Io non so chi sono io

Di solito è meglio scrivere di mattina: resta la traccia dei sogni e poi qualcosa di fresco affiora tra una parola e l’altra. Al mattino folate di parole mi frullano intorno e non sempre riesco a fermarle; anche se raccomando di restare: c’è troppo vento, troppa luce, troppo tutto. Il mattino è il momento più bello, ma non subito: dapprima può sembrarti difficile, ma se ti agiti un po’, ti scuoti e ti riscuoti e ti pensi come un contenitore – non solo succhi gastrici, saliva e tutto il resto -, ma come una fiala, una fiasca, in cui far stare o mettere insieme a quello che già c’è, tutto quello che arriva, con il tempo e la pioggia o a folate, appunto, parole, sabbia, foglie, pensieri, gocciole e prima colazione.

Ma prima è meglio muoversi, uscire, guardarsi intorno; finire di disintontirsi e incominciare a stupirsi; non sapere se hai “le ali ai piedi” e pensare di stare attenta a non prendere una storta (non c’è mica la mia fisio a miracolarmi, qui). Invece il ritmo non include la scrittura; scrivo da seduta e non va bene: il mattino vuole movimento, solo muovendo le gambe si mette in moto la testa, lentamente (ma invece sembra che tutto accada così in fretta) le idee rientrano negli appositi alloggiamenti e si mettono quiete, spesso cambiano significato, a volte impallidiscono, altre volte addirittura scompaiono senza lasciare il minimo segno. Tutto sembra normale, ma poi ti trovi a camminare e guardi la gente in controluce e vedi come il sole mangia i contorni e li fa baluginare, affondi in questa visione e ti viene da pensare se gli altri ti vedono come tu vedi loro. E magari pensano a chi sei e si raccontano delle storie, come fai tu. Di mattino, prendendo a prestito una vita.   

2 pensieri su “Io non so chi sono io

    • cara Isa, lo spaesamento mi pare un luogo comune. Nel senso che ci si ritrova in molti. E ci si perde dentro. E non sempre ci si ritrova … a presto. Vengo a perdermi un po’.

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