Camino Real

Fiumi di inchiostro, ma anche di lacrime, lacrime di nostalgia, per un tempo che visto da qui pare ormai irraggiungibile. Un tempo che non tornerà mai più, nemmeno per i figli. Il terremoto in Messico, di cui ho sentito stasera alla radio, con Città del Messico già scossa dalla morte del grande Gabo mi ha fatto tornare in mente la sua raccomandazione per la scelta dell’albergo – “Macché Sheraton, porta ancora i segni dell’ultimo terremoto, ha crepe profonde sessanta centimetri; devi andare al Camino Real, è l’unico albergo sicuro, e ricordati la città è costruita sugli orti galleggianti degli antichi abitanti che vi coltivavano il mais, anzi il teosinte – l’antico grano basico (forse l’equivalente del nostro triticum progenitore del frumento) – ed è su quelle colture interrate che hanno costruito i grattacieli odierni”. Marquez mi guarda dalla maquette posata su una libreria qui accanto; capisco, gurdandolo, che sono troppo impressionata da questa morte divenuta il punto alla fine di una frase. Resta il consiglio: dormire al Camino Real, che è anche un bel nome, reale in tutti i sensi, anche quelli sconsigliati dal buon senso …

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