Addio Toscana Felix

Ho incontrato il Mariotti Mauro brava persona, uomo serio con oliveto in quel di Seggiano, un suo tesoro a cui lavora con dedizione (è pure andato a studiare, tanta è la passione per l’olio e per le sue olivastre seggianesi); Mariotti mi ha regalato un flacone da 275 cc dell’olio che ha appena fatto e io me lo sono portato a pranzo. L’ho pure fatto assaggiare a Stavros e a Filippo che hanno apprezzato e in via del tutto eccezionale mi sono fatta una fettunta, che non so se richieda l’apostrofo o se sia un quasi-neologismo.
Ho pensato ”toh! Toscana felix funziona sempre, anche in giornate grame come queste, in cui cerchi rifugio e consolazione nei piccoli piaceri della vita”; invece “la Repubblica” faceva capolino, accanto al piatto; e sul quotidiano si intravedeva mr banana, alias signor B, disegnato da Altan. Stava lì a fare da parafulmine per la tempesta reiteratamente annunciata e sventolata, che somiglia sempre più alla favola di Pierino e il Lupo.
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4 pensieri su “Addio Toscana Felix

  1. che nostalgia dell’olio toscano!!!!! Quest’anno non ho potuto farlo e mi mancherà molto quando mi farò una fettunta ( credo anch’io che venga meglio senza apostrofo) magari con l’olio ligure, buono, ma comprato…triplo sigh

  2. Ti aspetto per una fettunta “senza ombrello”…, ma mica sarai a Genova, per caso. Domani ti chiamo: per l’olio si può rimediare, ci faremo un assaggio insiema. Un abbraccio cara Dede.

  3. Pierino ed il Lupo secondo Franco Berardi Bifo:

    La farsa la tragedia l’insolvenza

    pubblicato su FB da Franco Berardi il giorno domenica 13 novembre 2011 alle ore 16.34.

    In piazza del Quirinale la sera del 12 novembre una folla grida a perdifiato: “Galera galera.”

    E’ il popolo italiano, che vuoi farci. Feroce con i tiranni che paiono scivolare giù dal piedistallo, dopo averli adorati quando erano trionfanti.

    Ma questa volta il branco non è solo feroce, è anche stupido.

    Credono che Berlusconi esca di scena, ma la verità è che stiamo assistendo al capolavoro finale di Berlusconi, che lui lo sappia o no, che lui abbia o meno l’energia e l’intelligenza per portare fino alla conclusione la sua avventura anarco-autoritaria. Se il povero vecchio mammasantissima non reggesse all’emozione e al cardiopalma ci sarà qualcuno che prenderà il suo posto, più giovane e più freddo, per condurre in tragedia quella che finora a ieri è stata una farsa costosa e pericolosa. Ricapitoliamo i fatti, per dissipare la nebbia auto-consolatoria scalfariana.

    La Banca Centrale Europea ha mandato una lettera-diktat, anzi più d’una. Con l’arroganza del proprietario che esige obbedienza assoluta dai sudditi, chiede di rinunciare ai diritti sindacali, impone un rinvio dell’età pensionabile, esige la privatizzazione dei beni pubblici. Obbedienza assoluta all’indiscutibile forza dei numeri.

    Berlusconi ha ricevuto la lettera della Banca Centrale Europea e ne ha fatto il suo programma. Ma avendo altro cui pensare, si è presto reso conto di non aver la forza per applicarlo. Ha quindi passato la mano allo zelante Napolitano e agli storditi faccendieri del centrosinistra. Hanno convocato un consulente della Goldman Sachs, un ragioniere della classe finanziaria di nome Mario Monti e l’hanno fatto santo. Suo compito è applicare il programma di Berlusconi con ferocia bocconiana.

    Può darsi che il vanesio cavaliere non si renda conto ancora a pieno del suo trionfo, ma Bossi l’ha capito subito: Opposizione è bello. Ci rifacciamo la verginità e guidiamo il popolo contro la plutocrazia. E la voce della verità, l’innocente Scilipoti ha già cominciato ad attaccare la congiura giudeo-massonica. Scilipoti non usa queste parole difficili, ma il suo intervento alla Camera del 12 novembre è tutt’altro che stupido: mentre il governo Monti si affannerà a eseguire il programma che noi gli abbiamo lasciato in eredità, noi scateniamo la furia populista del nazionalismo antieuropeo. L’esercito di mafia, l’esercito razzista del nord, l’esercito dell’evasione fiscale e dell’abusivismo edilizio si preparano a dissotterrare l’ascia di guerra, che hanno seppellito negli ultimi quindici anni per la semplice ragione che avevano nelle mani le leve del governo.

