo di sentirli e di ‘percepirli’, alcuni caballeros hanno sellato cavalli freschi, indossato nuovi costumi di scena e ora cavalcano lanciando grida sonore, tra queste “Paesaggiooooo!” oggi è lo strillo che va di più. Si può proprio dire che la parola ‘paesaggio‘ vada per la maggiore, e fa niente se chi la pronuncia oggi fino a ieri sghignazzava, trattando da mentecatto chi sottolineava il valore etico e anche economico del paesaggio, un bene che finisce, se non se ne ha cura.

Mano a mano che gli effetti perversi della crisi, e la superficialità con cui è stato affrontato un cambiamento annunciatissimo, colpiscono i fatturati, ci si rende conto che chi segnalava il paesaggio (e tutto ciò che contribuisce al suo permanere e al suo divenire) come un capitale da tutelare, non è un fesso: e chi sottolineava le nuove sensibilità che si affermano nei “consumatori” più colti (che diventano sempre più selettivi), è attento e informato, e ha anche antenne più lunghe di chi ha avuto in mente solo il ‘bottom line’ e ha creduto che il cosiddetto “sviluppo” fosse davvero sostenibile.

Non so se le new entries dei paesaggisti “de noatri” credano davvero alle parole che stanno inserendo nei loro discorsi, non so nemmeno se abbiano capito che senza storia non si fattura. Ma sarebbe bene che tutti quelli che finalmente si stanno spostando su questa riva, capiscano anche che il “cliente” ora vuole che la storia sia vera davvero, e non sia il solito copia-incolla di parole orecchiate e rifritte, come siamo stati abituati dalla politica d’accatto.