Il verde non è un’opinione

Guardo la campagna dopo il mio breve viaggio e metto a confronto il verde che ci regala l’autunno (insieme alle brevi piogge torrenziali che hanno devastato Liguria e Toscana) con i colori di una vigna in cui si leggono i segni di una diserbata violenta. Per fortuna sta crescendo l’attenzione verso questi modi grossolani di fare agricoltura. “Tu che ne sai”, mi par di sentire l’obiezione “che sei sempre stata cittadina?”.
Non è più tempo di polemiche, di contrapposizioni ‘politiche’, di discorsi da ambientalisti che corrono per farsi eleggere. Non è più quel tempo e io forse non so moltissimo (ma cerco di sapere di più), se non che c’è il sospetto (ma a me basta) che i diserbanti provochino gravi malattie; c’è invece la certezza che le siepi – i “bocages” , come si dice in francese – che separano un coltivo dall’altro, ospitando arbusti e alberelli e nidi e piccoli insetti e tane, sono delle riserve naturali preziose e delle difese da scrosci devastanti, dilavamenti e compagnia brutta.
Questo è solo un appunto frettoloso, un invito a coltivare la nostra anima verde (non il partito, l’anima!), un’esortazione ad essere più vicini alla terra e alle piante e di fare amicizia con un albero.

8 pensieri su “Il verde non è un’opinione

  1. Grillo: “Sono stato a Vernazza nelle Cinque Terre. Le strade erano bloccate e sono arrivato in barca grazie al passaggio di un amico. Dal mare non l’ho riconosciuta. La spiaggia è scomparsa e una nuova, fatta di fango e detriti, è nata improvvisamente. Le macchine, risucchiate fuori dai parcheggi, hanno attraversato le strade della cittadina. Impazzite, senza conducenti, guidate da una forza folle…. In molte case il fango ha superato il primo piano. La piazza principale non esiste più. E’ un lago di fanghiglia melmosa. Il tunnel della stazione ferroviaria è riempito completamente dalla terra delle colline. La gente è tutta per strada, per i vicoli, con pale, secchi e picconi a svuotare case, vicoli e e cantine dalla valanga che le ha ricoperte. Tre persone sono morte. Potevano essere molte di più. Poco più in là, a Monterosso, mi dicono che la situazione è ancora peggiore.” Amavo Vernazza, un paese tutto tutto di compagni, nel 1948 il PCI vi prese l’80% dei voti, il cuoco della mensa della federazione del Partito di Genova, Villa, era di Vernazza e mi portava del vino colore del miele …. è morto un paese, un compagno, un vecchio partigiano ….

    • Mi è sembrata significativa l’accoglienza riservata alle “autorità” da parte della popolazione alluvionata, se non sbaglio ad Aulla, comunque nei dintorni di Vernazza.
      Tra l’altro, a Vernazza – uno dei luoghi mito della mia gioventù – una volta non c’erano le auto…come fanno ad esserci ora?

  2. Quante alluvioni servono per difendere il territorio?

    di Fabio Marcelli- giurista e ambientalista- da Il Fatto Quotidiano

    Nell’epoca contemporanea non è più consentito addebitare alla fatalità, al destino cinico e baro o alla furia della divinità indispettita le calamità naturali, a meno di non voler imitare il buon Roberto Mattei, vicepresidente del Cnr che attribuì al risentimento divino il terremoto in Giappone.

    I disastri recentemente avvenuti in Toscana e Liguria portano in effetti per intero il marchio della responsabilità politica e a duplice titolo: in quanto risultato del cambiamento climatico che produce, fra l’altro, precipitazioni di intensità eccezionale, e in quanto risultato del dissesto del territorio italiano, colpito da una cementificazione indiscriminata e vittima dell’incuria dei vari governi che si sono succeduti, in particolare dalla Liberazione ad oggi.

    Il primo fattore è ovviamente di tipo globale, anche se il governo italiano ne è responsabile per la parte che gli compete. Sono passati oramai quasi vent’anni dalla Conferenza di Rio sull’ambiente e lo sviluppo (Unced), che approvò, oltre alla Dichiarazione di carattere generale e all’Agenda 21, documento programmatico estremamente articolato, una convenzione relativa proprio al clima, insieme a quella relativa alla diversità biologica e alla dichiarazione sulle foreste.

    Passi avanti significativi, tuttavia, non sono stati fatti. Continua incontrastata l’emissione di gas ad effetto sera, in buona parte per diretta responsabilità della principale potenza mondiale, gli Stati Uniti d’America, che rifiutano di firmare il Protocollo di Kyoto, anche ora con Obama, che pure qualche impegno al riguardo se l’era mi pare preso.

    Il secondo fattore è di ordine più squisitamente italico. Il nostro è un Paese con forti criticità geologiche, dove la cementificazione indiscriminata e l’abbandono dell’agricoltura e di altre forme di riassetto del territorio, hanno lasciato via libera al dissesto idrogeologico.