    Mentre i probi esattori fiscali della Goldman Sachs taglieggiano e privatizzano la società italiana, Berlusconi e Bossi si ripresenteranno alla testa di un’armata populista antieuropea.

    E’ l’uovo del serpente, quello che stanno covando i probi consulenti della Goldman Sachs.

    Nel 1992 il padronato italiano usò la crisi finanziaria e il crollo della prima Repubblica come occasione per attaccare l’organizzazione operaia e per imporre un modello di rappresentanza politica maggioritaria che favorisse la governabilità, cioè riducesse la democrazia e accelerasse i processi di privatizzazione e razionalizzazione capitalista. Una banda di onesti cretini si impadronì della scena per un po’ (chi si ricorda più di Mario Segni?).

    Da quella fase di moralizzazione e razionalizzazione è venuto fuori Berlusconi.

    Bravi, ottimo risultato. Negli anni ’80 Veltroni aveva detto di lui che era un uomo di sinistra.

    Dopo la crisi del governo Berlusconi del 1994. quando era al governo e avrebbe dovuto colpire il monopolio di mafia della comunicazione, il centro-sinistra si accordò con lui per “non toccare le sue televisioni”, cioè per accettare con un accordo mafioso il regime di illegalità in cui Mediaset era nato e cresciuto (come rivela una successiva dichiarazione di Violante alla Camera).

    Adesso si parla di crisi della Seconda Repubblica: è l’occasione per distruggere quel che resta della democrazia e soprattutto per sottomettere compiutamente la società all’azione predatoria della finanza.

    Ci riusciranno?

    Io credo di no. L’effetto della devastazione e del cinismo della classe dominante è questo: hanno rimesso in moto una dinamica sociale che da oltre venti anni era stata congelata, paralizzata, disgregata, polverizzata. Il corpo collettivo della società ha ricominciato a muoversi.

    L’11 11 11 ha segnato l’inizio di un esorcismo di massa contro la depressione e contro l’isolamento: l’esistenza precaria si fa gioia frugale di corpi che si accarezzano, e si connette al lavoro cognitivo: studenti, ricercatori, insegnanti, tecnici, medici, ingegneri e poeti, fino ai programmatori del software proprietario e finanziario che presto inizieranno dall’interno il lavoro di sabotaggio.

    Le occupazioni nei prossimi mesi prolifereranno, diverranno luoghi di aggregazione di un precariato diffuso che ha bisogno di riconoscersi, organizzarsi, e iniziare il processo di appropriazione della ricchezza che ci è stata sottratta.

    Le occupazioni organizzeranno l’insolvenza che non è soltanto l’azione puntuale del non pagare il debito finanziario, ma è, più generalmente, il processo di disincagliamento della potenza sociale dal debito semiotico che si incorpora nelle tecnologie di controllo.

    Insolvenza significa rifiuto di subire e riconoscersi nella semiotizzazione finanziaria del mondo, significa sperimentazione di altre semiotiche, di altre forme di organizzazione del territorio, della produzione, della vita quotidiana.

    Insolvenza significa costruzione delle strutture della sopravvivenza (ristoranti popolari, case collettive, strutture di autoformazione) che ci permetteranno di sottrarci al debito materiale della miseria e al debito simbolico della solitudine, insomma ci permetteranno di cominciare a vivere.

    Qualcuno dirà che si tratta di azioni illegali, come il sergente Merola, bolognese, un tempo assessore all’Urbanistica del fascista Cofferati e attualmente sindaco. Di che legalità sta parlando? Forse quella della proprietà assenteista e speculativa che lascia migliaia di abitazioni vuote e centinaia di sale pubbliche inutilizzate, mentre la gente non ha posto in cui dormire, e non ha spazi in cui riunirsi studiare parlare e decidere. E’ una legge che gli insolventi non riconoscono.

    E l’insolvenza è destinata a dilagare.

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