C’è Montalcino ctonia nei vini con l’anima

Micro e macro li puoi esplorare con grande godimento, a Montalcino; e li puoi bere in alcuni tra i grandi vini – grandi senza grandeur -, magari tutti diversi tra loro, ma tutti pervasi da passione e conoscenza. Conoscenza ricercata per passione, passione che si accende tramite la conoscenza.

Da laica non astemia, penso (e non sono sola a pensarlo) che quell’anima evocata a parole, che però non si limita alla parola, è una sorta di vibrazione (non serve esser “di cultura” per sentirla, o aver letto libri) che avvertono quelli che sono capaci di emozioni, che non hanno paura di sembrare ‘deboli’ o non sufficientemente machos (donne incluse!); quelli che non vanno dietro ai grandi marchi, (però qualche grande marchio può benissimo commuovere con un grande vino). Quelli che non hanno in mente, unicamente, di tirare a casa – costi quel che costi – unicamente, il fatturato.

E bisogna dire che essere ‘piccoli’ non basta, e nemmeno essere ‘autoctoni’ o ‘veri contadini’; non sono queste le condizioni necessarie e comunque non sarebberoDSCN5620 sufficienti. Mi è venuto in mente leggendo certe poesie della Bachmann, sull’Italia. L’ho capito leggendo e bevendo (anche oggi, con due amici affettuosi), qua e là, nella scelta che la terra di Montalcino offre a chi ha sensibilità e, o, interesse per la conoscenza e voglia di capirne la parte ctonia, quella che sfugge a chi rincorra (ancora?) solo gli aspetti più mondani e superficiali del piccolo miracolo di questa grande terra.

Non basta la parola, non basta un’etichetta – che sia dimessa o sontuosa – non basta raccontare una bella storia, non basta dirlo perché sia. Nei vostri vini vogliamo sentire, in silenzio, la passione e il morso. Leggere la Bachmann,  che ha vissuto, conosciuto e amato la parte più profonda, recondita e sotterranea della terra italiana. Leggere, bere, sentire, capire. Ogni sorso un piccolo miracolo che si racconta, in silenzio. Il fatturato è una conseguenza dell’amore.

4 pensieri su “C’è Montalcino ctonia nei vini con l’anima

    • Tre righe di poesia al giorno, o di “auto-poesia”, ispirano il vignaiolo. Quello grande e quello piccolo. La poesia è un ponte tra diversità, è tensione verso, è la voce che si permette di cantare quello che non osiamo dire, magari per timore di essere ridicoli. La poesia è vicinissima alla terra. Capita, bevendo qualche vino, di incontrarla

    • Sì. Uno ci ritrova un pezzetto di sé che magari non ha saputo esprimere, o sentimenti difficili da tradurre in parole. La poesia può dare voce all’angoscia e alla disperazione, ma anche – come nel caso della Bachmann (o di Bonnefoy) – aiutarci a riconoscere un bene comune, nelle sue profondità, là dove la nostra società superficiale tira via. So che molti direbbero che la sto ‘menando’, come si dice nel mio luogo natio, tuttavia vivere e (anche) lavorare più consci di quello che sta sotto i nostri piedi e intorno a noi, e invisibilmente alle nostre spalle, ci dà, ci darebbe più coraggio.

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