Il Tasso che interessa è quello d’interesse

DSCN7896

Se mi metto a cercare in rete la traduzione di “tasso”, inciampo immediatamente nella voce “rate”; voce che non mi molla più e mi viene declinata in mille modi di dire, tutti legati strettamente al mondo della finanza. Ma io invece cercavo la traduzione di “tasso”, inteso come meles meles, della famiglia dei mustelidi, e prima di trovare la parola inglese – “badger” – che traduce correttamente l’oggetto del mio interesse sono costretta a un percorso così lungo da indurmi un pensiero – forse banale, ma non certo scontato – che mi fa sorridere un po’ amaramente.

Se invece di cercare on line la traduzione, avessi fatto la ricerca consultando uno dei corposi volumi che ormai impilo, in casa, creando torri di carta nostalgiche, le cose si sarebbero svolte molto più correttamente – dal mio punto di vista – e avrei trovato facilmente le diverse accezioni della parola in questione.

Vivo in campagna e come tutti i viventi contemporanei conosco e subisco il ‘tasso d’interesse’, ma ho anche l’opportunità straordinaria di incontrare il tasso, animale interessante e (per chi è vissuto lungamente in città) quasi esotico.

Quest’anno ho anche incontrato ben due latrine di tasso, cioè dei buchi nel terreno che il mandiboluto animale scava per depositarvi le sue feci; e siccome nella mia camminata mattutina, tornando verso casa compio spesso lo stesso percorso, ne posso anche osservare l’interessante evoluzione. Sono certa che uno di questi giorni (o di queste sere) incontrerò pure l’animale e mi terrò a rispettosa distanza, perché il tasso – inteso come meles meles, o  anglofonicamente badger – è schivo, come tutti gli animali selvatici, ma anche poco cordiale.

Ma a proposito della parola, del suo significato e dei viaggi che una parola compie, intorno al mondo ma anche nella nostra mente e nei vissuti collettivi, facevo stamane una considerazione. Dicono che il mondo che io conosco – quello di carta e di parole sulla carta – sia finito; finito io non so, ma certo è molto cambiato (esito però a definirlo un’evoluzione). Penso spesso, con un certo candore, che l’ingresso della tecnologia – in questo caso il mondo digitale (con un po’ di pressapochismo) – sia un arricchimento, una comodità in più; ogni tanto invece devo prendere atto che è proprio un cambiamento di sguardo, talvolta universale.

Il ‘tasso’ che defeca nei buchi che scava ai margini di radure (tornando sempre lì a farla, dicono gli etologi) interessa ben poco, perché è qualcosa di infimo, rispetto all’altro tasso, quello d’interesse, o d’ascolto, o di qualcos’altro. E’ sempre una percentuale e mai un animale. Forse perché la natura è ancora qualcosa di scontato, di preesistente – uno scenario ininfluente in cui vivere -: la natura è tutt’ora l’ultimo dei pensieri nel mondo governato dalla finanza. E dal tasso d’interesse.

Rispondi