    Una politica criminale che l’attuale classe dirigente continua irresponsabilmente a promuovere mentre si annunciano nuovi condoni. Né si può dire che la responsabilità sia tutta e solo della destra. Gli amministratori del centrosinistra sono stati, infatti, più di una volta in prima fila nella svendita del territorio e nel saccheggio delle sue risorse a beneficio della speculazione immobiliare. In alcuni casi ci sono vere e proprie politiche bipartisan a sostegno di quest’ultima, come dimostrato da Paolo Berdini con riferimento a Roma, saccheggiata ieri da Veltroni e oggi da Alemanno.

    Ai tempi della Conferenza di Rio, avevo affermato, in un articolo che venne pubblicato da varie riviste, la necessità di fare affidamento sulla società civile e sulle sue mobilitazioni per dare una risposta veramente efficace alle acute e fondamentali problematiche ambientali.

    A quasi vent’anni di distanza i fatti mi danno ragione. Specie in Italia, a fronte di una classe politica di incapaci, incompetenti e in alcuni casi purtroppo anche di corrotti, solo la società civile, la cittadinanza organizzata può difendere il territorio, come dimostrato da recenti episodi piccoli e grandi, dalla Tav alle lotte contro i parcheggi interrati previsti a Roma, dove si abbattono gli alberi per fare spazio al cemento, a esclusivo beneficio della speculazione immobiliare dietro la quale ci sono spesso forze oscure.

    Occorre quindi dare vita a una rete di Comitati per la difesa del territorio, per dire basta alla cementificazione, alla speculazione immobiliare e al connubio affari-politica che la sostiene, con legami diretti e indiretti con il capitalismo finanziario, di cui la bolla immobiliare è come si è visto un aspetto foriero di guasti sociali ed ambientali, e con mafie di vario genere. Il patrimonio edilizio già esistente, che va riqualificato ed utilizzato in modo sociale è già più che sufficiente per tutti i bisogni validi ed effettivi.

    Di fronte a una classe politica che non è visibilmente all’altezza della situazione la parola passi ai cittadini organizzati. Altrimenti non ci resterà che organizzare qualche messa in compagnia del buon Mattei e magari fare una danza propiziatoria con tanto di sacrificio rituale. In attesa della prossima frana e del prossimo disastro…

  3. La sento nell’aria che respiro, in quello che mangio e che bevo, attraversa come una beffarda onda sonora la gente che vedo e con cui ho a che fare, riecheggia nei dolori nuovi non ancora indagati che ci opprimono ma che ci sfuggono e con cui comunichiamo con sempre minore difficoltà a non passare direttamente alle mani e alle armi, anche contro di sé, è una vocina sempre più insistente che sibila, “Moltiplicatevi e andatevene, andatevene tutti fuori dalle palle una volta per sempre”, e per “tutti fuori dalle palle” non credo intenda lo stesso significato metaforico che gli davamo noi fino all’altro ieri.

    Bene, da ieri voi umani siete ufficialmente sette miliardi. Se si tiene conto che non potete non condividere le percentuali della composizione delle sogliole, 60% di acqua, 30% di mercurio, 5% di coloranti e 5% di cocaina, non siete un toccasana nemmeno come concime in divenire.

    Il sistema terracqueo, che ha di sé una coscienza di gran lunga più sviluppata della vostra, si è da decenni predisposto a darci battaglia – sì, me compreso, perché non tiene in alcun conto la mia ecologica e spermatica differenza – per difendere almeno se stesso e promuovere, indirettamente, l’egemonia finale dei topi sugli umani, e ora sta per sferrare il colpo di grazia: una volta era necessario un intero uccello del malaugurio per prevedere catastrofi, pestilenze, guerre, cannibalismo, pulizie etniche, modificazione irreversibile del genoma umano e conseguenti malattie ereditarie presto mortali su aree sempre più vaste della Terra, adesso basta una sola penna appena appena sensata.

    Aldo Busi

  4. Sì, effettivamente anche uno non particolarmente attento ora è obbligato ad accorgersi degli innumerevoli casini combinati dalla parte più avida e cieca e menefreghista del genere umano.

  5. Biechi ambientalisti, i terremoti, le alluvioni ecc. ecc sono una risorsa del mercato e della libera concorrenza.
    Fare e disfare è tutto un lavorare e guadagnare, e non curando il territorio oltre a risparmiare, quando piove,capitano spesso delle belle commesse che non si possono rimandare.
    I morti non credo siano visti come lutti e perdite, ma lavoro per le pompe funebri che la mortalità sta diminuendo.
    E’ la finanza comanda e tiene in mano le briglie e se non le si rimette il morso e riconduce a mezzo e non fine succederanno grossi casini.

    • Ragionavo di questo stamattina con un tuo amico che mi citava opportunamente Italo Calvino e il suo libro “La speculazione edilizia”; questo a proposito della finanza che comanda. Entrambi evocavamo la stessa dinamica: credito quasi illimitato, poi crisi e stretta ad hoc, con gli speculatori che si incamerano le meglio cose (case, terre e intere zone: sta succedendo proprio così in Sardegna!!!), a prezzo di saldo.
      Le alluvioni invece sono solo frutto dell’ignoranza, principalmente di quelli che hanno amministrato senza tenere in conto che quell’entità che ora va di moda nominare – il territorio – va amministrato con il lavoro dell’uomo – homo faber, quello che usa le mani pensando a ciò che fa – e che lo sviluppo non vuole dire cementificazione ad libitum (e dove non si dovrebbe!).

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