Un Corleone pensiero

Non si legge Cuor di Leone e non ha niente a che fare con Riccardo. Nemmeno ha a che fare con le delicate Bocche di leone che fanno parte del “Terzo Paesaggio” di cui scrive Gilles Clément e che crescono vicino ai vecchi muri. È invece proprio il pensiero che si sviluppa (anzi si sviluppa poco) e si manifesta come ‘i pensieri di cosa nostra’. In questa Italia malandata, in cui persino i vecchietti stanno per scendere in piazza, in questo paese bisognoso di fatturare per campare – e possibilmente fatturare cose buone, così il cliente ritorna – c’è ancora della gente che non sa guardare oltre la punta del proprio pisello e spende energie in guerricciole anacronistiche che combatte solo nella propria testa, in preda a forsennato odio, nei confronti di “quello che la pensa diverso da me”. Guerre combattute nei confronti di giornalisti, rei di scrivere notizie e commentarle, o di avversari di corrente – nello stesso partito, perché i dissidenti (e i pensanti) danno sempre fastidio –; guerre nei confronti di chi ha avuto “quell’idea” – non importa quale, ma un’idea degna –, perché le idee ce le devono avere solo quelli che aderiscono al pensiero unico …
Di che cosa mi lamento mai!? Non mi lamento, solo guardo, sottolineo e segnalo. Che con questo tipo di pensieri si resta al palo e non si va da nessuna parte, mentre il mondo gira e compra fette di futuro, sotto i nostri nasi, occupati a tirare su, con aria sdegnata, perché al mondo c’è qualcuno che la pensa in modo diverso dal nostro e magari pensa bene. Proviamo a non essere d’accordo, e – allo stesso tempo – metterci a remare, per il ‘nostro’ futuro, senza perdere altro tempo.

16 pensieri su “Un Corleone pensiero

  1. …ehm Biasutti, non capisco se sei criptica o ti riferisci alle violenze di Roma…mah…Conoscendoti e pensando al titolo del blog penso tu sia criptica ed allora mi apro io, inopinatamente, dal Monferrato e dico che: se in questi luoghi della provincia italiana si cominciasse a mettere energia in positivo sulle cose da fare, da promuovere, ci si concentrasse sulle nostre potenzialità comuni, si valorizzasse l’intelligenza e le buone idee invece di sollazzarsi -spesso- sulle invidie, si facesse la “rete” delle eccellenze dimenticando la logica della chiusura becera…potremmo crescere tutti, essere più felici e persino corroborare le nostre difrese immunitarie!

    • Cara Silvietta, come sempre sagace e un passo più in là. Sì, hai colto il pensiero (e io ho sbagliato dimensioni della foto!); sprechiamo energie e non vogliamo uscire dal buco (nero) in cui ci siamo infrattati. E l’uso della prima persona plurale da parte mia è assolutamente speculativo (e politico). Perché accanto a tante persone intelligenti e sensibili, che si sforzano di guardare in modo ‘rinnovato’, ci sono ancora troppi buzzurri che si perdono (e ci fanno perdere) futuro, per mera miopia (quando va bene). La foto che hai mandato, stamattina, delle due deputate è un bell’esempio delle infiltrazioni negative nella società (a cominciare dalla politica!).

  2. …Biasuttina cara, ti riconosco e ti ho sempre riconosciuto una grande leadership sul tema del “fare” e meglio ancora del “fare bene”: sei una figlia dell’Italia migliore, quella che era piena di speranza nel boom economico ed anche di quelle eccellenze sulle quali ancora oggi la nostra reputazione vive.
    Conoscendoti -e molto stimandoti- dagli anni settanta meneghini, mi auguro che nel tuo territorio attuale sappiano ottimizzare la grande energia positiva che ti contraddistingue e la tua passione per le cause che meritano l’impegno dei talenti migliori.

    • cara Silvia, mica sarai in corsa per il mitico LDO!?
      Scherzavo. Però, insomma, mi pare che il danno dell’incultura sia grave e profondo. E lo dico da persona che non si considera “colta” (ho conosciuto e conosco ancora persone che lo sono davvero), ma da persona ‘in movimento’: per apprendere, per capire e, sì, anche per fare.
      Chi capisce che è urgente dare il meglio ci quello che ognuno di noi può dare?

  3. Mi prendono nu poco di brividi sentendo parlare di Corleone, anche se non si può ridurre quella cittadina a visione unica e solo generatrice di problemi.
    Però è anche vero che per tanti anni è stata, o forse lo è ancora l’epicentro delle grandi strategie italiche di affari, soldi, potere, decisioni…
    Siamo il paese più bello del mondo, ma dentro di noi sono stati inoculati batteri che ci portano a fare cose al limite in quel limbo che non si sa mai bene cosa sia, ma che una inginocchiata al confessionale spesso lava e sbianca per ripigliare più di prima come prima.

