Fare, disfare, illuminare

RSCN8394Guardare, vedere – tutti lo sanno – sono due azioni diverse, con due diverse conseguenze. Non solo vediamo raramente “la trave” nel nostro occhio, ma a volte non vediamo nella giusta luce quello che ci circonda. Può dipendere dalla stessa luce (“godere di luce riflessa” e innumerevoli modi di dire lo suggeriscono), oppure dalla nostra psiche che riflette visioni, parole e pensieri a modo suo.

Ci sono quelli che ‘quest’oggi ha sbagliato pasticca’ (e vedono in modo stralunato), come mi dice un amico romano, con quel cinismo utile a sdrammatizzare la vita quotidiana; ci sono quegli altri che hanno le ‘fette di prosciutto’ (magari ricavate dal proprio piede di porco) sugli occhi e non ci vedono affatto, ma descrivono cose mai viste.

Un poeta dalla vita controversa, conosciuto per lungo tempo, mi aveva messo nella categoria di quelli che hanno l’occhio come quello delle mosche … è passato molto tempo da allora, e quando ho “guardato” il cipresso solitario che resiste nel paesaggio lungo la strada che scende da Montalcino a Torrenieri, mi è parso di “vederlo” attraverso un velo di lacrime. Mi sono affidata alla tecnologia giapponese capace di sana obbiettività alle emozioni e ho scattato. Ho capito che non erano lacrime ma un fiume di pioggia che batteva sul vetro e raccontava tutt’altro. Mai settembre è stato così poco retorico: niente tepori, niente sfumare dell’estate, niente sfolgorii da ricordare per intiepidire i mesi bui a venire.

Siamo passati dal caldo “sopra la media” a un clima che gela un po’, ma che ha anche il merito di riportare alla realtà, dopo un’estate eccessiva. Come in un’immagine o nei suoni, sono le differenze – qualche volta i contrasti – che aiutano a mettere a fuoco, guardando, e a vedere più chiaramente. Non solo come metafora, ma proprio nel quadro delle cose che accadono. Così una bella amicizia, ritrovata, può illuminare e scaldare; e aiutarci a vedere e apprezzare la differenza, tra sentimenti diversi e non tutti luminosi.

 

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