Tita, civiltà di Montalcino

Magari vai al Consorzio del Brunello – per vedere da vicino l’effetto che fa – oppure in Comune, per uffici. Attraversi la piazza, sempre abbastanza trafficata, con passanti e qualche auto e un grappolo di turisti un po’ incerti: c’è il sole – una rarità, quest’anno – e vorresti trattenerti all’aperto, per sentire la tua pelle che si scalda, come capita all’inizio dell’estate. Lui è lì, con la bella faccia incoronata da un cappello chicchissimo, le bretelle impeccabili e la cravatta sapientemente annodataDSCN5687DSCN5688DSCN5700DSCN5689DSCN5693DSCN5699DSCN5708. Sono anni che lo vedo.

 

 

 

 

Con un ritmo pacato e continuo, pianta, zappetta, ripulisce, pota, sistema e aggiusta. Il roccolo di turisti si accomoda, un po’ sparpagliato, sulle panchine tra le aiuole trabordanti; dal bar di fronte esce un sottile aroma di caffè e va a mescolarsi con quello dei fiori di un arbusto che mi ricorda l’infanzia. Un bambino parlotta con Tita – l’uomo dei fiori -; la mamma gli sorride, io finalmente gli ho chiesto come si chiama e cerco di fotografarlo mentre si affretta a piantare delle tagete accanto a un ciuffo di campanule azzurro intenso: i colori di un “quartiere”, mi dice poi. Uno sguardo sorridente, senza compiacimenti, mi lascia intuire l’interesse per gli altri, lo spirito cordiale, la serenità d’animo. Chissà se Tita ha altre storie da raccontare; oltre a quella che racconta con il suo giardino che ci migliora l’umore e ci parla d’amore?

4 pensieri su “Tita, civiltà di Montalcino

    • E molto diverso da te, tuttavia ti somiglia molto per lo “slancio tranquillo”. Gli ho parlato solo ieri ed è impressionante l’assenza di aggressività, l’occhio calmo, senza buonismi… è persona civilissima. Fa ciò che fa perché gli piace e ci si riconosce; non lo farebbe se disturbasse la comunità. Straordinario davvero.

  1. Il Tita è una gran persona che, come tantissimi veri montalcinesi, è assolutamente come gli pare. Chi ha conosciuto solo il Montalcino dell’era del Brunello difficilmente lo potrà capire, ma questa è una terra di gente civile, ospitale, per nulla provinciale ma assolutamente coerente con quello che ha deciso di essere. E ne è un grande esempio la Tita, con il suo curatissimo (e molto kitch) giardino pubblico, le sue giacche e le sue cravatte e il suo passato di lavoro in giro per il mondo fatto sempre con enorme dignità, in tempi molto più difficili di quelli di oggi. Capisco che per chi ci viene ora è difficile crederlo, ma il Brunello e questa bella terra non sono frutti della natura, nascono solo ed esclusivamente dalla testa di questa gente. Che è un po’ kitsch, un po’ come gli pare ma molto civile e a volte capace di una genialità che sorprende.

    • Ma non è così kitsch il giardino del Tita; anche i nanetti vi trovano il loro perché – nella bimba a cui (io credo) stanno raccontando una fiaba -.
      E il suo tratto sereno e civilissimo non mi stupisce – non dimenticare che ho conosciuto una Toscana ben diversa – sono più sorpresa quando inciampo (può succedere anche a Montalcino) nella maleducazione e nella volgarità.
      Viva il Tita, dunque, che mostra i tratti più legati alla cultura locale.

Rispondi