    • Caro, lascia che ti prendano brividi, perché quel ‘modo’ di pensare e di comportarsi è, come minimo, molto lontano dal concetto di solidarietà (contraramente a quello che sostengono i cosiddetti uomini d’onore); come minimo, ma produce altri effetti che in prospettiva possono inquinare un tessuto sociale. Pensare che “sei e pensi come me, altrimenti sei altro e con te non ci parlo (perché il tuo pensiero è scomodo e porta alla luce miei interessi intoccabili) e non voglio averci a che fare”, vuole dire non lasciar circolare le idee, mettere al riparo da critiche (e da una lecita concorrenza) solo alcuni interessi che devono rimanere nelle solite mani; vuole dire immobilizzare la società e accrescere il divario sociale, vuole dire insomma chiusura. Mentre invece intorno tutto si muove. Eppure questo ‘modo’ è più diffuso di quanto si possa presumere, è anche intorno a noi, magari inconsapevolmente. Che faccia parte del nostro dna?

  4. Dalle mie parti, artigiani di vario tipo devono pagare tot euro l’ora a persona (esentasse) per entrare a lavorare in certi ambienti, a entità che guarda caso sono sempre nel giro di certa cremeria che conta, che ha facilitazioni, corsie preferenziali ecc. ecc.
    Si sa, tutti zitti, forse perchè fa comodo o forse perchè è consuetudine agire così, di certo il sistema economico perde concorrenza e limpidezza, ma se il sistema è questo va bene. Almeno finchè regge, perchè poi quando ci sono i calcinacci di un frano del sistema, tutti diventano vittime.
    Non stavo parlando di sud, sia chiaro.

  5. …no Andrea, è una mentalità tutta italiana quella di cercare sempre gli appoggi, le entrature, la raccomandazione, l’affiliazione a gruppi di potere, che purtroppo rende sempre più simile il Piemonte alla Campania, la Lombardia alla Calabria ed anche la Toscana alla Sicilia…così si perde la speranza che si possano recuperare i gap che sempre più ci distanziano dai paesi civili dove vince il merito e perderemo gli ultimi treni della storia occidentale…

  6. Ci meritiamo questo e altro cara Silvia, ci piace fare le vittime e fare da zerbino al potentuccio di turno locale o nazionale…… chi non lo fa, chi non si china, ha una vita sicuramente più scogliosa, ma almeno un poca di dignità la conserva.
    La storia narravo sopra è in Toscana, dove vivo, tutti zitti, tutti pronti ad aspettare il corteccino di pane unto nell’olio lanciato nella calca…
    Non ci considera nessuno fuori da qui, mettiamocelo nel capo, siamo un bel paese di arte, storia, qualche buona bottiglia di vino quando non viene fatto in certi modi, ma poi siamo piuttosto ridicoli e barzellettieri, ondivaghi e falchi o colombe quando fa comodo in quel momento pronti un’altra volta a ricambiare vestaglia…
    Sto tanto bene fra i miei ulivi in questo angusto, nascosto buco di mondo..

  7. L’Italia no è solo quello di cui scrivete – Silvia e Andrea – è sopraffatta, certo, dalla pattumiera politica (che non si sa neppure se chiamare così) e dallo stato tetta da cui ciucciare, ma è anche altro, accidenti….

    • Un’idea del tasso di moralità generale (e nemmeno io sto parlando di sud) me la sto facendo; ti affido la seguente accoppiata.
      Tu sai che io faccio un certo prodotto; stamattina mi telefonano chiedendomi di acquistare il mio prodotto, però quelli che chiamano vogliono metterci su il loro marchio, inoltre vogliono anche scrivergli su che gli ingredienti sono i loro. Io obbietto che non è corretto (a dire il vero non è nemmeno lecito!); questi mi dicono “ma signora, chi mai fa le cose legalmente, oggi!”.
      Sempre a proposito dello stesso prodotto: il mio fornitore mi invia quanto ordinato, però non c’è la bolla accompagnatoria; telefono e glielo dico, mi risponde che forse si sono dimenticati, “però te la mandiamo per mail”. Non mi arriva e stamattina gliela sollecito; mi arriva – per mail – direttamente la fattura. Benissimo, la stampo e la metto nella cartelletta; però così per scrupolo le do un’occhiata. Una delle voci è stata raddoppiata, rispetto a quanto mi è stato consegnato; un’altra voce è stata ‘solo’ aumentata lievemente. Un errrore, che ho fatto osservare. A questo punto, con due mail distinte e con ‘ricevuta di ritorno’.
      Il tasso di moralità è davvero molto discutibile..

  8. Mi ci trovo male in questa melma, con in miei pochi pregi e i miei tantissimi difetti.
    Mettere in moto qualcosa implica passare per forza di cose in un imbuto di burocrazia e in un sistema fradico fatto di sotterfugi, non infilarsi nelle pieghe del sistema vuol dire soccombre e fare il giapponesino a difendere l’isola a vent’anni la fine della guerra.
    Cerco l’isola della Meglio gioventù o l’isola del passito di Pantelleria e mi ci nascondo, qui mi pare non sia più aria.

  9. Magra consolazione Silvana, magrissima consolazione.
    E gli effetti devastanti saranno visibili negli anni a venire quando le generazioni nate e cresciute in queste macerie culturali e legalitarie entreranno a pieno titolo nel dire la loro nella società che. non vorrei potesse diventare un tutti contro tutti per qualche dollaro in più…….. peggio di ora.

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